La Sardegna nel Cuore

“Lo stupore della notte” di Piergiorgio Pulixi, un noir alla scoperta della Milano notturna

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Quest’anno il Circolo Sociale Culturale Sardo (CSCS per gli amici) di Milano, con notevole sforzo, parola di Giovanni Cervo che lo presiede, si è inserito nel ciclo degli eventi di BookCity, la grande festa partecipata dei libri, dei lettori e dell’editoria, oltre 1300 che per quattro giorni invadono ogni angolo della città, ospitandone tre nella sede di piazza Santorre di Santarosa. Ad aprire il trittico, lo scrittore “noir” Piergiogio Pulixi (finalmente un posto dove pronunciano correttamente il mio cognome!) cagliaritano. A presentarlo è Roberto Casalini, già al “Corriere della Sera” e ora anche editore ( www.1000eunanotte.it) , anche lui nato a Cagliari ma sassarese d’adozione. “ Ha già avuto più premi di quanti anni abbia”, dice Casalini e non esagera neanche tanto, Pulixi è dell’ ’82 ma basta andare su “Wikipedia” perché, oltre alle sue pubblicazioni (numerose), compaiano dal 2012 (“Una brutta storia”, miglior noir dell’anno per i blog: Noir italiano e 50/50 Thriller) al 2018 (vincitore del Premio dei lettori allo “Scerbanenco” 2018) più di una ventina tra primi e secondi posti nonché menzioni speciali di giurie dei più importanti eventi che celebrano il genere noir, thriller. “È il più bravo degli italiani della “ditta Carlotto” e il suo “Alligatore” continua Casalini e qui, per i non addetti ai lavori, occorre aprire una parentesi sul comitato di scrittori, quasi tutti sardi, che si firma “Mama Sabot” (di cui anche Pulixi fa parte) che collabora con Massimo Carlotto, uno dei massimi del genere noir italiano (con Giancarlo De Cataldo e Massimo De Giovanni) nella scrittura di romanzi.
Non è un caso che Pulixi abbia il suo esordio nel 2008 con “Perdas de Fogu” (Ed. E/O) un bel romanzo d’inchiesta che alzava finalmente la corte di  nebbia che copriva le morti degli agnelli, e i casi di cancro che sempre più colpivano, colpiscono, i pastori che pascolano le greggi nella zona del salto di Quirra, poligono NATO, dove si sparano anche proiettili a uranio impoverito. Scrive Sara Dellabella in rivistaonline.com: “…Questo romanzo noir costruito da Carlotto con l’apporto di Mama Sabot…va a dipingere un quadro che è tutt’altro che letterario e di fantasia, essendo la Sardegna interessata da strane patologie proprio nelle prossimità delle basi militari presenti nell’isola. Nella realtà come  nel romanzo l’interesse è che la verità non venga a galla, nonostante le commissioni d’inchiesta parlamentare che da anni non giungono mai a risultati apprezzabili”. Il romanzo come un machiavello che scardina verità impronunziabili altrimenti, scrive Gianluigi Simonetti su “Robinson”, l’inserto letterario della domenica di “Repubblica” del 9 dicembre: “ …il noir italiano degli anni Zero comincia a frequentare stabilmente la denuncia civile e politica…Da vent’anni almeno a un noir di impianto più tradizionale (Camilleri, De Giovanni, Carofiglio, Malvaldi) vediamo affiancarsi uno politicamente impegnato, che ama rileggere storia e cronica italiane, come nei libri di Carlotto, De Cataldo, Bonini, Lattanzi…(pag.20). Pulixi è bravo con le “serie”: quattro libri pubblicati sull’ispettore superiore Biagio Mazzeo; due per la serie “ I Canti del Male” incentrati sulla figura del commissario Vito Strega: “Un Ulisse nel mare del male, prevedo un ciclo di 13 libri, il prossimo che penso uscirà tra due anni è ambientato in Sardegna”. Ma sperimenta anche formule di scrittura non tradizionali: il suo “ L’appuntamento” è un gioiellino psicologico che mette in scena due soli personaggi, ricco di messe in scena e suspence esplorando i vasti territori della perversione umana. Come non tradizionale è l’audiolibro “Lovers Hotel”insieme ancora a Massimo Carlotto, audioserie giunta alla quinta edizione. “Questo stupore della notte nasce come romanzo a sé,dice Casalini. E’ quasi totalmente ambientato a Milano. Straordinariamente ben descritta. Dopo averlo letto non vedrete più la città con gli stessi occhi di prima. E’ un clamoroso noir all’americana, da farci un film. Con un effetto paranoia garantito. Usa una tecnica per emozionare il lettore, dapprima facendolo sentire sicuro, in casa sua, in modo che abbassi la guardia,  poi l’effetto sorpresa risulta ancora più deflagrante. Siamo nell’inverno del 2018, nel post Expo, è lì che si innesca la tensione, la paura per l’insicurezza delle nostre periferie, che deleghiamo alle forze dell’ordine.”

