Serramanna STORIA LOCALE

Un tuffo nei ricordi: a ghettai a annadai a “Sa vasca”

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Qualche volta, un’immagine racconta più di mille parole. Per chiunque non abbia trascorso l’adolescenza a Serramanna, questa foto non  evoca nulla. Chi invece  ha passato le sue estati in paese, senza la possibilità di andare al mare, non vede semplicemente due ragazzi che si tuffano, ma fa (è proprio il caso di dirlo) un “tuffo” nei ricordi del suo passato. Quando arrivava l’ estate e la calura diventava opprimente, erano veramente poche le opzioni per i ragazzini nati negli anni sessanta e settanta: raggiungere il mare era ancora una fortuna per pochi e la piscina comunale era solo un sogno che alla fine  tale è rimasto. Ma il caldo torrido aguzzava comunque l’ingegno per cui, in campagna, sa vasca manna e sa vasca pitticca si animavano di giovani bagnanti.  Il “mare” dei ragazzini di Serramanna era “Sa vasca”.

In realtà, anche quando il caldo non era tantissimo, sa vasca diventava la meta ideale per i ragazzini che avevano poca voglia di passare cinque ore chiusi in un’aula scolastica. Gli adulti, preoccupati per l’incolumità dei figli, in quanto spesso capitavano incidenti anche gravi, proibivano loro di andare, ma raramente qualcuno ubbidiva al divieto. «“Non ci devi andare, è molto pericoloso! Se mi accorgo che ci vai ti picchio con il battipanni!”, mi diceva mia mamma, ma io non l’ascoltavo mai e andavo “a ghettai a annadai a sa vasca”.»  racconta un serramannese ormai cinquantenne che preferisce restare anonimo per paura che sua madre lo punisca ancora oggi… «Mi nascondevo un paio di mutande di scorta nella borsa di scuola ed uscivo di casa.. A piedi, arrivavo fino a scuola, nel caso le fosse venuto in mente di seguirmi. Al suono della campanella salivo nel portapacchi della “Graziella” del mio amico e andavamo in campagna. Eravamo tantissimi: credo che a Giugno ci fossero più alunni a sa vasca pitticca che a scuola. Sembrava la quarta fermata del Poetto! Quando rientravo a casa, mia madre sapeva già che avevo disubbidito… E se non lo sapeva le bastava guardarmi…e se non le bastava guardarmi mi annusava i capelli e lo capiva dall’odore. Allora manteneva la sua promessa: ricordo ancora quanto faceva male il battipanni! Nonostante ciò, “barrosu,” il giorno dopo andavo di nuovo…» Oggi, quelle vasche che per molti anni sono state lo stabilimento balneare dei giovanissimi serramannesi,  sono chiuse da grate e nessuno va più. I tempi sono cambiati e sicuramente fare il bagno al mare o in piscina è meglio e molto più igenico, ma quanta nostalgia in questi ricordi legati ad una singola immagine ingiallita…

Francesca Murgia



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