Economia & Lavoro

Alla riscoperta della ceramica sarda con Alessandro Carta

Alessandro Carta
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di Giacomo Pitzalis
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La Sardegna vanta una lunghissima storia quando si parla di lavorazione della ceramica. Se in un primo momento la produzione restò incentrata su manufatti legati alla vita di ogni giorno, nel corso del tempo si è fatta strada la componente più artistica, in grado di trasformare gli oggetti prodotti in opere uniche e apprezzate nel mondo.
Una tradizione che continua a vivere nei nostri centri, grazie anche alla volontà e alla passione dei giovani ragazzi, come Alessandro Carta. Guasilese, dopo le esperienze lavorative nel settore delle erbe officinali e dell’agricoltura biologica, ha incontrato questo mondo rimanendone folgorato.
«La mia passione è nata dopo un corso amatoriale realizzato dalla Pro Loco di Guasila. Fu in quell’occasione, durante la prima lezione, che capì che sarebbe diventato il mio lavoro».
Un cammino lungo, segnato dall’impegno, la voglia di mettersi in gioco e tanto studio, fra corsi istituiti dalla regione, qualifiche professionali e la continua ricerca della perfezione, tipica di ogni buon artista.
«Per arrivare a determinati livelli avevo bisogno di maggiori conoscenze tecniche e allora mi sono rivolto a un noto ceramista di Assemini, il maestro Deidda. Fu lui a darmi consigli utili e unici, tramandati di generazione in generazione».
Eppure, nonostante la perseveranza, sono molte le difficoltà incontrate nel riuscire a rendere questo amore una vera e propria occupazione, a causa delle situazioni di mercato critiche e fin troppo ostiche.
«Una delle difficoltà maggiori è quella dell’inserimento lavorativo. Non “avere un nome” e doversi affermare in un mare dove pochi artigiani di grido polarizzano il settore non è assolutamente semplice. Un altro problema è dato dalla necessità costante di innovarsi, in modo da plasmare prodotti che si differenzino da quelli già presenti. Perché un conto è prendere ispirazione, ma ben altra roba è ricopiare bypassando gli anni di studio e il sudore altrui».
Aldilà di questi ostacoli, comunque, Alessandro non demorde e prosegue nella sua personale attività di ceramista, unendo elementi tradizionali dell’isola al suo gusto personale, come nella riproduzione di figure femminili in abito tradizionale sardo o delle pavoncelle, forse l’animale più rappresentato e rappresentativo della Sardegna.
«Le mie creazioni sono molto eterogenee tra di loro. Passo dalla realizzazione di articoli per la casa a complementi d’arredo, centrotavola e vuotatasche. Tra gli articoli di cui sono più orgoglioso ci sono di certo i piatti ornamentali di grandi dimensioni realizzati al tornio. Uno di questi, di 60 cm e completamente graffiato, mi ha addirittura permesso di vincere un premio internazionale per la qualità tecnica».

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