“Sono oramai dieci anni che scrivo romanzi polizieschi, oramai conosco molti cronisti, poliziotti, giudici che mi aiutano a restituire un senso di realtà ai miei libri. Negli ultimi anni il rapporto che avevo con loro si è invertito, sono loro che mi contattano per raccontarmi le storie più incredibili. Lo “Stupore” nasce così: uno della sezione antiterrorismo che mi fa una domanda a cui non so rispondere: “Perché in Italia non abbiamo avuto, sin qui, attentati di matrice jihadista?”. Allora ero ancora a Londra ma mi sono voluto trasferire a Milano dove la realtà italiana è più forte che altrove e, come diceva Philip K. Dick, chi controlla la percezione della realtà controlla la realtà. La paura è un business a livello politico e industriale, vedi cosa accade a Perdas de Fogu ma anche a Domusnovas con la fabbrica delle bombe che vengono scaricate in Yemen. C’è da documentare la fase nascosta dell’investigazione. I poliziotti sono sovreccitati, dormono poco. Ho rispetto per tutti i personaggi, senza nessuna simpatia per i terroristi, ma mi sento in dovere di trovare anche le motivazioni del loro agire. Nutrivo pregiudizi verso Milano, poi me ne sono innamorato. Sta vivendo un momento magico, calamita per i sogni delle persone. Ancor più di Berlino e Londra, dopo la Brexit. La città è in assoluto fermento (come doveva essere New York per i nostri nonni) e si sente che viaggia verso un futuro ancora migliore. Ho girato la città a piedi, palmo a palmo. A volte da solo, a volte accompagnato, per trovare il “genius loci”: i quartieri Corvetto, via Padova, Calvairate. Un tour che più che esplorativo è stato emozionale. La Milano notturna è di una bellezza incredibile. E il titolo del libro viene dalla canzone che interpreta Mina: “Se telefonando”. Un gioiello di Ennio Morricone e parole di Maurizio Costanzo. Il mio si può quasi definire romanzo molto notturno, di una notte anche psicologica. La protagonista Rosaria Lopez ( sì, come la vittima del delitto del Circeo) ha anche una bella storia d’amore. Deve fare fronte alla minaccia jihadista che, dalle mie fonti di informazione, è di un alto grado a Milano. Daesh colpisce i simboli, e il capoluogo lombardo è una città apostata, poco religiosa. Ho studiato i casi di terrorismo che hanno avuto gli altri paesi europei. Il primo “file-rouge” dei terroristi è costituito dall’età, hanno in genere pochi anni, dai 16 ai 35, sono di seconda o terza generazione. Hanno contrasti col modello di vita dei genitori, che al più hanno un negozietto, e che loro considerano dei falliti. Vogliono soldi facili, sognano la “Ferrari”. Cresciuti nelle periferie delle grandi città, visti con sospetto dai poliziotti del quartiere, hanno piccoli precedenti penali. E sentono musica, rap islamico. Molti sono i mujahidin metropolitani che sono andati a combattere in Siria. Daesh è stato bravo: ha fatto video di propaganda che paiono film. Quindi in Europa vi è un grandissimo potenziale esercito. Vendicatore delle loro frustrazioni. In più tra loro girano molte droghe, anche sintetiche. Fondamentale è comunque l’utilizzo del rap, dell’hip-pop, dei social network, Facebook su tutti. Rosaria Lopez inizia la sua carriera in Calabria e poi è chiamata a vigilare sulla “grande Milano”, otto milioni di abitanti. Un territorio pieno di moschee legali e illegali. Fà sua la definizione di Groucho Marx: gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta. Ha dalla sua l’intuito femminile, il sesto senso, ha un carattere forte, duro, che nasconde fragilità. Ha dovuto rinunciare a molto nella sua vita, per un uomo sarebbe stato più semplice. Ho proprio voluto rovesciare lo schema maschiocentrico, tipico del noir. E comunque a Milano c’è il maggior numero di donne ai vertici delle sezioni investigative. La Lopez è una donna con dilemmi morali, dei chiaroscuri, una multitaskin. Nei nostri istituti di sicurezza ne stanno arrivando molte come lei. In Sardegna ho fatto più di cento presentazioni di questo libro. In una di queste, una persona che avevo già visto ma non riuscivo a bene inquadrare mi ha detto: ho letto il libro ma ci sono delle persone che non l’hanno preso bene. Specie gli americani e il capocentro della CIA a Milano. La prossima volta meno dettagli”. Il libro, edito da Rizzoli, consta di 360 pagine che si fanno girare più velocemente possibile, certo questa Lopez è una che quando torna a casa la sera accende le sue tre TV su tre canali diversi: CNN AlJazeera e “una delle poche reti siriane che riusciva ancora a trasmettere, che simpatizzava per le milizie curde dell’YPG. L’appartamento si animò di tre voci in tre lingue diverse… Era un’abilità quasi imprescindibile per una dirigente che aveva una media di cinque riunioni al giorno, cinquanta telefonate, una sessantina di mail e decine e decine di report da qualsivoglia apparato di intelligence italiano e no.” (pag. 78). La dovessi mai incontrare nella notte milanese, giuro che abbasso gli occhi e cambio marciapiede.

Sergio Portas

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