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Attualità

Arbus, la paura della balneazione a Piscinas

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di Tarcisio Agus

Foto di Clemente Muntoni
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Il sindaco di Arbus, dopo l’ennesimo dilavamento dei fanghi di miniera sulla spiaggia di Piscinas, ha manifestato la sua preoccupazione perché il clamore dell’evento avrebbe potuto compromettere la stagione estiva alle porte. Molti si sono indignati esprimendo il proprio pensiero, anche in maniera poco civile, per usare un delicato eufemismo, tacitandolo di irresponsabile e criminale.

Diga fanghi Naracauli

Credo che la preoccupazione del primo cittadino, che amministra uno dei tanti comuni del territorio in grave crisi economica, possa legittimamente essere accolta perché esprimere le proprie paure, con il pensiero rivolto ad un’importante settore dell’economia turistica arburese, e al possibile deprezzamento di una delle icone più note a livello nazionale.

Depositi di miniera nella valle di Piscinas

Gli esami in corso non vieteranno la balneazione nello splendido e delicato ecosistema dunale, perchè la natura non si lamenta ma agisce. Il litorale con la sua vasta spiaggia, fatta eccezione del tratto di sversamento delle acque del rio Piscinas, dove si concentrano le sostanze pericolose, non sarà interdetto, perché il mare alle acque inquinanti del rio, che potremmo considerare davvero come una goccia nel mare, ne oppone una quantità immane ed immune da sostanze inquinanti. Con energia ogni giorno interviene attraverso il suo instancabile moto, alternato da sostenute mareggiate e ripulito dalle  correnti meridionali che svolgono una infaticabile opera di bonifica.

Nell’insieme però il problema resta, ed allora perché non batterci con la comunità di Arbus perché sia ripreso lo studio per l’abbattimento idrometrico di Casargiu, attraverso l’impianto di adduzione   previsto nel cantiere Sanna e già predisposto dall’Igea S.p.a? Il progetto sembrerebbe essersi bloccato perché non contemplava, a valle dell’adduzione, alcun trattamento delle acque, ma scaricate direttamente sul rio Piscinas. Il problema sicuramente è di natura economica, ma il processo deve essere chiuso, come il nostro amato mare che tutti i giorni riceve le acque inquinante, le tratta con i suoi sali e le grandi quantità del prezioso liquido per poi riversarle a nuova vita sulla battigia.

Cumuli di detriti minerari presso il guado di Costa Verde

Bisogna investire su un buon depuratore industriale, che sia capace di trattare quel tipo d’acqua e magari recuperare parte, se non tutti i metalli concentrati nei fanghi di risulta. In tal modo non solo si abbatterebbe l’inquinamento, ma quegli scarti concorrerebbero a sostenere gli alti costi di gestione, altro punto critico, che presumo blocchi l’agire, perché oltre il costo dell’impianto, i trattamenti vanno mantenuti nel tempo sino a completa bonifica.

Se per le acque inquinanti il problema può esser avviato attraverso un primo “contenimento” ed una graduale soluzione con la messa a disposizione delle risorse, parallelamente va affrontato l’impatto sull’ambiente e sull’uomo dovuto alle discariche presenti nella vallata di Piscinas.

Sempre per brevità estraiamo qualche dato dello studio presentato nel 2021 dall’ISPRA (Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia), dalla RAS (Servizio Tutela dell’Atmosfera e del Territorio) e dal l’ARPAS (Direzione Tecnico Scientifica), dal titolo:“Analisi di rischio sulle discariche minerarie della macroarea di Montevecchio Ponente”.

I dati riportati a margine con la Tabella 7.3.2: Frequenza oraria di esposizione inalatoria, non sono relativi al sito di Piscinas, ma riguardano tutte le discariche presenti nell’area di Montevecchio Ponente. Comunque è risaputo ed evidente per chi si reca nell’amena località, che a Piscinas sono presenti depositi di materiali fini provenienti dalla rottura della diga fanghi di Naracauli, dove si depositavano i fanghi di trattamento della sovrastante laveria Brassey.  Evidenti tracce di materiali contaminati sono rilevabili in diversi tratti stradali dopo la località Sciopadroxiu, a meridione del guado per la Costa Verde e dove insite il parcheggio a Piscinas.

Laveria Brassey

Se il rischio di inalazione delle polveri malsane per chi è sulla battigia può essere considerato minimo, questo pericolo però cresce quando con i venti di levante la spiaggia viene invasa dalle polveri sottili, che a monte si innalzano a seguito del traffico stradale, del movimento auto e dei bagnanti sul parcheggio. Quest’ultimo consistente spazio a ridosso della battigia, sfrutta la costipazione dei materiali fini sversati della diga fanghi di Naracauli e dalle implementazioni dovute al dilavamento delle discariche di Pireddu, tanto che nel progetto di bonifica nella valle Piscinas – Naracauli si stima di rimuovere circa 230.000 m3 di materiali inquinanti.

Nell’attesa che si ponga mano alla bonifica forse andrebbe fatto un atto di coraggio, impedendo alle auto, almeno nel periodo estivo, che è il più secco e con maggior presenza di bagnanti, di raggiungere la spiaggia con i propri mezzi, fatta eccezione per gli ospiti del camping, dell’albergo e dei mezzi di servizio e vigilanza, il resto andrebbe bloccato in un parcheggio a monte, e data la possibilità a tutti con il ticket del parcheggio di accedere al mare attraverso bus navetta, offrendo, come già si fa, tutti i servizi di balneazione con gli stabilimenti, compresi gli sport in spiaggia, senza il pericolo di inalazioni indesiderate e pericolose.

 

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