Arbus Economia & Lavoro

Azienda agricola “Sa Perda Marcada”: il passato si riflette nel presente

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La collana “Capitani Coraggiosi”  si arricchisce di un’altra importante realtà imprenditoriale del Medio Campidano. L’azienda di cui oggi raccontiamo la storia si trova all’uscita di Arbus, sulla statale 126 sud occidentale sarda direzione Fluminimaggiore e più precisamente in prossimità del bivio per Ingurtosu-Piscinas meglio conosciuta come “Sa Perda Marcada” così denominata perché in quel punto esiste un cippo in granito sardo che la direzione della miniera di Ingurtosu nel lontano 1887 fecce installare per indicare la distanza chilometrica del sito minerario.

Da qui il nome della azienda agricola e dell’agriturismo. All’ingresso della struttura si ha la sensazione che qui il tempo si sia fermato agli anni 50 del secolo scorso, le costruzioni, gli arredi e a sottolineare ancora di più questa sensazione contribuisce sicuramente Maria Elena Corona che ci riceve indossando i panni della perfetta massaia campidanese del dopoguerra. Ci accomodiamo di fronte al camino che come vuole la tradizione è il cuore della casa e cominciamo a farci raccontare come nasce questa iniziativa.

«L’azienda nasce attorno agli anni 50 grazie a mio nonno, Antioco Corona, che acquistò questi sessantacinque ettari dalla ex Etfas (Ente per la trasformazione fondiaria agraria in Sardegna, nata nel 1951 in attuazione della Riforma Agraria voluta dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste per acquistare e bonificare i terreni incolti da assegnare ai contadini ndr)».

«Il mio avo»,  continua Maria Elena Corona,  «in origine faceva il mediatore di bestiame, buoi e cavalli che “domava” per poi metterli sul mercato per adibirli a mansioni agricoli (aratura, trebbiatura dei cereali ecc.). Questi animali venivano addobbati e sfilavano nelle processioni in occasione di feste religiose. A tale proposito ricordo che mio nonno, devotissimo a Sant’Antonio come la quasi totalità degli arburesi del resto, per molti anni ebbe l’onore di condurre il giogo dei buoi che trainava il cocchio del Santo fino alla sua chiesa nella frazione di Sant’Antonio di Santadi. Con il sopraggiungere dell’età mio nonno non fu più in grado di seguire da solo il lavoro in campagna per cui mio padre, essendo l’unico figlio maschio,  dovette lasciare il suo lavoro di meccanico presso la miniera e dedicarsi a tempo pieno nell’azienda di famiglia».

«Qualche anno dopo, il mio genitore decise di incrementare le attività con l’allevamento degli ovini e la coltivazione di grano e foraggio. Negli anni 80»,  prosegue la nostra “massaia”,  «cominciavano ad arrivare in zona i primi turisti, principalmente tedeschi che armati di mappe militari venivano a scoprire le bellezze di Piscinas e ad apprezzare la cucina sarda e il buon vino. I miei genitori iniziarono a dare ospitalità gratuita a questi turisti che in contropartita compravano i nostri prodotti. Nel 1985 con l’avvento della legge quadro sull’agritursmo, per la mia famiglia intraprendere quest’attività fu quasi automatico, bastò fare alcune modifiche nei fabbricati rurali e tutto fu pronto per ricevere i primi turisti. Di fatto la nostra azienda è stata la prima a iniziare questa attività nella nostra zona. Frattanto, terminati gli studi anche noi figlie entriamo in azienda. Io mi sono diplomata al turistico qui ad Arbus mentre mia sorella Enrica, più giovane di cinque anni ha conseguito la laurea in pubbliche relazioni e marketing alla IULM e alla Ca’ Foscari di Venezia».

Quanto ci ha raccontato riguarda il vostro passato, oggi cosa proponete ai vostri ospiti ma soprattutto come vi preparate per affrontare le sfide future?

«Prima di parlare del futuro devo sottolineare che le colonne portanti della nostra azienda sono ancora i miei genitori, mamma Anna che tra l’altro lavora come infermiera e papà Gianfranco, anche se non più giovanissimi hanno ancora tanta forza e voglia di fare. Per me sono dei punti di riferimento insostituibili. Da alcuni anni sono diventata imprenditrice agricola e sto entrando sempre più nella gestione aziendale vuoi per formazione professionale, vuoi per passione verso questo lavoro. Non ci fa mancare il  suo contributo mia sorella Enrica, compatibilmente con gli impegni professionali. Attualmente la nostra è un’attività di agriturismo a tutto tondo nel pieno rispetto di quelli che sono i principi cardine di questo settore. I nostri ospiti consumano quasi totalmente alimenti prodotti in azienda dalla pasta alla carne, dalla verdura al formaggio. Coltiviamo il famoso grano Capelli (dal nome del senatore Raffaele Capelli che a fine 800 avviò la trasformazione agraria in Puglia ndr), e stiamo entrando nel circuito delle pecore nere. Il nostro obiettivo è quello di selezionare al massimo i capi», precisa Maria Elena Corona,  «per quanto riguarda l’ospitalità rurale, la nostra filosofia è quella di far sentire gli ospiti  in famiglia e possibilmente farli socializzare. Da noi non esistono tavoli separati per i commensali. I nostri ospiti mangiano in grandi tavolate uno di fianco all’altro in modo che possano dialogare fra di loro>>.

Da dove provengono i vostri ospiti?

«Negli ultimi anni  prevalentemente stranieri, tedeschi, olandesi. Cominciano ad arrivare i primi americani e giapponesi. I nostri ospiti sono molto interessati alla preparazione dei piatti. Noi facciamo corsi di cucina sia per adulti che per bambini. Per poter affrontare al meglio questo segmento ho conseguito il diploma di Agrichef», ribadisce la giovane imprenditrice».

 Parliamo di fattoria didattica esattamente in che cosa consiste?

«Vale la pena precisare che la fattoria didattica non è aperta solo alle scolaresche o ai bambini in genere. Essa è indirizzata anche agli adulti. Pensiamo a coloro che vivono nelle grandi città che per questioni ambientali, logistiche e professionali non hanno molta dimestichezza con il mondo rurale. Come ho sottolineato precedentemente i nostri corsi di cucina ad esempio sono aperti sia ai piccoli che agli adulti. Per quanto concerne l’educazione alimentare, noi andiamo nelle scuole per parlare di quello che facciamo in azienda e successivamente per due volte i piccoli vengono presso le nostre strutture. Fanno il percorso dal campo alla tavola dove apprendono come si semina il grano ad esempio,  si coltiva, si raccoglie e si macina e poi ancora come si fa il pane e la pasta. Facciamo riconoscere delle piante, dal melograno al corbezzolo, al fico. I visitatori possono vedere gli animali da cortile e per mantenere fede alla passione di mio nonno, abbiamo mantenuto  l’allevamento dei cavalli e da alcuni anni anche tre asini di razza sarda. Nella struttura della pinnetta infine facciamo fare il percorso del latte e dei suoi derivati».

Lei oltre che imprenditrice è anche moglie e mamma di due bambini, tante attività, come riesce a coniugarle tutte?

«È un grosso impegno lo so bene ma ho avuto una straordinaria insegnante in mia madre d’altronde  buon sangue non mente»,  sorride con orgoglio Maria Elena Corona.

Maurizio Onidi

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