Attualità

Arbus, operaio, sindacalista, antifascista e politico: ma come era Angelino Atzeni padre?

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di Maurizio Onidi
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Il nome di Angelino Atzeni è scolpito non solo nella mente dei minatori superstiti della miniera di Montevecchio ma anche in quella dei loro familiari che tante volte ne hanno sentito parlare come di un “eroe” tanto coraggioso che non aveva paura a esporsi e sempre in prima fila quando c’era da combattere per i diritti dei più deboli. Morto il 22 febbraio di quest’anno all’età di novantatré anni, Angelino Atzeni verrà ricordato per le memorabili battaglie sindacali prima e per l’impegno politico successivamente che lo ha visto anche in consiglio regionale, rappresentare le istanze del territorio, guspinese-arburese in particolare. Organizzatore del grande sciopero del 1961contro il famoso “patto aziendale” che vide i minatori vittoriosi dopo aver occupato la miniera per ben diciassette giorni.

Si è scritto tanto ma mai abbastanza di Angelino Atzeni operaio, sindacalista, antifascista e politico ma come era Angelino Atzeni padre? Per scoprire questi aspetti lo chiediamo ai due figli Laura e Ugo nati dall’unione del loro padre con mamma Natalina.

«Nostro padre è stato un padre affettuoso, sempre disponibile», dichiara Laura, «Un uomo che ha vissuto con passione e impegno ogni sua battaglia. Innamorato della vita e della sua famiglia. Abbiamo avuto la fortuna di crescere con la costante certezza del suo appoggio e amore incondizionato. Per noi è stato un vero esempio». «Abbiamo vissuto le sue lotte, le sue idee», sottolinea ancora Laura, «da spettatori privilegiati di una realtà che purtroppo non esiste più. Erano tempi migliori, in tutti i sensi».

«Le sue idee politiche», precisa Ugo, «che non ci ha mai imposto, erano granitiche convinzioni, frutto di anni di attività. C’era rispetto, umiltà, mai con fini personali. Con lui si poteva parlare, discutere, anzi era molto entusiasta poter commentare con noi fatti di attualità che non erano mai banali e anche in presenza di opinioni diverse non c’era mai prevaricazione anzi era anche meglio». «Con i nipoti è stato un nonno meraviglioso», ribadisce Ugo, «Sempre pronto a capirli e cercare di stare al passo per poter condividere con loro i passatempi e le loro realtà quotidiane. Allo stesso tempo ha cercato di trasmettere le sue grandi passioni che spaziavano dalla natura alle attività sportive».

«Per lui ha sempre contato di più la nostra felicità», dichiarano all’unisono Laura e Ugo, «Se noi stavamo bene lui era felice, punto. Se c’era da sacrificare qualcosa… meglio qualcosa che riguardasse lui. Ora che non c’è più, per sentirlo ancora più vicino ci basta pensare alle nostre campagne, al profumo del mirto, alle gite ad Arcuentu alla ricerca dei funghi, alla sua Montevecchio, ai sentieri, ai boschi che amava esplorare».

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