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Bestias, una storia ambientata in Sardegna

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È un dato di fatto come al giorno d’oggi il fantasy sia diventato uno dei generi più importanti dell’industria dell’intrattenimento, grazie alla versatilità che lo contraddistingue alle pressoché infinite possibilità espressive. Dal successo cinematografico del Signore degli Anelli a oggi si è spalancata una finestra a ridosso di un mondo che per tanto tempo era appannaggio di una ristretta cerchia di eletti. Il fumetto, medium in grado di recepire le varie innovazioni tanto commerciali quanto artistiche, vanta numerose produzioni legate al genere, per esempio il recentissimo Dragonero della Sergio Bonelli Editore o il belga Thorgal. È in questo preciso segmento che possiamo inserire la serie fantasy-storica Bestias, ideata e disegnata da Alessandro Aroffu e sceneggiata, dal terzo episodio, da Marcello Lasio. La storia, ambientata nella Sardegna dell’Alto Medioevo, si dipana nel periodo della strenua lotta tra le popolazioni barbaricine guidate dal re Hospiton, e l’impero bizantino. All’interno di questo momento storico viene espanso un universo costellato di oggetti incantati, magia e tradizione.

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I racconti ancestrali e la stessa Sardegna diventano motore e palcoscenico della vicenda, che si allontana dallo stilema narrativo del mondo immaginario, ma unisce la finzione del sovrannaturale a un qualcosa che ben conosciamo. Il viaggio del prode re Hospiton alla ricerca della magica maschera di Xylox si intreccerà non solo con la furia della macchina militare straniera, ma anche con fate, demoni ed esseri appartenenti al mondo delle nostre leggende. Bestias non risulta un semplice copia e incolla di archetipi narrativi, ma cerca di rivoluzionarli e adeguarli al patrimonio culturale sardo. Nei primi quattro volumi dell’opera, ritroviamo ambientazioni e suggestioni che accomunano la vicenda agli eroi norreni della Marvel Comics come Thor, senza tradire però l’origine da cui Bestias trae spunto, ossia la Sardegna. È facile riconoscere i monti della Barbagia di Ollollai, un’antica Cagliari e la sub-regione dell’Ogliastra. Un’isola antica, selvaggia e indomita, che non cederà il passo all’invasore straniero. Non prima di aver resistito con ogni mezzo. L’opera è interamente autoprodotta, grazie al supporto dell’Associazione Culturale Chine Vaganti.

INTERVISTA AD ALESSANDRO AROFFU

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Come nasce Bestias? Quali sono state le fonti di ispirazione?

Le origini di Bestias risalgono a un pomeriggio del 2014, mentre mi esercitavo nel creare delle tavole autoconclusive di prova con personaggi della scuderia Marvel. Proprio quel giorno disegnai, per caso, un uomo dalla corporatura muscolosa al quale avevo fatto indossare una maschera del Boes di Ottana. Il disegno mi piacque al punto che subito immaginai di creargli una storia intorno. Negli stessi giorni intrapresi alcune ricerche sul Medioevo e trovai un personaggio storico che calzava a pennello con la figura che avevo disegnato. Era un re orgoglioso e fiero: Hospiton.

Scoprii che, durante i secoli bui, il re barbaricino non solo era alfabetizzato, ma dialogava tramite lettere con il papa dell’epoca, Gregorio Magno, a proposito di religione in Sardegna. Ci sono comunque tante altre fonti di isprazione per me, come le storie di Thor di Micheal Straczynski e Olivier Coipel, Hellboy di Mike Mignola, Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo, la serie televisiva Game of Thrones, il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien e l’album Indiano di Fabrizio de Andrè.

Sfogliando i numeri finora usciti salta all’occhio come Hospiton cerchi di evitare l’asservimento del proprio popolo all’invasore bizantino. Ci sono dei parallelismi con quanto, a livello sociale, accade oggi in Sardegna riguardo ai movimenti indipendentisti che reclamano l’individualità della propria terra?

Per questa domanda non ci vorrebbe una risposta, ma saggio socio-politico! Con Bestias il mio intento era quello di parlare di fatti storici realmente accaduti unendoli al fantasy, e nel fare questo mettere in evidenza soprattutto lo scontro tra religioni e società differenti. Bestias narra la guerra tra lo spiritualismo pagano e la religione cristiana. Mi rendo però conto che può saltare subito agli occhi la componente politica. Su questo non vorrei entrare in merito, anche per convinzioni politiche personali. Credo nell’autodeterminazione dei popoli e che il popolo sardo possegga nel proprio DNA il gene della lotta all’invasore. Ho voluto inoltre porre l’accento sulla componente identitaria delle comunità riportate in Bestias. Oltre al fumetto, in questi ultimi anni, sono state prodotte opere che raccontano e hanno come focus il nostro passato, forse per troppo tempo ignorato o reputato inferiore rispetto ad altri. Mi riferisco, per esempio, al cortometraggio Nuraghes del regista Mauro Aragoni, ai romanzi di Andrea Atzori e alle opere di Manuelle Mureddu. Senza contare i numerosi, bravissimi, autori che stanno emergendo negli ultimi anni.

