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Arbus, nasce il “Museo Antonio Corda Arti e Mestieri Antichi della Sardegna”

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di Gianni Vacca
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Un Museo di grande interesse che racchiude i valori e le tradizioni del territorio.
La superfice destinata a museo è di oltre seicento metri quadrati e il fabbricato, un’antica casa padronale situata in pieno centro storico, si sviluppa  in tre piani fuori terra oltre a una superfice  seminterrata destinata a laboratorio-deposito. Le sale espositive sono dodici, oltre a una zona reception-infopoint e bookshop distribuite fra il piano terra e il primo piano. Al piano terra una bassa tettoia, anticamente chiamata “su stabi” oggi musealizzata, destinata a esposizione di oggetti destinati alla vendemmia e al lavoro agricolo. Sempre al piano terra è presente una zona ristoro attrezzata a bar e attigua sala convegni.
Oltre tremilacinquecento i reperti ospitati, una collezione che comprende oggetti che risalgono al XIX e prima metà del XX secolo. Duecentosessantatre quelli vincolati dal Ministero dei Beni Culturali.
Il grande progetto, il grande sogno cullato per oltre venticinque anni da Antonio Corda riesce, dopo il riconoscimento arrivato dalla Sovrintendenza  e dai decreti del Ministero dei Beni Culturali che l’hanno dichiarato di grande interesse storico e artistico, finalmente a realizzarsi. Di pari passo il comune attraverso una recentissima  delibera sposa l’iniziativa dando gli indirizzi al responsabile del Servizio Cultura e Servizio Patrimonio per porre in essere tutti gli atti consequenziali per la partecipazione del Comune di Arbus alla nascente Fondazione Museo Antonio Corda.
« Ho voluto coinvolgere l’Amministrazione Comunale di Arbus nella costituzione della Fondazione –  ci racconta Antonio Corda visibilmente emozionato ma carico di orgoglio per il traguardo raggiunto –  perché l’iniziativa per il museo è nata quale dono  alla comunità arburese, una comunità che mi sento di ringraziare per l’enorme sostegno sia umano che professionale che ha sempre dimostrato nei miei confronti affinché la stessa ne possa  beneficiare nel modo più ampio».

Antonio Corda

Un percorso e un iter burocratico iniziato, sia per  il  Museo che per la Fondazione, parecchi anni fa non sempre facile:
« L’idea del Museo risale a oltre 25 anni fa, l’iniziativa della Fondazione ad almeno 15 anni. Molte le difficoltà di carattere burocratico che ho incontrato per la sua realizzazione ma ora, con tutte le autorizzazioni e l’agibilità , il Museo è pronto per essere aperto al pubblico». L’interesse per il museo va oltre i confini territoriali  Oltre tremilacinquecento i reperti ospitati dei quali 263 vincolati dal Ministero dei Beni Culturali. 155 sono riferiti al lavoro contadino, 98 riferiti alla tessitura e 10 a casse sarde che rappresentano tipologie diverse: lussurgese, barbaricina e sulcitana». Quali i pezzi di particolare interesse?
«Ritengo siano : un carro a buoi a ruote piene, un orditoio da parete in legno, telaio per la tessitura, le casse sarde antiche, pesi, misure  e tessuti. Vengono rappresentate circa 30 attività, le più significative sono: lavoro agricolo, pastore, macellaio, fabbro, falegname, minatore, calzolaio, sellaio, banditore, segolaio e altre ancora».
 L’adesione del Comune alla Fondazione.
«Il discorso sull’istituzione della Fondazione del Museo Antonio Corda era rimasto in sospeso dal 2014 –  ammette L’Assessore alla Cultura Alessandra Peddis –   oggi finalmente abbiamo concretizzato la partecipazione del Comune di Arbus a un progetto di grande valenza storico, culturale e turistico. A tutti gli effetti un presidio di cultura  e di bellezza che racconta la memoria e i saperi della nostra terra. Un ringraziamento particolare al nostro concittadino Antonio Corda per la cura, la dedizione e l’amore con cui ha creato questo grande spazio culturale».
Il museo è dotato di un ascensore per le persone con particolari difficoltà motorie. Attualmente, in attesa che venga inaugurato , il Museo non è ancora aperto al pubblico. Il Ministero dei Beni Culturali consacra la validità dell’iniziativa attraverso il decreto legislativo del 18 marzo nel quale vengono dichiarati di “interesse culturale, storico e artistico” 49 strumenti per la lavorazione delle fibre e 49 tessuti della fine del XIX secolo.

 

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