Cultura Spettacoli

Al Massino di Cagliari Mario Incudine con lo spettacolo “Mimì” apre la rassegna Cedac

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di Marcello Atzeni
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Capita che si debba iniziare dalla fine. Mario Incudine chiude lo spettacolo “Mimì”, ieri al Massimo di Cagliari, rassegna Cedac, cantando ” La stagione dell’amore”, una delle tantissime, meravigliose canzoni di Franco Battiato, peraltro suo conterraneo. Ma ora si torni all’inizio. Ci eravamo lasciati oltre un anno fa, no, non io e il bravissimo Mario Incudine. C’eravamo lasciati noi e il teatro, non perché lo volessimo, ma perché c’era stato imposto in nome della pandemia. Nel 2020, su oltre 350mila biglietti staccati, un (1) positivo e per giunta asintomatico.

Il 18 maggio del 2021, finalmente si è riandati in scena e chiunque abbia un minimo d’intelligenza, avrà potuto constatare che a teatro non ci si ammala, visto che tutte le disposizioni vengono seguite per filo e per segno.  Ma lo spettacolo? “Mimì” da sud a sud sulle note di Domenico Modugno, di e con Mario Incudine che ha lavorato sui testi di Stefania Petix (ricordate la ragazza dall’impermeabile giallo e il bassotto tedesco? Sì, quella di “Striscia la notizia”.)  è la giusta celebrazione di un mito, nativo di  Polignano a mare, Puglia, al quale viene consigliato di fingersi siciliano.
La Puglia, allora, non era una regione che poteva lanciare canzoni nel resto del mondo. Ecco quindi che per salire, Mimì deve scendere: scende in Sicilia per arrivare il più in alto possibile. Incudine, sul palco assieme ad Antonio Vasta, Manfredi Tumminello, e Pino Ricosta, polistrumentisti di razza, ripercorre la carriera di Modugno, o meglio ne ripercorre gli inizi folk, con accezione altamente positiva e con autentici pezzi da avanspettacolo.
Non c’è tantissimo spazio per i testi, anche se il poco recitato è abbastanza per inquadrare un personaggio che poi diverrà ed è celeberrimo. Si apre con” Amara terra mia”, pezzo scritto da Enrica Bonaccorti, sì, la signora nota per aver, anni fa, esser stata una dei volti più noti della Rai, regala una canzone intrisa d’argilla, calcare, parole, musiche ed emozioni forti che sono un lamento piacevole. Un ossimoro artistico. ” La donna riccia”, ” Nel blu dipinto di blu”, ” Lu pesce spada” e altri brani, più o meno famosi, fanno parte di “Mimì”.

Mario Incudine, tutto sommato, è un nome, ingiustamente, ancora poco noto. Presenza scenica, bella voce, movimenti pimpanti, espressioni struggenti e lampi ironici. Ottanta minuti di spettacolo che rendono omaggio, come detto a Modugno, ma anche allo spettacolo, alla vita.

Il monologo finale di Incudine: “noi abbiamo bisogno di voi e voi avete bisogno di noi”. “Mimì” segna l’inizio del, proviamo a riprenderci tutto. Lo fa nel giorno in cui va via Franco Battiato, lo fa con Mimmo Modugno, che, era il lugubre periodo dello scelbismo, coi suoi testi intelligenti, irrideva l’oscurantismo. Fabrizio De Andrè, in “Nuvole barocche”, fa il verso a Modugno, sia con la voce che con qualche stoccata ben indirizzata.

Incudine, Modugno, Battiato, De André: modi abbastanza simili per parlare in musica di ciò che non va e che dovrebbe andare infinitamente meglio.

E in questi tempi di assai gesti ben poco cortesi degli israeliani nei confronti dei palestinesi, non sarebbe stato male poter parlare con Moni Ovadia , che firma la regia assieme a Giuseppe Cutino.

Ovadia, ebreo, ci avrebbe parlato di come si possa vivere felici, in coabitazione, senza mettere il piede sul collo al vicino di casa.

Sì, ci sarà un modo dove poter essere sereni: lontani dai conflitti e uniti nella ricostruzione dei rapporti umani.

Dove anche un semplice abbraccio, non rubato, sarà nuovamente visto come un gesto d’affetto e non un potenziale attentato.

Riprendiamoci tutto, ne abbiamo bisogno, ce lo meritiamo. Iniziamo di nuovo a ridere e a divertirci. Ripartiamo da Mimì Incudine, in scena sino a sabato al Massimo di Cagliari.

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