Collinas STORIA LOCALE

Figure del passato: su Bandidori de forru

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“Su bandidori”, nel caso specifico “Su Bandidori de Forru”, e non ce ne voglia il grande Giovanni Battista Tuveri se, nella lingua madre, Collinas continua a essere indicato come “Forru”, era una figura tanto importante quanto caratteristica che aveva, quale compito principale, quello di divulgare le ordinanze del sindaco o le prescrizioni della compagnia barracellare. La sua attività comprendeva anche, dietro modico compenso, il compito di fare eventuali annunci commissionati da cittadini privati, per smarrimenti di animali, oggetti vari, ecc, o notizie di carattere commerciale su incarico degli esercenti locali o da parte di ambulanti di passaggio. Era considerato una sorta di libero professionista e, come tale, per ogni prestazione riceveva un modico compenso.

Generalmente l’incarico di banditore veniva conferito dal Comune, a persone che per lo stesso svolgevano altri incarichi, quali operai comuni, addetti al cimitero ecc. o, alternativamente, a cittadini in condizioni socialmente disagiate. Per le prestazioni commissionate dal Comune, veniva di volta in volta retribuito in misura prestabilita, mentre per quelle provenienti da privati si poteva giungere anche a una sorta di contrattazione preventiva, arrivando persino a una retribuzione in natura.

Tutte le mattine. Il Banditore si presentava al Municipio per ricevere gli eventuali incarichi, cosa non semplice poiché si trattava in genere di analfabeti, ai quali bisognava ripetere più volte il messaggio per consentire una perfetta memorizzazione. Qualche volta, l’acquisizione di più messaggi creava qualche leggero problema di sovrapposizione, specie in fase di trasmissione, problemi che il Banditore risolveva di volta in volta con opportune precisazioni in favore dei cittadini. Impressi a dovere i messaggi, munito dell’immancabile trombetta usata per richiamare l’attenzione dei cittadini, cominciava il suo giro quotidiano per le strade del paese, soffermandosi nei punti strategici fissi, predeterminati al fine di assicurare una migliore ricezione da parte della popolazione: “Sa Mitza”, “Santu Srebestianu”, “Caddoi”, “S’enn’è su Monti”, “Sa Scalitta”, ecc.

Tziu Valeriu (Valerio Podda)

A tal proposito un ruolo importante lo svolgeva il vento, riguardo alla sua mutevole direzione e intensità, che costringeva spesso il povero Banditore, con tanta pazienza, a ripetere più volte il messaggio in favore di quanti non l’avevano compreso. La maestria del Banditore, appunto, risiedeva nel modulare il tono della propria voce riguardo al vento, che richiedeva particolari “dotazioni di carattere pneumologico”, specie in conseguenza dell’affaticamento fisico prodotto degli onerosi spostamenti lungo le tortuose stradine del paese in selciato basaltico.

I primi bandi da enunciare erano quelli ordinati dal Comune che, dopo un triplice squillo di trombetta, iniziavano generalmente allo stesso modo: “Si ghettàda custu bandu, ordini de su Sindigu, …”; successivamente, intercalandoli con uno squillo di trombetta, gli annunci da parte di privati e quelli commerciali. Caratteristico anche il bando riguardante lo smarrimento di oggetti, che poneva alla base il necessario rispetto della privacy: << Si ghettàda custu bandu, un individu ha téntu perdimentu, sa crai dé su portoni, chi d’adi agattada bengiàda in poderi miu ca su mèri d’arrecumpensada>>. Ovviamente le Ordinanze comunali più importanti venivano ripetute anche all’imbrunire, ora in cui tutti i cittadini rientravano nelle proprie famiglie, dopo una giornata di lavoro.

Gli ultimi tre banditori storici a Collinas-Forru sono stati, nell’ordine “Tziu Valeriu Podda”, “Antonio Pili” e “Mario Collu”.

