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Albino Ariu: sessant’anni di attività nel mondo dei motori

Albino Ariu
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Il paese di Guspini da sempre si è fatto apprezzare per la bravura dei suoi artigiani in tutta l’isola. Raccontano gli anziani che in passato, nell’abitato del centro minerario, abbondassero le botteghe artigiane. Eccellenti fabbri, birrociai, maniscalchi, ciabattini, scalpellini e tanto altro ancora.  La storia di Albino Ariu, artigiano prima e commerciante dopo, nasce e si sviluppa in perfetta sintonia con quanto affermato all’inizio del nostro racconto.

Nel 1925, a tre dipendenti delle miniera di Montevecchio, esperti meccanici, venne richiesto di trasferirsi con le rispettive famiglie a Villagrande Strisaili per montare gli impianti elettrici e meccanici della cabina elettrica del bacino del Flumendosa. Giuseppe Ariu, padre di Albino,  con la moglie Peppina Usai, Piero Ariu, fratello di Giuseppe e Cesare Arena, cognato di Giuseppe avendo sposato Doloretta Usai, sorella di Peppina, con i loro bagagli partirono per il paese degli ultracentenari. I tre, esperti meccanici, non tardarono a far emergere le loro doti umane e professionali.  Si racconta che ancora oggi i tre guspinesi vengano ricordati per la loro bravura e disponibilità. Durante questa permanenza a Villagrande, il primo marzo del 1928 nacque Albino. Una famiglia di comunisti convinti e tenaci tanto che Peppina Usai nel 1946, alle prime elezioni amministrative del dopoguerra, risultò la più votata diventando la prima donna ad essere eletta  nel consiglio comunale di Guspini  guidato dal sindaco Eugenio Saba.

Nel 1937, terminati i lavori, la compagnia rientra a Guspini e il giovane Albino completò le scuole dell’obbligo. Nel tempo libero, la passione per la meccanica lo portò da subito a frequentare assiduamente l’officina paterna ove dava concretezza alle proprie idee. Come quando riuscì a costruire un attrezzo per fare i chiodini che usavano i calzolai ai quali li barattava in cambio di generi alimentari che portava in famiglia. “La necessità aguzza l’ingegno” e il nostro piccolo artigiano, mantenendo fede al proverbio, realizzò un forno per fondere l’alluminio e con l’argilla preparò gli stampi con i quali riusciva a creare gli utensili da cucina.

«La materia prima la recuperavo dagli aerei in demolizione, nel campo d’aviazione “de Sa Zeppara” gestito dai militari tedeschi. Riuscì a racimolare un po’ di soldi che mi servirono per poter frequentare la scuola di meccanica in via Baccaredda a Cagliari. Il corso durò 30 mesi al termine del quale mi venne rilasciato l’attestato  di “meccanico specializzato” e la patente di conduttore di automezzi per movimento terra e mezzi agricoli. Forte di questo attestato, venni assunto nella più grande e attrezzata officina della Sardegna, la Remosa di Cagliari dei fratelli Mambrini dove si eseguivano tutti i lavori di meccanica generale su tutti i mezzi circolanti. Dopo 3 anni circa alla Remosa, venni assunto nell’officina della miniera di Montevecchio dove lavorai per alcuni anni nel corso dei quali conobbi Giovanni Sanna un operaio di Gonnosfanadiga con il quale strinsi un ottimo rapporto d’amicizia grazie al quale conobbi la  giovanissima figlia che il 27 febbraio del 1954 sposai».

L’esperienza a Montevecchio cessò a causa dello sciopero del 1949. «Decisi che era arrivato il momento di mettermi in proprio», aggiunge Albino Ariu, «Mi sentivo pronto per affrontare la grande avventura anche se le disponibilità finanziarie erano quasi inesistenti. Aprii la mia officina di autoriparazione a Gonnosfanadiga, nei locali messi a disposizione da un carissimo amico che non è più fra noi, Francesco Concas, che mi ha aiutato a realizzare il grande sogno  e al quale resterò grato per tutta la vita».

Il lavoro aumentava giorno dopo giorno e con esso anche i dipendenti e la famiglia. Nel 1955 nacque Lucia, la prima figlia, nel 1959 Antonella, nel 1961 Marinella e Giuseppe nel 1967. «Ero molto soddisfatto anche perché nel nuovo locale che avevo costruito, realizzai la nuova officina e sovrastante l’appartamento. Il lavoro andava a gonfie vele e la Fiat ci diede la concessione per i lavori in garanzia e anche l’autorizzazione alla vendita.

“Il premio fedeltà” che ogni anno ci veniva assegnato era la prova evidente che stavamo facendo un ottimo lavoro». Nuove operazioni immobiliari si resero necessarie per l’acquisto di nuovi  locali per l’incremento del lavoro di officina e del commercio delle auto.  «Intanto mio figlio Giuseppe,terminati gli studi, iniziò a collaborare nell’azienda di famiglia», aggiunge  Albino Ariu, »Nel 1980 acquistai nella zona artigianale tre lotti di terreno dove realizzai 1200 metri quadri di coperto dove concentrare tutte le attività. Nel 1985 mi venne riconosciuto dalla Camera di Commercio Industria e Artigianato di Cagliari il diploma di medaglia d’oro  “per la fedeltà al lavoro e al progresso economico”  traguardi che non mi sarei mai aspettato di poter raggiungere. Gli affari andavano bene, tutto procede per il meglio fino al 21 novembre del 1997, giorno in cui la mia dolce e adorata consorte venne a mancare. Il pilastro portante della nostra famiglia crollò e nella nostra casa scese la tristezza . Tutto il lavoro fatto, i risultati, i successi, il benessere conquistato passò in secondo piano.  La vita va avanti ma nulla è più come prima».

Dopo 60 anni di duro lavoro merita di riposarsi?  Come passa il tempo ? «Posso assicurare che non mi annoio. Leggo moltissimo, mi tengo informato. Da circa 6 anni, raccolgo notizie e foto sui centenari della Sardegna, ne ho registrato esattamente 540 perché non dimentichiamo che sono nato a Villagrande Strisaili, paese di longevi. Mi appassiona inoltre la raccolta di foto di auto storiche e la storia dell’automobile». «Prima di concludere questo racconto della mia vita», sottolinea Albino Ariu, «vorrei precisare che tutto ciò che è stato realizzato nell’azienda di famiglia, è stato fatto grazie ai finanziamenti delle banche, all’avallo da parte di mio padre per il primo finanziamento ricevuto dal Banco di Napoli,  all’aiuto iniziale di Francesco Concas, ai grandi sacrifici fatti e con i buoni consigli e l’aiuto morale di una donna speciale che era la mia compianta moglie che mi ha sempre sostenuto anche nei momenti più difficili».

Maurizio Onidi

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