STORIA LOCALE

23 ottobre 1977: Villamar in piazza per rivendicare la rete fognaria

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di Simone Muscas

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Nel periodo di maggiore emergenza del coronavirus, che si spera diventi presto “ufficialmente” solo un brutto ricordo, a tanti è capitato di pensare alla bontà di alcune frasi proverbiali come quella che recita “l’unione fa la forza”. La ricerca di unità fra le persone in un periodo negativo intesa più che altro come strumento per uscire da un momento di crisi e presa di coscienza generale di una società forse un po’ troppo sbilanciata sull’individualismo e meno, rispetto al passato, al senso comune. Proprio in riferimento alla necessità di “fare squadra”, nei mesi scorsi sulla pagina Facebook “Sei di Villamar se” alcuni utenti, forse per rinverdirne il concetto, hanno postato alcune fotografie di una storica manifestazione popolare avvenuta nel paese che chi l’ha vissuta in prima persona ricorda con passione e orgoglio. Il racconto di quell’evento è possibile leggerlo in un libro del 1994 scritto dai due appassionati di storia locale, Albertina Piras e Antonio Sanna. Nel testo si apprende come a Villamar, nel gennaio del 1977, l’allora sindaco, Pier Sandro Scano, si trovò, subito dopo il giuramento a primo cittadino, alcune questioni spinose da affrontare: fra queste vi era il problema igienico sanitario nel paese e, in particolare, l’assenza di un sistema fognario. Si parla di poco più di 40 anni fa: nonostante l’uomo fosse riuscito a metter piede sulla Luna da poco meno di un decennio, ancora le case del paese avevano un sistema non al passo con i tempi dove lo scarico delle acque nere avveniva nelle fosse settiche o, per le abitazioni che fiancheggiano il riu Cani, nello stesso fiume. Non era infrequente, in quegli anni, vedere le acque di scarico scorrere lungo strade o cunette: decine di casi di epatite segnalati fra gli abitanti del paese erano da ricondurre, con molta probabilità, a quella precaria situazione igienico sanitaria.

L’allora amministrazione comunale, per far sentire la propria voce ai piani alti della politica isolana, mise in atto una protesta che avrebbe fatto storia: i rappresentanti occuparono il l’edificio comunale per tre giorni e il sindaco Scano, parallelamente, chiese che la popolazione mettese in atto una manifestazione popolare di protesta che si sarebbe dovuta tenere la domenica del 23 ottobre 1977. Il paese rispose in massa e unito più che mai. «Una fiumana di gente invase le strade del centro abitato» viene raccontato dai due autori villamaresi «Il corteo ebbe inizio alle quattro del pomeriggio e si andò avanti sino al tramonto. Cartelli di protesta, traffico delle auto chiuso, rabbia popolare, urla e cori di indignazione: un paese intero, unito sotto un’unica bandiera, che alzava la voce per gridare il proprio malcontento per una questione che stava diventando preoccupante».

Nello scorgere quelle foto d’epoca, oltre a un forte senso di appartenenza alla comunità, emerge una riflessione: eventi di quel tipo sembrano essere merce sempre più rara dei tempi nostri non solo nella comunità, ma un po’ dappertutto. Un paradosso per certi versi visto che attualmente Villamar insieme a tanti centri della Marmilla stanno vivendo un periodo interlocutorio per il dilagare di fenomeni preoccupanti (su tutti la bassa natalità e lo spopolamento) con le inevitabili conseguenze del ridimensionamento o chissà della perdita in futuro di tanti servizi, alcuni chissà essenziali. Quella manifestazione del ‘77, nel ricordarla oggi, rappresenta una bella fotografia del paese, non solo per il suo significato sociale che inorgoglì i partecipanti dell’epoca, ma anche perché diede molto presto dei risultati tangibili: infatti, già il giorno successivo alla protesta, l’allora prefetto in carica prese in esame “la questione villamarese” e, dopo appena due mesi, la Regione Sardegna finanziò, con una somma di duecento milioni di vecchie lire, il primo lotto della rete fognaria. Fu una conquista di non poco conto che permise a Villamar di mettersi alle spalle una questione scomoda e poco attuale con i tempi.

Un ricordo che, visto con attenzione oggi, porta con sé una grande virtù: se il passato ha insegnato che “l’unione fa la forza” chissà che non sia utile, proprio per guardare con più fiducia al futuro, ripartire da quel principio tanto caro e terribilmente vero.

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