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Agricoltura e carcere: un progetto pilota per i detenuti di Is Arenas

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L’attività agricola nelle carceri offre l’opportunità di lavorare a contatto con l’ambiente, si presta alla tesi della “vita in comune” come strumento in grado di ristabilire l’ordine giuridico violato, l’esperienza inoltre  dimostra un generale beneficio per le persone detenute che lo svolgono. Se n’é parlato nella colonia penale di Is Arenas, alla presenza dell’assessore dell’Agricoltura Elisabetta Falchi, nel corso della giornata di studio conclusiva della Summer School sul tema “Pratiche agricole, pratiche sociale: costruire percorsi di agricoltura sociale”.

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«Vogliamo rafforzare – ha sottolineato Falchi- il concetto di agricoltura come produzione di beni comuni.  Il perno del rilancio della nostra agricoltura è la qualità dei prodotti, che si può ottenere solo se si opera in un territorio di qualità non solo da un punto di vista ambientale ma anche sociale e inclusivo. Quindi siamo soddisfatti di essere protagonisti di questo progetto pilota che, attraverso l’attività agricola, attiva nuove politiche di welfare”. Ha ribadito che “le colonie penali, hanno grandi potenzialità, non solo sotto il profilo agroalimentare, ma come concrete occasioni di reinserimento sociale e lavorativo». L’iniziativa, partita il 28 agosto a Cagliari e organizzata dalla Rete rurale nazionale in collaborazione col Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), il Ministero della Giustizia e l’agenzia regionale Laore, ha previsto un percorso formativo per lo sviluppo di progettualità di agricoltura sociale nei territori rurali e nelle comunità locali e ha toccato le colonie penali agricole di Is Arenas, Isili, Mamone.  L’esponente della Giunta ha poi aggiunto: «Riteniamo possibile che la costruzione di professionalità agricole in queste strutture diventi la regola e non più l’eccezione, grazie al miglioramento delle produzioni agroalimentari, anche attuando sinergie interne tra le strutture isolane per una produzione integrata, una maggiore collaborazione con le agenzie agricole regionali e trovando strade per la commercializzazione delle produzioni con il rilancio del marchio GaleGhiotto come garanzia dell’alta qualità alimentare e sociale».

Santina Ravì

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