Cultura

Alla scoperta degli antichi “dìcius” di Guspini

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di Marino Melis

Si sono tenute nell’aula consiliare del comune di Guspini le premiazioni del concorso “Narat su dìciu”.  Promosso dalla Consulta per la valorizzazione della Lingua e della Cultura Sarda del comune di Guspini il concorso era rivolto agli alunni della scuola primaria, che dovevano andare alla ricerca dei vecchi modi di dire del nostro paese attraverso interviste a nonni, parenti e anziani depositari di saggezza e di un grande patrimonio orale. Il concorso era articolato in due fasi : nella prima i bambini dovevano riportare i dìcius trovati dando anche una piccola spiegazione del significato a volte nascosto del modo di dire. A questo primo step hanno partecipato 14 classi di tutti i plessi scolastici di Guspini coinvolgendo circa 300 bambini. Tutti i dìcius sono stati sottoposti al vaglio dei membri della Consulta per verificarne la piena adesione ai crismi del concorso, e in particolare che fossero con certezza riconducibili a Guspini attraverso citazioni di luoghi, persone, eventi o leggende tutte legate al nostro territorio. In tutto le varie classi hanno riscoperto 23 modi di dire per la maggior parte inediti.
Si è poi passati alla seconda fase, dove gli alunni dovevano elaborare un disegno riferito ad un particolare modo di dire lasciando libero sfogo alla fantasia e creatività dei bambini. Questa seconda fase ha prodotto 264 disegni  realizzati su cartoncino  con le diverse tecniche.
La valutazione finale  ha coinvolto tutti i membri della Consulta coadiuvati dall’Assessore alla cultura del comune di Guspini  Francesca Tuveri e dalla rappresentante della provincia del sud Sardegna dottoressa Alessia Etzi.Visto che tutti erano rispondenti ai requisiti del bando si è utilizzato come metodo per la valutazione finale dei dìcius un criterio meramente quantitativo, da cui è scaturita la graduatoria finale.
La classe che in assoluto ha trovato più dìcius è stata la 4 A del Satta coordinata dalle insegnanti Carletta Tuveri e Anna Bruna Meloni. Ben dodici i vecchi modo di dire riportati come “fàmini teniat sa famillia de Conca’e moru ca si fiat ghettada a su colletu de sa giaca de su babu ca teniat fragu ‘e ollu”, che con ironia sta ad indicare l’estrema povertà di una famiglia costretta dall’indigenza a nutrirsi di qualsiasi cosa. E ancora “ stancu fiat su cani de Frassetu ca s’acotzàt a s’enna po tzabai”, indicativo di un soprannominato noto per la sua indolenza che aveva un cane altrettanto pigro ed esausto. Anche “ses sempri in giru che su billetu de Boboi Zanda” è riferito ad un personaggio che negli anni 40/50 usava andare in giro con un pappagallo ammaestrato che dietro corresponsione di una moneta estraeva un bigliettino che conteneva oroscopi, previsioni o numeri da giocare al lotto. Il detto “arrìu arrìu che su molenti de tziu Arremundu Casu” si riferisce probabilmente ad una ondata di piena del fiume così impetuosa da trascinare via il povero asino, e lo si richiama quando qualcuno va via di malo modo. Identico significato ha “s’andàda de is molinus de Gonnus”. “Mobàdiu fiat Fanai ca si fiat papau una pabassa in seti mossius”,  è un detto che si riporta solitamente quando si parla di qualcuno malato ma non così gravemente quanto un certo Fanari. Allo stesso modo quando si vuole contraddire qualcuno che magnifica una certa cosa si usa dire “ eh mannu che s’arroca incuaddigàda”, ad indicare l’enorme roccione monolitico che si staglia sul pendio del monte Santa Margherita.
La classe seconda classificata è stata la 5 B del Satta della maestra  Angela Maria Manis che ha trovato otto dìcius.Tra gli altri “Beciu fiat tziu Battista Nuxis, ca bogàt farrixedda de genugus”,a ricordare la leggendaria vecchiaia di un guspinese; “ge no tenit sa sienda de Efis Coscia”, quando  si vuol prendere in giro qualcuno che si vanta delle sue proprietà. Efis Coscia era un esponente della famiglia Lampis che nella prima metà del ‘900 era una delle più in vista del paese. Il detto “acotzadì a su bancu de tziu Anselmu” viene ripetuto quando qualcuno tenta di appoggiarsi fisicamente ad un altro, e ci si rifà ad un famoso macellaio che aveva la sua attività in una zona centrale del paese molto trafficata. A persona storicamente vissuta nel 1600 è riferito il detto “cussu ge at fatu ke Malocu, a candu nudda a candu tropu”, e si rivolge solitamente quando qualcuno si accinge a compiere qualcosa al di là delle proprie forze e in modo avventato. Il dìciu” parrit Luisica Cicuredda”, è indicativo invece di persona sciatta e trascurata.
