Peste & Corna Rubrica

Anno bisesto sempre funesto

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di Edmunduburdu

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Pansé mia pansé tua, cantava, decenni fa, Renato Carosone, e ora, in tempi di coronavirus, potremmo aggiornarne il testo in pande-mia, pande-tua per alleggerirne il peso.
Ne usciremo vivi, magari non tutti tutti, poseremo qualche fiore sulle tombe di chi non ce l’ha fatta, o forse sulle loro ceneri, e cacceremo le paure dopo la sconfitta di un nemico forse non imprevedibile, dato che, siano pesti nere o bianche, ogni tanto vengono a farci visita.
Coronavirus microscopici come i loro simili, che lavorandoci con impegno gli specialisti sono riusciti a identificare e con le disposizioni dei governanti a bloccarne in qualche modo il dilagare.
Ma non di tutti, ci sono stati pure quelli, come per esempio i premier inglese e statunitense, che hanno coltivato superficialità e presunzione forse godendo per le pesti che hanno colpito gli altri Stati (prova che non tutti i cervelli sono in grado di capire), e poi, dinanzi all’evidenza, sono tornati sui loro passi sparando promesse di interventi con centinaia o migliaia di miliardi tanto per salvare almeno la faccia.
E pazienza se qualcuno è rimasto appestato, dato che l’arroganza non sempre paga. Quasi peggio di quegli altri che, perseverando nelle loro paranoie, continuano a farsi la guerra o a ordire attentati contro quanti professano idee o religioni diverse dalle proprie. Inutile riferirsi a Libia, Siria e molti altri luoghi.
Il coronavirus, o covid 19, aggredisce con estrema rapidità, come un gruppo di iene che si avventano affamate su una carogna in putrefazione o un branco di lupi che sbranano una vecchia pecora rimasta lontana dal suo gregge.
Il nuovo diluvio universale non manda pioggia ma peste e la sottovalutazione dei primi casi oltre  all’impossibilità di conoscerne prontamente la causa ne hanno favorito la diffusione.
Solo l’impegno dei medici specialisti, che hanno dato l’anima spesso incuranti della propria salute pur di aiutare gli altri, ha consentito di trovare qualche via di fuga, purtroppo non ancora completamente certa. E allora nessuno si arrende.
La Cina è stata la prima a essere colpita, dopo giorni o settimane, è toccato alla Corea del Sud, al Giappone, all’Italia e poi all’Europa intera e quindi all’America, in testa Stati Uniti e poi Brasile, e tutti gli altri continenti. Le previsioni sono nere in particolare per l’Africa e in particolare per l’India, dove la sanità non sempre ha i mezzi per reagire.
Non sappiamo se la diffusione del mostro è stata favorita dai vacanzieri, dagli uomini d’affari, dalle navi da crociera o dagli aerei, ma è certo che hanno contribuito un po’ tutti, come anime innocenti, e allora è chiaro, salvo per quanti si ritengono immuni da attacchi fisici e mentali, che la guerra si vince solo stando in isolamento dentro le proprie mura domestiche. Una garanzia che salva dal contagio, ma una galera se non puoi andare a bere un caffé al bar o, soprattutto, a lavorare per guadagnarti i soldi per il pane e la mozzarella.
Fabbriche, bar, servizi vari e officine chiusi, scuole a distanza e alunni e insegnanti con lezioni sui loro smartphone, banche e assicurazioni su appuntamento e poche auto in giro.
E fame di soldi che non arrivano se non si lavora.
Una passeggiata potrebbe liberarci dalle angosce, ma è meglio non farla anche se ora abbiamo un vantaggio di cui non si tiene conto: l’aria è tornata un po’ più pulita, cioè meno inquinata da fumi e residui tossici. Da che mondo è mondo l’umana specie ha lottato contro pesti e acciacchi ma anche stavolta non eravamo preparati e abbiamo faticato a sopperire alla mancanza di tamponi, mascherine, ventilatori e dispositivi di protezione vari, sistemi diagnostici non sempre rapidi e spesso inadeguate condizioni cliniche.
Anche gli organici della Sanità non sempre sono sufficienti, molti specialisti, disponibili a favore dei malati, hanno dato la loro vita, e nuovo personale, medici e infermieri, rispondono con prontezza immediata. Arriva in aiuto pure l’Esercito, il tutto mentre troppe attività chiudono i battenti facendo mancare gli abituali stipendi, cioè i necessari mezzi di sussistenza, e guardiamo all’Europa, ma metà di quella è colta da egoismi anziché collaborazione.
Ci si chiede se è il caso di inventare i virusbond o stampare in casa una nuova moneta ma la BCE e la Ursula von der Leyen aprono le porte.
Abbiamo vissuto tra corruzione, evasione, sprechi e lentezze varie, abbiamo più debiti che soldi e litighiamo su quanto distribuire a chi non ha un lavoro o piange miseria.
Pretendiamo tutti di aver ragione e qualche populista torna a strillare, ma l’Inps apre i cassetti e la Banca d’Italia propone tra le altre cose la riduzione di stipendi e bonus di troppi dirigenti (pubblici e privati) superpagati e le società di calcio sospendono ai giocatori le retribuzioni per il campionato fermo imitando le fabbriche chiuse a salvaguardia della salute pubblica.
Un cambio di rotta diventa necessaria, e molti volenterosi, privati e aziende, si danno da fare per produrre non più componenti meccaniche o abiti d’alta moda ma mascherine, tamponi o qualcosa che torni utile in questo frangente.
Forse con il buon senso e la collaborazione ci salveremo anche stavolta.

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