Tziu Valeriu, al secolo Valerio Podda, era un omone dalla carnagione scura, vistosamente affetto da una grave malattia alle labbra mai diagnosticata, ma da tutti indicata come “Su mali de is perdas” o “Su mali dé non mi tocchisi”: ovvero “Cancro”, per i giorni nostri! Spesso, per nascondere la conseguente tumefazione facciale, usava un foulard rosso a pois. Quando compieva il consueto giro quotidiano per le viuzze del paese, era in genere seguito da un nugolo di ragazzini, ciascuno dei quali sperava di dare una soffiatura alla trombetta professionale che teneva sul petto, appesa al collo con una cordicella di cuoio. Ciò costituiva persistente preoccupazione da parte dei genitori, terrorizzati per eventuali contagi, anche se Tziu Valerio, consapevole dell’eventuale pericolo, allontanava responsabilmente da se i ragazzini. Tuttavia, approfittando dei suoi momenti di disattenzione, qualcuno riusciva ad arrivare alla trombetta e, disobbedendo alle raccomandazioni dei genitori, appagava i propri desideri con uno squillo furtivo!

Oltre ai problemi alle labbra, che curava empiricamente con le erbe selvatiche secondo le antiche tradizioni locali, aveva anche un notevole deficit del visus, conseguenza di un suo precedente atto di coraggio compito nello spegnimento di un incendio nelle campagne del paese, menomazione che lo faceva spesso a barcollare nelle stradine poco illuminate del paese. Consapevole del proprio stato di salute, abbandonò spontaneamente l’incarico.

 

Antonio Pili

Gli subentrò, anche se non per un lungo periodo, Antonio Pili, giunto gli anni precedenti da Bugerru per esercitare la professione di panificatore per conto di Don Enrico Diana. Rispetto al suo predecessore, essendo molto più giovane e avendo già come occupazione principale quella di panettiere, svolgeva la funzione di Banditore abbastanza velocemente, percorrendo in lungo e in largo il paese in tempi assai limitati. Aveva una voce molto più squillante e quindi facilmente più comprensibile, nonostante l’accento non consueto rispetto all’idioma locale.

Ben presto, infatti, gli succedette Mario Collu, un simpaticissimo e bravissimo personaggio che Madre natura aveva penalizzato in modo abbastanza pesante. Molto piccolo di statura, presentava due evidenti gobbe, un’anteriore e una posteriore, con inevitabile deformazione della cassa toracica che ne condizionava pesantemente le funzioni vitali. A dispetto di tutto ciò, la natura lo aveva dotato di un elevato grado d’intelligenza che lo portava ad accettare tale menomazione senza complesso alcuno e a dialogare liberamente con chiunque. Non era del tutto analfabeta, avendo acquisito da grande le nozioni più elementari, ma la sua dotazione culturale non gli consentiva di leggere correttamente un eventuale messaggio. Anche a lui, infatti, si doveva leggere ripetutamente il messaggio da trasmettere, per poterlo memorizzare adeguatamente e quindi trasmetterlo integralmente senza errori. Peraltro, leggere un messaggio in lingua italiana per poi trasmetterlo in sardo, non sarebbe stata cosa agevole per chiunque. Per la sua menomazione fisica, per la sua condizione socialmente disagiata, ma soprattutto per la sua disponibilità e affabilità nei confronti di tutti, diventò ben presto dipendente comunale, anche se con incarichi comprensibilmente limitati, cui corrispondevano retribuzioni altrettanto contenute che, comunque, gli avrebbero consentito di attivare una posizione contributiva ai fini pensionistici, a garanzia della propria vecchiaia. Oltre alle mansioni di Banditore e, in certe occasioni, anche di messo, la sua disponibilità fu tale da consentirgli di svolgere saltuariamente anche compiti di mediatore nell’interesse dei produttori locali.

 

 

 

Come comprensibile, il suo primo periodo di attività si rivelò abbastanza oneroso per via della menomazione fisica che non gli permetteva di andare oltre un filino di voce, cosa che lo costringeva a ripetuti chiarimenti con le persone che mal avevano compreso il messaggio. Per fortuna, la tecnologia gli andò incontro, consentendogli di dotarsi di un megafono a batteria che gli permise di svolgere più agevolmente il proprio lavoro. Nulla riuscì mai a fare, invece, per alleviare gli onerosi spostamenti lungo le stradine del paese. Anche in questo caso, la tecnologia gli venne ancora una volta in aiuto, sotto forma di un impianto di amplificazione centralizzato che il comune realizzò a beneficio dell’intero paese. Raggiunta l’età della meritata pensione abbandonò l’incarico, por mantenendo ancora per qualche tempo quello di mediatore, a beneficio di quanti intendevano avvalersi delle sue competenti prestazioni.

Figure del passato che permangono nel ricordo di quanti hanno avuto modo di conoscerle e apprezzarle,  importante insegnamento anche per le nuove generazioni.

Francesco Diana



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