Al terzo posto ex aequo si sono classificate la 4 B del Satta dell’insegnante Angela Maria Manis  e la 1°A del Deledda della maestra Simona Ruggeri. La 4 B ha trovato cinque detti, tra cui  “fogu fut su chi iat biu Malfatti”, e si riferisce ad un tragico incendio che vide coinvolto un impiegato della miniera di Montevecchio che aveva nascosto nel tronco cavo di un albero il suo tesoretto. Altro tipico detto guspinese trovato è “si bireus in sa bocia” , luogo destinato dai guspinesi che qui si danno appuntamento per poi partire verso altre mete, ma un tempo ritrovo dei minatori che partivano o rientravano dalle vicine miniere.
Anche la 1 A del Deledda ha riportato cinque dicius, tra cui l’inedito “est mortu de famini comenti su cani de Frassetu, ca si fiat papau dexi matzus de arrega totu paris”, a voler sottolineare la morte di un poveraccio a causa degli stenti alimentari.
Il detto in assoluto più riportato dalla ricerca è risultato “Arcuentu fumosu, acua teneus nosu; nossi babu chi deus no bolit Arcuentu no proit. Ben 10 classi su 14 hanno trovato questo detto che trova spiegazione nel fatto che le maggiori perturbazioni arrivano dal mare e formando un capello di nuvole sulla cima del monte Arcuentu avvisano della pioggia imminente. Altri detti riportati più volte sono “una brulla ti fatzu, un ogu ti’ndi bogu”, riferito a qualche scherzo maldestro operato dagli amici arburesi, e totu pagat Pabedda”, celebre bandito arburese che per il fatto di essersi dato alla macchia veniva accusato di tutte le malefatte che si commettevano nel territorio.
Si è poi passati a visionare gli elaborati grafici, e qui la scelta si è rivelata ben più ardua, perché  i bambini hanno messo in campo tutto il loro entusiasmo, l’infinita fantasia, l’originalità, condite da una arguzia e senso dell’ironia da far invidia ai migliori vignettisti. I piccoli alunni hanno interpretato i vecchi proverbi col loro vero o presunto significato arricchendoli di personalissime varianti e dialoghi originali e a volte surreali.
È stato giudicato il miglior disegno quello realizzato da Sophia Ortu della classe 4 B del plesso Dessì che ha descritto il detto “Arcuentu fumosu acua teneus nosu; nossi babu chi Deus no bolit Arcuentu no proit.
Al secondo posto si è classificata Carola Pusceddu della 4 A Satta che ha interpretato graficamente il detto “stancu fiat su cani de Frassettu ca s’acotzat a s’enna po tzabai; al terzo posto a pari merito Matilde Mele 4 A Satta con due disegni, uno riferito anch’esso a “ su cani de Frassetu “, e l’altro al detto “ s’andada de is molinus de Gonnus”, e ancora Carola Pusceddu ha raffigurato “ eh mannu che s’arroca incuaddigada.
I premi consistevano in una fornitura di materiale didattico per ciò che concerne la ricerca dei Dìcius, e in una pergamena col nome degli autori dei disegni.
Sarebbe intenzione della Consulta allestire una mostra con tutti i disegni realizzati dagli alunni, per dar modo anche a genitori e parenti di poter ammirare i lavori dei bambini.
Grazie poi al sostegno economico della provincia sud Sardegna e all’interessamento della dottoressa Alessia Etzi, è già in fase di realizzazione il progetto grafico elaborato da Elio Gola dell’ufficio cultura del comune di Guspini per riportare su segnalibro oltre ai cinque disegni vincitori anche altri cinque scelti dalla Consulta. Complessivamente verranno stampati 10.000 segnalibro che poi verranno distribuiti gratuitamente a tutti i guspinesi, che così potranno ammirare la fantasia e l’arguzia dei piccoli alunni.

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