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L'intervista

Benito Urgu: “Qui ci sono ancora quegli angoli fatti alla maniera nostra”

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Non ha certo bisogno di presentazioni dopo oltre cinquant’anni di carriera nazionale e internazionale. Definire Benito Urgu un comico è riduttivo. Anche se pochi lo sanno, si tratta di un artista a tuttotondo. Ironico sul palco. Profondo, umile, sensibile, colto ed estremamente riservato nella vita privata. Una super star della Sardegna attuale, come Zola e Riva che rappresentano alta l’isola nel mondo. Chi, meglio di una persona che da oltre mezzo secolo gira l’isola in lungo e in largo, conoscendo posti, genti e menti, è in grado di dare un parere, un’opinione utile a comprendere lo stato in cui versa il Medio Campidano?

Lei è conosciuto a livello internazionale e potrebbe vivere ovunque, ma ha scelto di restare qui. Come mai?

«È vero – risponde Urgu – qui però ci sono ancora quegli angoli fatti alla maniera nostra. Fuori casa siamo comunque sempre prede. Inoltre ‘mellus strintu in domu mia che allenu in domu de is aturus’».

Le piacerebbe una Sardegna Stato?

«Si, mi piacerebbe. Ci vorrebbero almeno cinquant’anni per realizzare e perché il tutto si assesti, però non è impossibile. I veri sardi sono gli unici indigeni italiani rimasti della colonia Sardegna».

Il Medio Campidano è la provincia più povera d’Italia: che ruolo pensa potrebbe invece giocare?

«Il Medio Campidano è ricco di spiagge e della cultura dell’accoglienza. L’ospitalità è una caratteristica fortissima, insita nel territorio, che potrebbe essere sfruttata al meglio. La zona è povera, è vero, ma in fondo lo è sempre stata e dunque anche il turismo potrebbe essere incentrato valorizzando la cultura, anche storica, delle cose semplici, come ad esempio il cibo e le abitazioni. Il momento è difficile e c’è molta povertà ma la zona è ricchissima».

È il sardo vittima della politica sarda, o la politica sarda è così perché il cittadino è arrendevole e rassegnato?

«Il sardo ha perso quella che era la sua prepotenza, la consapevolezza di essere un uomo. Ha perso la sua identità. Oggi una manciata di ricchi nel mondo ci manipolano facendoci comunicare attraverso segnali. Vedi i social network. Siamo vittime e non lo sappiamo. Ci sentiamo soddisfatti mentre continuiamo a deprimerci. Siamo talmente abituati a fare quello che ci dicono indirettamente quei quattro potenti, che ubbidiamo senza accorgercene a qualsiasi cosa, anche alla politica sbagliata».

Talassemia: coi tagli alla Sanità, alcuni centri trasfusionali considerati “minori”, tra cui quello dell’ospedale di San Gavino, rischia la chiusura costringendo chi ne è affetto, e non solo, a recarsi lontano nei centri più grossi. Cosa ne pensa?

Penso che come al solito i tagli vanno a ledere le persone più sfortunate e povere. Allontanare un centro di cosi vitale importanza da chi ne ha bisogno vuol dire impoverirlo. Vuol dire dunque sminuire la sua persona. Umiliarla e maltrattarla, facendola vivere in un continuo stato di paura e ansia. Ci costringono a fare i salti mortali».

Si faccia una domanda attinente al Medio Campidano e si dia la risposta

 «Cosa ci ha dato questa forma del Medio Campidano? Niente. Abbiamo seduto persone, creato nuovi posti di lavoro per politici. Pare che in Sardegna siano riusciti ad impoverire anche l’uranio».

Tra i vari aneddoti dell’artista vi è un piccolo racconto che spiega in modo logico la scomparsa e la comparsa di talune categorie di persone. «Da ragazzo lavoravo in un circo e ho scoperto che in ogni posto in cui sono stato c’era ‘lo scemo del paese’. Ora non c’è più. Si è dato alla politica».

Saimen Piroddi

Marisa Putzolu

Benito Urgu

RIPRODUZIONE RISERVATA

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