Elezioni Comunali Villacidro

Antonio Muscas candidato sindaco della lista Assemblea Permanente

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di Gian Luigi Pittau
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Antonio Muscas

 

Antonio Muscas, 52 anni, consigliere comunale uscente, è il candidato sindaco della lista civica ‘Assemblea permanente’.
È stato anche in passato consigliere comunale dai banchi dell’opposizione.

 

 

 

 

 

 

 

Cosa l’ha spinta a candidarsi come sindaco alla guida del paese?
«La mia candidatura è espressione della volontà del gruppo. Sono diverse figure idonee alla candidatura e la scelta è ricaduta su di me semplicemente per dare continuità al percorso in atto».

Come è composta la lista?
«Abbiamo 9 candidate donne e 7 uomini, a riprova dell’apporto fondamentale delle donne nel gruppo. La lista è eterogenea ma con un importante contributo del mondo agropastorale e la presenza di 3 imprenditori agricoli. Sono rappresentati diversi settori professionali, dipendenti e autonomi. Quasi tutti attivisti e impegnati a vario titolo nel sociale».

In caso di vittoria quali saranno le prime azioni da compiere?
«Riapertura della casa dell’anziano, di tutti gli spazi pubblici comunali e pulizia del paese, che oggi versa in uno stato di degrado indecoroso. La casa dell’anziano, oggi chiusa, e che ancora inspiegabilmente ospita i servizi sociali, deve essere riaperta immediatamente e utilizzata provvisoriamente almeno come centro diurno, in attesa degli interventi che ne consentano il pieno ripristino. Dopodiché occuparsi del sociale: giovani, anziani, disabili, senza lavoro, servizi sociali, scuola, sanità. Si deve restituire dignità alle persone, dare respiro ai singoli e alle famiglie che spesso debbono sobbarcarsi il peso di persone anziane e con problematiche di vario genere, permettendo a ciascuno di liberare la sua potenzialità e costruirsi un’esistenza».

Quali sono i settori più importanti su cui agire?
«Le scelte del passato inevitabilmente condizionano il presente. Le fallimentari politiche industriali, i grandi progetti inconclusi, hanno minato le nostre prospettive. Fortunatamente la tenacia dei villacidresi ci ha consentito più volte di risollevarci. Grazie alle nostre risorse, all’agricoltura, all’allevamento, all’artigianato, ai servizi e alla trasformazione dei prodotti agricoli, possiamo riprogrammarci il futuro e avviarci nel processo di transizione ecologica che, infatti, a dispetto di quanto si vuol far credere, è soprattutto riorganizzazione delle attività produttive, rilocalizzazione, trasformazione del settore agricolo e dell’allevamento in chiave di sostenibilità e adattamento ai cambiamenti climatici».

Come valorizzare e favorire lo sviluppo del paese?
«Bisogna superare la fase del consumo di suolo e dell’inquinamento con il suo lascito di morti, malattie e inquinamento ambientale. Non abbiamo più la scusa dell’ignoranza: 10, 20 o 30 anni di industria pesante non possono valere un solo pezzettino di terreno che ha permesso da vivere per millenni a intere generazioni. Il cambiamento climatico in corso e la crisi ambientale ci indicano chiaramente la strada. Ci vuole conoscenza e consapevolezza. La nostra salvezza passa attraverso la scuola, la formazione, la ricerca, l’assistenza tecnica, i servizi e adeguate infrastrutture. L’Unione Europea ha messo a disposizione dell’Italia 191,5 miliardi per il recovery fund, parte del programma NextGenerationEU, che prevede oltre 800 miliardi di investimenti per il rilancio dell’UE dopo la crisi prodotta dalla pandemia. Anche Villacidro riceverà la sua quota: se utilizzeremo quei fondi in modo virtuoso potremo regalarci nuove opportunità».

Quali opportunità per evitare l’emigrazione dei giovani?
«Spesso più che la mancanza di lavoro è determinante la mancanza di prospettive. Si può anche rinunciare a una carriera professionale se si vive bene in una comunità. Ma, anche di fronte alla migliore prospettiva lavorativa, si è spesso costretti a lasciare la comunità se a mancare sono i servizi di base. Il sogno di un villacidrese è oramai lo stesso di un pechinese o di un neworkese. Lo spopolamento, perciò, si può affrontare solo a partire da una prospettiva esistenziale di qualità con servizi e lavoro all’altezza».

Villaservice e il Consorzio Industriale sono due nodi da sciogliere o traino per l’economia del paese? Quali le problematiche?
«I due nuovi inceneritori di Machiareddu e Tossilo non lasceranno più secco sufficiente per Villacidro. E gli impianti per l’umido di Capoterra e Carbonia assorbono il grosso del flusso prima destinato a noi. Era già tutto previsto dal piano regionale del 2016 ma la politica locale ha preferito cincischiare. Anche il Consorzio, proprietario degli impianti, ha la sua responsabilità, preferendo investire in una nuova megadiscarica invece di realizzarne una più piccola e puntare sulla differenziazione spinta. La Villaservice deve essere riassorbita dal Consorzio anche per preservare i posti di lavoro, e quest’ultimo deve cominciare a svolgere la sua vera funzione: promuovere l’insediamento delle attività produttive, finanziare la ricerca e lo sviluppo in chiave sostenibile e di rilancio dell’economia».

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