di Gianni Vacca
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Gli emblemi della festa.
L’infiorata.
La preparazione de “Sa Ramadura”, l’infiorata uno dei momenti più significativi della festa, è compito dell “Associazione Culturale Gruppo Sa Ramadura Arbus” nata nel 2010 con l’intento di onorare il Santo attraverso la realizzazione dell’infiorata. Il venerdì che precede la partenza del Santo in diversi punti del paese viene effettuata la pulitura dei fiori, mentre l’infiorata vera e propria viene fatta il sabato mattina poco prima che il Santo lasci la chiesa e inizi il suo pellegrinaggio verso la borgata di Sant’Antonio di Santadi.
Il percorso iniziale del Santo è cosparso da una suggestiva cascata di colori ottenuta dallo spargimento per terra di migliaia e migliaia di coloratissimi e profumatissimi petali di fiori sparsi lungo il corso principale da uomini, donne e bambini vestiti in abiti tradizionali. L “Associazione Culturale Gruppo Sa Ramadura Arbus” per l’occasione chiede la collaborazione di tutti gli arburesi e non nel reperire fiori ed essenze.
SA TRACCA DE IS BAGARIUS E SA TRACCA DE IS BAGADIAS
Un detto, quello più famoso che meglio rappresenta la festa e le sue complicità: “Po Sant’ Antoni chi esti sposu ndi torrada storrau, chi esti bagadiu ndi torrada sposu”. Detto ancora straordinariamente attuale dal momento che la festa è da sempre occasione d’incontro e di divertimento, tra giovani ma non solo, dove talvolta possono nascere grandi o piccole storie d’amore spesso improvvisate tuttavia straordinariamente inevitabili.”
L’arrivo a Santadi.
L’arrivo nella borgata avviene a tarda sera dopo la necessaria sosta per il pranzo a Mattianni. Persino la parte gastronomica e culinaria è rimasta fortemente legata alle tradizioni del passato dal momento che le lumache al sugo, assieme al formaggio, un buon piatto di maccheroni e un buon bicchiere di vino, rappresentano, proprio come una volta, il piatto forte da consumarsi nella sosta pranzo. La stanchezza negli animali e nei tantissimi fedeli che hanno accompagnato il Santo è visibile ma non può rappresentare un alibi. Il Santo viene accolto da un lungo applauso e dai fuochi d’artificio cui segue la messa e due giornate di festeggiamenti che animeranno non poco la borgata. Una attesissima festa religiosa ma anche occasione unica e irripetibile per un intero territorio di promuovere un patrimonio naturalistico, culturale, religioso, archeologico, agroalimentare e di artigianato unico e fortemente identitario.

Cenni storici.
“Una leggenda racconta che, un tempo, a Santadi, dove è collocata l’attuale chiesa, esisteva una vecchia casa andata in rovina dopo la morte del suo proprietario. Gli abitanti della borgata, quasi tutti originari di Arbus, mezzadri o proprietari di terreni nel paese, raccontavano che una statua di Sant’Antonio di circa sessanta centimetri, probabilmente finita in mare da qualche nave spagnola, fu ritrovata sugli scogli. Gli abitanti decisero, quindi, di costruire una cappella sulle rovine della vecchia casa abbandonata e venerare il piccolo Santo ritrovato. Da quel giorno nacque la festa in onore di Sant’Antonio da Padova che dagli abitanti del posto venne poi ribattezzata in Sant’Antonio di Santadi, i quali in suo onore fecero attribuire il nome al piccolo paesino.
La chiesa dedicata al Santo risalente alla prima metà del XVII secolo venne rifatta in modo non restaurativo e riconsacrata il 18 giugno del 1950 dopo che un anno prima veniva demolito il “grande e sinuoso campanile a vela a luce arcuata”, un autentico capolavoro ormai immortalato solo in immagini e foto d’epoca. Tra le sagre presenti in Sardegna Sant’Antonio viene collocata al terzo posto immediatamente dopo Sant’Efisio, che risale al 1657 e Sant’Antioco le cui celebrazioni al Santo martire patrono della Sardegna sembrerebbero risalire al 1519. E oggi, come tre secoli fa, questa festa di antiche origini rimane nelle sue caratteristiche peculiari praticamente immutata: quattro giorni all’insegna della devozione e del divertimento dove i riti religiosi e riti civili mantenendo intatte le loro tradizioni continuano a regalare fascino, emozioni e colori.























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