Attualità

Avventure in parapendio, volando liberi dal Marghine alla Marmilla

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Incuranti dal caldo africano che sta imperversando in Sardegna, anche nella settimana appena trascorsa alcuni parapendisti hanno deciso di provare a staccare dalla savana di Bortigali. Ecco la cronaca di una gara che poteva andare molto diversamente.
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di Paolo Salvatore Orrù
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Chi è che vuol vuole vedere, in questa torrida estate, il mondo che sta più in alto della vetta africana di Santu Padre?  La maggior parte dei piloti di parapendio sardi in queste roventi giornate di agosto preferiscono stare sotto l’ombrellone o a ridosso del sifone dell’aria condizionata. Soltanto una sparuta schiera di ‘fanatici’ del volo, solitari e spesso un po’ masochisti, tenta la sorte fra le giraffe e i leoni che si aggirano affamati nel deserto decollo di Bortigali. Anche la scorsa settimana di volo merita un minimo di cronaca, del resto sul campo di involo c’erano Zonck e Marieddu, in due grandi rivali-amici di questa stagione agonistica. Ma giù il cappello anche di fronte agli outsiders che quando si presentano in decollo riescono a effettuare voli stratosferici. Sono loro il futuro del parapendio sardo, gli eredi di una avventura cominciata 32 anni fa.

Questa la meravigliosa sintesi di una annata di volo che non ha avuto sinora precedenti in Sardegna, lo dimostrano i 534.65 punti di Silvio Zoncheddu e 425.25 di Mario Mele. Incuranti dal caldo africano che sta imperversano in Sardegna, anche nella settimana appena trascorsa alcuni parapendisti hanno deciso di provare a staccare dalla savana di Bortigali – quando neppure gli uccelli veri avevano il coraggio di mettere le ali al sole – per tentare di mettere un po’ di chilometri in saccoccia. Venerdì, visto dall’atterraggio, il cumulo che sormontava Monte Santu Padre non poteva non incutere paura, ma anche ben sperare. Dentro le auto che affannate si arrampicavano verso il decollo nessuno musciada, un silenzio rispettato con deferenza anche da mosche e cicale. Una volta giunti in vetta, i piloti hanno rivolto il naso a cielo alla ricerca di qualche presagio. Le nubi viste da 1025 metri fanno meno impressione. Poi tutti con il capo all’ingiù, per preparare l’attrezzatura in religioso silenzio, una quiete che solo le festose campane di Bortigali a mezzogiorno in punto rompono.

È tempo di volare. Il rito sta per compiersi. Basta però un attimo per capire che qualcosa non è consona al progetto: la tanto amata (e temuta) termica che quasi sempre al mattino stacca da sud-sud-est, non stacca proprio, spenta da chissà quale malefica coga. Invece, quando la brezza soffia, i piloti trasudano amarezza e si esprimono con sobrie trivialità: soffia sua maestà, il Maestro, vento buono solo a Gonnosfanadiga. Silvio Zoncheddu, non demorde, prova a tuffarsi da quella parte, corre come un cinghiale inseguito dalla canizza, stacca, ma vola all’ingiù. Buco clamoroso. Gli altri piloti – Mele, Congiu, Bisordi, Roberto, Matteo e Orrú – fanno scelte diverse: Mele aspetta la maledetta termica di sud-est, che non arriverà mai. Orrù trascina la vela da una parte all’altra della montagna, seguito da Matteo e dagli altri dannati.

Nel frattempo, Zoncheddu, grazie alla pazienza di Argentina, la Nostra Signora dei Recuperi, è tornato su. E riparte. E una volta ripartito, fatto importante nel parapendio, comincia a volare all’insù, con il vento che lo spinge bizzoso e imponderabile verso Abbasanta. Decollano anche Bisordi e Roberto. Il secondo va giù, il primo si mette sulla scia di Zoncheddu, ma la turbolenza è tale che dopo un po’ desiste. In decollo ci sono ancora Mele, Congiu, Matteo e Orrù, anime perse. I primi tre riescono a partire e ad arrivare in quasi meno di amen in atterraggio; Orrù porta la sua vela su un vecchio involo, finalmente stacca e riesce ad agganciare una perfida termica che lo porta su, sino a circa 1500 metri. Sale troppo facilmente, questo lo preoccupa assai. Evidentemente il cumulo (diventato nembo?) sta ‘tirando’ troppo. Così si sgancia dall’altalena e punta verso Sedilo. Discendenze, turbolenze e indecisione sul da farsi lo inchiodano sulle rive del lago di Sedilo.

Non se la sente di rischiare a) per poca quota b) perché non sa cosa c’è dopo le montagne di Aidomaggiore c) per spirito conservativo (paura?). Sintesi: è stata una giornata difficile da interpretare, solo Zoncheddu è riuscito fra i big a fare punti, Mele sta ancora aspettando le magie del Sud-Est. Fine della cronaca, le altre cose belle per Zonck, Orrù e Argentina accadono ad Asuni (dove il capolista si è fermato dopo una cavalcata non facile di 45 chilometri), di fronte a qualche boccale di birra e le solite patatine. Il cronista crede che la stessa cosa sia successa a Bortigali. Anzi lo giura.

Classifica Xcontest Sardegna: Silvio Zoncheddu [Superzonk] 534.65 p.; Mario Mele [Marieddu] 425.45 p.; Paolo Salvatore Orrù [Folgore] 157.49 p.; Nicolas Bisordi [solenya] 152.38 p.; Nanni Sale Breone [Bucaentu] 146.57 p.; Marco Spano [agricolo] 144.58 p.: Luca Congiu [Concia88Oliena] 144.16 p.; Stefano Mosca [Flyenergy] 127.84 p.; Roberto Loru [l.roby] 98.09 p.; Carmelo Murgia [carmelo] 74.85 p.; Marco D’Anna [Ichnus] 56.46 p.

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