Sei un autore emergente. Quali sono le impressioni riguardo il mondo del fumetto?

Ti ringrazio per la definizione di autore. Ritengo sia una delle qualifiche più importanti da raggiungere a livello personale. In questo periodo mi capita sempre più spesso di guardarmi attorno e cercare di analizzare quello che è il mondo del fumetto. Ciò che mi ripeto è che purtroppo, o per fortuna, sono nato in un’epoca in cui questa dimensione sta vivendo dei tempi quasi di rivoluzione interna. Dal punto di vista dell’offerta è innegabile come ci siano opere che faranno scuola nel settore, ma forse la pecca sta nella domanda, perché ho notato che il fumetto si è trasformato in un prodotto destinato a una ristretta elite. Per riuscire a entrare in questo settore la sfida è sempre più alta: diventare autori è una lotta continua dovuta anche al fatto che i giovani esordienti sono sempre più bravi e capaci.

Da quella che è stata la mia analisi credo che nell’immediato futuro tenterò il contatto con case editrici oltreoceano. Anche perché, quello che mi appassiona maggiormente è appunto il fumetto nordamericano.

INTERVISTA A MARCELLO LASIO

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Marcello, tu sei entrato nel progetto Bestias a partire dal terzo episodio.
Quale è stato il tuo apporto alla storia?

Io scrivo le sceneggiature, mentre Alessandro è il disegnatore: in questo caso ha curato lui tutti gli aspetti del fumetto. Fare ciò è molto faticoso e richiede parecchio tempo, così ha chiesto di essere aiutato. Questo, però, comporta il fatto che ci siano due autori e non più uno. E due teste pensanti che lavorano insieme creano necessariamente qualcosa di diverso. E così è stato: Bestias ha preso una piega diversa pur restando all’interno della storia creata da Alessandro. Ho inserito nuovi personaggi e ho cercato di dare più spessore alla psicologia di quelli già presenti.

Bestias si svolge in un arco temporale ben definito. Quanto è stata importante la fase di “pre-produzione”, intendendo la raccolta di informazioni, dati e documenti, in modo tale da rendere la storia credibile all’interno della cornice dell’Alto Medioevo?

Fondamentale! Prima di tutto perché come tu stesso hai ricordato si tratta di un periodo storico preciso, quello dell’invasione bizantina in Sardegna. Quindi si è trattato di ricostruire ambientazioni, abiti, imbarcazioni e via di seguito ma, cosa più importante, di non dimenticare mai ciò che accadde nella realtà storica. La verità è che noi ci siamo innamorati della figura quasi dimenticata di questo re barbaricino ma non abbiamo mai pensato di raccontare la sua vita reale. Siamo stati ispirati da alcune vicende e ne abbiamo dedotto una completamente nuova prendendoci qualche libertà.

La figura dello sceneggiatore di fumetti non è molto conosciuta, se non fra gli addetti ai lavori. Come costruisci una tavola? C’è un metodo particolare?

Quanto spazio ho? Sei consapevole che potrei parlare per ore, sì? Lo sceneggiatore è colui che descrive ciò che il disegnatore tradurrà in disegno. Quindi è uno scrittore, anche se per un media diverso dal romanzo o dalla poesia. Sceneggiare fumetti comporta un cambio radicale della percezione che abbiamo delle immagini. Mi spiego. Il genere umano sogna immagini in movimento, addirittura sequenze intere. I romanzi e le poesie evocano in noi immagini in movimento. I ricordi stessi, sono immagini in movimento. Lo sceneggiatore di fumetti, invece, ha a che fare sempre e soltanto con fotogrammi. Diego Cajelli le chiama immagini dirette, e sono quelle che non mutano nel tempo. Le immagini del primo numero di Dylan Dog, per esempio, sono le stesse dal 1986. E quelle immagini non sono state descritte e disegnate per caso, ma dopo attenta selezione. Lo sceneggiatore, dunque, è chiamato a fare delle scelte. Quindi, come costruisco una tavola? Scelgo quali momenti della storia includere e quali no, quanto vicino e da quale angolazione, cosa rappresentare e come far parlare i personaggi, cosa fargli dire e quali rumori sottolineare. Tutto questo per ogni vignetta della tavola. Più in generale, poi, cerco di visualizzare subito le immagini. Quindi, prima ancora di scrivere, disegno uno storyboard di massima, e lo faccio malissimo. Valuto se ho fatto le scelte migliori, poi trascrivo tutto al PC. Solo quando ritengo che la sceneggiatura sia perfetta la consegno a Alessandro.

Giacomo Pitzalis

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