Il Personaggio

Anna Pisano: “Sento il bisogno di dipingere i paesaggi dell’isola come se ci fosse qualcosa ancora da scoprire”

Anna Pisano
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Testimonianza raccolta da Fulvio Tocco
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Sono nata Guspini nel 1948, negli anni in cui si parlava ancora delle attività della miniera di Montevecchio. Mio padre, prima autista dell’Arst e dal 1941 autista della miniera di Montevecchio mi ha fatto respirare l’aria del mondo minerario sin da piccola. Quando ci ha lasciato aveva compiuto 92 anni. La perdita di un genitore, anche se ha vissuto così a lungo, è uno degli eventi più dolorosi che accadono durante la nostra esistenza. Solo dopo diversi anni dalla sua morte ho iniziato a metabolizzare la perdita di mio padre, il dolore lentamente si assorbe e ci rendiamo conto che la vita prosegue anche senza chi non c’è più.

PREAMBOLO 

Osservando la pittura di mio fratello Tullio sognavo di dipingere i paesaggi della costa verde. Sognare quei paesaggi riprodotti a modo mio mi dava quella voglia di vivere per avvicinarmi artisticamente alla pittura. Alla pittura pratica ci sono arrivata nell’anno 1981 dopo aver acquistato un quadro di professor Lubrano che insegnava al liceo artistico di Cagliari. Oggi potrei dipingere paesaggi di ogni parte della Sardegna. Ma quando dipingo “Portu Maga”, i siti minerari di “Montevecchio”, “Piscinas”, “Arcuentu”, “Buggerru”, “Masua”, la memoria mi porta indietro negli anni. Sento il bisogno, sì il bisogno, di dipingere i paesaggi dell’isola come se ci fosse qualcosa ancora da scoprire, che non si vede nell’immediato, ma che in qualche modo nei miei quadri vorrei far emergere.

LA MIA PRIMA ESPERIENZA LAVORATIVA

La mia prima esperienza lavorativa l’ho compiuta non in un ambiente minerario ma in quello agro – pastorale; un’altra attività primaria assai sviluppata nell’agro di Guspini. All’epoca i comparti zootecnici, bovino, ovino e caprino, erano tra i più importanti del Sud Sardegna. Ho lavorato all’Unione Contadini e Pastori (1971), la sede era a Cagliari nel Largo Carlo Felice n.18. Ci son rimasta 5 anni; sono stati anni molto significativi nella mia formazione giovanile: era il periodo in cui si parlava continuamente della Riforma Agro Pastorale della Sardegna. Tra i dirigenti ricordo ancora la presenza dell’Onorevole Giovanni Lay di Cagliari, dell’Onorevole Giovanni Battista Melis di Serramanna. L’organizzazione sarda aderiva nazionalmente all’Alleanza Contadini. Da quel momento la sede isolana era conosciuta con la denominazione: Alleanza dei Contadini e Pastori. Ho avuto la fortuna di lavorare con personaggi assai impegnati sul fronte della politica agraria sarda. Ricordo ancora la presenza attiva di Antonio Tinti di Monserrato e di Franco Lecis di Samassi. Successivamente un mio paesano, Attilio Poddighe, divenne segretario regionale di quella organizzazione. Era un bel periodo: si percepiva la gran voglia di fare delle persone impegnate a sostegno dei contadini e dei pastori. Ricordo anche della tua presenza nell’organizzazione provinciale. Quando hai iniziato a lavorare eri molto giovane e, come succede agli esordi, anche inesperto. Poi, nell’arco di alcuni mesi, ricordo che già affiancavi Fulvio Sanna, il presidente provinciale, nelle riunioni dei pastori, degli affittuari e dei coloni. Era il periodo in cui si facevano le battaglie per concedere “la terra a chi la lavora”. Devo dire con gli occhi di oggi che mi sarebbe piaciuto completare la mia esperienza lavorativa per capire meglio quel mondo di lavoratori autonomi. Poi le evenienze della vita mi hanno portato in altre direzioni, ma devo dirti che quella breve esperienza è stata utilissima per la mia formazione culturale.

