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Arbus, primi anni venti del ‘900: Arregodusu Arburesusu

Arbus, primi del '900
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di Mario Pusceddu
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“Deus tindi campi de acqua e de fogu e de andai a sa festa de Santu Cosimu …e de Sant’Antiogu”! Sara’ una frase banale? No, non lo è. Questa frase me la disse un vecchio che conobbi quando avevo 9/10 anni proprio il giorno che chiesi a un mio fratello maggiore di portarmi alla festa di “Sant’Antiogu a quei tempi, assieme a Santu Cosimu, molto popolare. A quei tempi, parlo del 1950-1956, io e la mia famiglia abitavamo in affitto in vico secondo Roma che fa parte de “sa ia manna che  sbuca dove c’era una cabina del’S.S.D.E.E. e dove abitava Tziu Antoi Mebi Ottigaiu. Ma torniamo alla storia. Il nostro padrone di casa era Tziu Giuseppinu Garau che aveva più di 80 anni e abitava con una figlia zitella…Tzia Annetta. Tziu Giuseppinu morì nel 1952  o 1953. Per chi volesse vedere la sua tomba si trova in un loculo in alto a sinistra all’ingresso del cimitero.
Tziu Giuseppinu…dicevo: Fu un grande falegname ma anche scontroso prepotente e attaccabrighe e questo gli costò molto caro…come vedremo. Torniamo alla frase iniziale, voi mi direte: ma cosa c’entra? Centra…c’entra!!! Il motivo di quella frase la conobbi qualche anno dopo la sua morte, fu sua figlia a raccontarcela. Erano i primi anni 20 del secolo scorso quando le feste campestri in onore dei vari santi erano le uniche giornate di svago, Anche chi ha la mia età ricorderà delle “Cambaradas” di gente che andava a mangiare sui prati di Santu Cosimu o Nostra Sennora e incontro a su “coggiu” a sa torrada tra “squettus ,“mustazzolus e cixiri arrustiu”!
Ai tempi di questa storia le feste di svolgevano nella vecchia chiesa di Santu Cosimu. Al pomeriggio dopo aver mangiato e bevuto tante “Croccorigas” di vino, si faceva la gara del tiro a segno con relativi premi (Sartizzu, lardi, ous e altro). Il tiratore che sbagliava veniva eliminato. E qui entra in ballo Tziu Giuseppinu e il suo carateraccio da attaccabrighe. Sbagliò i tiri a sua disposizione e fu eliminato. Ma Tziu Giuseppinu non accettò l’eliminazione e pretese di rientrare in gara .Tra il caldo e il vino bevuto ne nacque una violenta rissa in cui Tziu Giuseppinu ebbe la peggio. Ne prese tante ma tante che gli sfasciarono il fucile sulla schiena tanto da crederlo morto. Aveva le gambe spezzate, le costole rotte e la testa fracassata, ma non morì. Lo caricarono su un carro a buoi e lo portarono a casa. Lo curarono la moglie e la figlia per mesi e mesi con impacchi e fasciature ma non recuperò del tutto anche se riprese a fare il falegname (tra l’altro costruì il bancone e gli scaffali del costruendo bar di Tziu Ciccittu Pani). Non andò mai più alle feste, E da qui nacque il suo detto “Deus tindi campi  de acqua e de fogu e de sa festa de Santu Cosimu e Sant’Antiogu”. Comunque quell’anno mio fratello maggiore mi portò a sa “Torrada” del santo e mi comprò un pezzo di torrone e 5 lire di ceci arrosto. Buone feste a tutti.

 

 

 

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