RUBRICA. IL DIS(CORSIVO)

25 Aprile, la libertà è come l’aria

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Il 25 Aprile abbiamo festeggiato la Liberazione dal regime fascista e dall’occupazione nazista. Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione nazionale, che raccoglieva le forze della Resistenza antifascista, proclamò l’insurrezione generale nei territori ancora occupati dai nazifascisti. “Arrendersi o perire”, intimava Sandro Pertini contro gli occupanti. La Resa di Caserta del 29 aprile successivo formalizzerà poi la fine della Seconda Guerra Mondiale.

La libertà è come l’aria. Per questo l’Anniversario della Liberazione deve essere non soltanto celebrato ma anche compreso e declinato in tutte le circostanze della vita pubblica, politica e istituzionale del Paese; per non dimenticare il valore della libertà perduta, per rinnovare la gratitudine a chi ha combattuto per restituircela e perché i valori della Resistenza non vengano oggi disattesi. Il 25 Aprile non può essere derubricato a mera ricorrenza e il suo significato e ragion d’essere originali non vanno stemperati in una generica celebrazione.

I valori della Liberazione e del 25 Aprile sono scolpiti nella Costituzione, il fondamento della nostra democrazia e libertà. In questi tempi di sciatteria morale, politica e culturale, la vera sfida dell’Antifascismo è mantenere vivi quei valori. Non è una questione estetica; non si tratta di affermare l’importanza della Costituzione perché è bella. La nostra Costituzione va tutelata perché è giusta: i Padri Costituenti ponderarono minuziosamente ogni sua parola, conciliando posizioni politiche diverse e spesso distanti, e costruirono un insieme di norme completo e allo stesso tempo semplice con l’obiettivo di garantire i principi di libertà, democrazia e giustizia sociale che ispirarono la Resistenza antifascista.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. L’articolo 1 sottolinea la centralità del diritto al lavoro. In quella norma, però, i Padri Costituenti scelsero anche di riferirsi all’Italia anziché allo “Stato italiano”. Una differenza non da poco, dettata dalla volontà di richiamare il processo di unificazione nazionale e considerare la libertà riconquistata come un nuovo Risorgimento per il Paese. Da questo deriva anche l’indivisibilità dello Stato. E non è un caso che proprio “Stato” sia il termine usato negli articoli successivi per indicare gli organi centrali dell’apparato statale cui è riconosciuta personalità giuridica; mentre con “Repubblica” si definiscono tutte le istituzioni pubbliche incluse quelle locali.

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’Articolo 2 ha un altissimo valore politico e morale: l’aggettivo “inviolabile” accompagna i diritti fondamentali; “inderogabili” sono i doveri. I Padri Costituenti parlano di solidarietà, non di carità o pietà; fanno riferimento all’uomo, come essere umano, invece che al cittadino, e il richiamo ai diritti include anche quello di una vita dignitosa; tutte scelte non casuali.

In tempi come quelli attuali, segnati dalla rozza volgarità di certa classe politica, la lettura attenta della Costituzione può essere un segno di speranza per il futuro, uno strumento per rilanciare la possibilità di costruire un Paese più giusto, più equo e più sostenibile all’insegna della riaffermazione e della riscoperta più autentica dei valori di libertà, democrazia e giustizia sociale. (w. t.)

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