DA PITTRICE

Ho sempre avuto il desiderio di diventare paesaggista. Quando mio fratello Tullio (1943) dipingeva i suoi quadri scattava qualcosa nel mio animo che mi suggeriva di provarci. Per un motivo o per un altro però non avevo mai preso un pennello in mano. Tutto parte dall’acquisto di un quadro di professor Lubrano, da parte di mio marito Efisio. Lubrano era un pittore già affermato che insegnava al Liceo Artistico di Cagliari. Spesso esponeva nella galleria del Largo Carlo Felice. Osservai il quadro e commentai: non ci vorrà molto a farlo. Efisio mi guardò e mi disse: sapresti dipingerlo? In quell’istante mi son tornati in mente i ricordi d’infanzia quando vedevo all’opera mio fratello Tullio. Rientrati a casa, mio marito comprò l’occorrente per fare il primo quadro e così ha avuto inizio il mio percorso artistico. Il primo quadro portato a temine rappresentava una marina con le onde che andavano a sbattere sulle rocce. Rocce che diventavano scure per l’effetto bagnato. La mia strada è stata spianata e incoraggiata dalla mia insegnante di pittura Edda Meloni, lei mi diceva che facevo un buon uso dei colori. Le sue parole mi sono state utili per andare avanti; mai avrei immaginato di realizzare un numero altissimo di quadri, così come non avrei mai sognato di trovare un consenso così ampio per le mie pitture marine. Ora fanno parte di un percorso fondamentale della mia vita artistica. Di alcuni quadri che ho realizzato non mi priverò mai!

IL MIO AMORE PER IL PAESAGGIO

Leggere il paesaggio in tutte le sue sfaccettature per capire cosa carpirne e cosa estrapolarne per i miei quadri mi ha sempre affascinato. Così è nato il mio amore per il paesaggio che cerco d’immortalare nelle mie tele.

IL MARE MOSSO ANIMA LA MIA FANTASIA

Dipingere il mare mosso della Costa Verde con l’onda che si rivolta mi emoziona; nello stesso tempo mi crea un’energia interna che a parole quasi quasi non riesco a descrivere. Col pennello mi viene il desiderio d’intrappolarle prima che tocchino il cielo. Si tratta di una pittura che mi riporta a quando osservavo quel mare sin dalla mia adolescenza in compagnia dei miei genitori. Dipingere il mare calmo e azzurro della Costa Verde non mi affascina. Il mare calmo per me non è rilassante, chissà perché? Lo preferisco vivo e ricco di energia. Della stessa energia che è necessaria per dipingerlo in movimento, vivo, col moto delle sue onde!

LA MIA TECNICA PERSONALE

Per dare alle onde l’effetto di morbidezza basta osservarle: la natura è maestra nel creare particolari colorazioni quando l’onda si infrange su una spiaggia o su uno scoglio. Per questo cerco di coglierne l’attimo! Dipingere mi consente di sentirmi libera di scegliere la natura dei luoghi da idealizzare. Spesso prediligo i paesaggi marini. Ma i paesaggi della Sardegna, dalla Costa Verde ad Alghero e Stintino; da Capoterra a Gavoi; Da Castiadas a Orosei, sono la mia passione. Si sa, pittura e natura sono tra loro connesse, in un unico elemento che porta alla realizzazione del quadro finale. Dipingere non significa soltanto farlo per professione, non significa affatto essere artisti conosciutissimi, ma anzi abbraccia una graduatoria più ampia in cui trovano spazio la passione, il divertimento, la tecnica per rilassarsi. Dipingere è, quindi, un mezzo per ascoltarsi. Non mi crederai, ma mentre dipingo riesco a immedesimarmi sul paesaggio che ho sotto osservazione, intravedo la luce, la tonalità dei colori, i contorni e tutto diventa parte sostanziale delle mie creature che mi piace mettere subito in bella mostra.

UNA BELLA SODDISFAZIONE

Così come in molti ambiti della vita, anche nell’arte non è stato sempre semplice per le donne trovare lo spazio che meritavano. Eppure, senza trascurare la famiglia, son riuscita a portare avanti questo impegno artistico. Impegno che mi ha anche dato l’opportunità di essere presente alle mostre di pittura di Decimomannu (in più occasioni), a Teulada, e a Capoterra: quando l’assessora Roberta Marcis chiamava assicuravo sempre la mia presenza. Ora quando qualcuno mi menziona personalmente mi sento gratificata per aver coltivato questa passione.

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