Musica

Alessandro Artudi e il suo debutto spaziale con Luna III    

Alessandro Artudi
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di Giacomo Pitzalis
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“Dove è un lusso la fortuna, c’è bisogno della Luna.”     
Era l’estate del 1979 quando Loredana Bertè spopolava in radio e nelle TV con … E la Luna bussò. Ma il satellite è da sempre Musa ispiratrice per musicisti e cantanti, basti pensare ai Pink Floyd con The dark side of the moon o Moonlight shadows di Mike Oldfield e così via, sino a poter riempire il silenzio della Via Lattea per anni luce. Proprio questa atavica magia creazionista ha colpito il ventisettenne cagliaritano Alessandro Artudi, musicista e compositore al debutto con il disco Luna III, la cui edizione è stata curata dalla label Systemconversion che ne ha seguito la distribuzione online su piattaforme come Spotify, Youtube Music e Deezer.
«Non c’è stato un vero e proprio colpo di fulmine tra me la musica, quanto più un progressivo, ma costante, innamoramento. Di certo sono stati fondamentali i dischi dei cantautori italiani, ascoltati sin da bambino grazie ai miei genitori. Più in là, a partire dell’adolescenza, ho iniziato le mie ricerche, avviandomi verso nuove sonorità.»
Un percorso che ha condotto Alessandro alla techno, catturato dalle sue sonorità ritmate e ossessive.
«Rimasi, e lo sono tuttora, affascinato dalla corrente techno e deep/ipnotica contemporanea, soprattutto dalla scena italiana, scoperta ad una festa in cui suonava il dj e produttore Claudio Prc. La techno gioca e trasmette concetti come la ripetizione ipnotica, riuscendo ad unire le persone in qualcosa di profondo.»
L’album si compone di 3 tracce, fra influenze cosmiche e campionamenti di documentari incentrati sulla corsa spaziale iniziata nel ’57, ammantando tutto il disco con una forte sonorità lo fi di fondo.
«Oltre ad essere la terza traccia – racconta Alessandro – ho scelto come titolo dell’album Luna III perché è il nome della sonda che fotografò la faccia nascosta della Luna.» Grotta calcarea, L’allunaggio e la title track, Luna III appunto, nascono da ricordi, sensazioni e intuizioni differenti, regalando al disco una caleidoscopicità ben marcata tra i brani, accomunati però da una firma sempre riconoscibile che le pone lungo il medesimo filo conduttore. Sonorità deep, talvolta lente e “a bassa gravità” certificano il debutto di Alessandro come una prova superata a pieni voti.
«Devo dire che la pandemia e il lockdown sono stati fondamentali nel permettermi di seguire con attenzione l’uscita del disco. Ora, però, sono già pronto a una nuova sfida, un lavoro nel quale proverò ad allontanarmi dalla techno
Non resta che aspettare il prossimo disco e intanto “farci volare sulla Luna”, come cantava Sinatra.

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