Attualità

Cagliari, ai semafori spettacoli di giocoleria

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di Antonio Obinu
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La street art inizialmente vista come espressione del disagio giovanile, fa riferimento a tutte quelle espressioni che intervengono nello spazio urbano. Talvolta vengono utilizzati degli spazi appositamente dedicati dalle Amministrazioni o dai privati, altre si manifesta con azioni illegali o veri e propri atti di vandalismo. Graffiti e murales sono il prodotto più conosciuto ma nella storia una delle più antiche forma è stata sicuramente la giocoleria, cioè la capacità di usare con destrezza più oggetti contemporaneamente. Gli attrezzi più utilizzati sono le palline, le clave e i cerchi tutti di colore diverso per accentuare la spettacolarità dell’esercizio.

A Cagliari è quasi una consuetudine vedere ai semafori ragazze e ragazzi che si esibiscono in numeri di acrobazia: puntuali allo scattare del rosso occupano il centro del palcoscenico, alias incrocio, per presentare il loro spettacolo; i punti preferiti sono le strade con maggiore percorrenza, ma non vengono disdegnate neppure le vie secondarie scelte da chi vuole evitare il centro cittadino con il risultato di congestionare anche queste.

Per conoscere meglio la storia di alcuni artisti di strada ho intervistato Giacomo, viene da Milano ed ha scelto le strade che si snodano intorno a Piazza Giovanni XXIII come sede del proprio lavoro. È arrivato a Cagliari due anni fa, apprezzando da subito la città e la sua gente.

Come hai iniziato questo lavoro?

Innanzitutto la passione, ma questa da sola non basta; chi fa questo lavoro oltre alle competenze da giocoliere deve saper affrontare il pubblico in ogni momento e in ogni circostanza. Personalmente lo considero un secondo lavoro anche se al momento la giocoleria da strada è la mia unica fonte di reddito perché non ho ancora pronto alcun spettacolo per piazze e feste. Coltivare la passione per l’arte da strada mi permette di scoprire le persone nelle loro quotidianità e frenesie. Lavorare in Sardegna è differente rispetto a Milano dove i ritmi di vita sono decisamente più veloci e non sempre le persone hanno tempo da dedicarci e apprezzare la qualità del nostro lavoro.

Come scegli un incrocio piuttosto che un altro?

La strada è di tutti, è libera quindi nessuno può imporre alcuna regola; questo ci permette di coesistere senza pestarci i piedi a vicenda. A me non è mai capitato di litigare al semaforo con un altro artista di strada. Ho scelto questo perché la sequenza che ho preparato ben si adatta alla durata del semaforo (90 secondi): realizzo piccoli vaneggi, giochi piccoli sempre più articolati utilizzando tre palline. Altro vantaggio è la visuale ristretta rispetto ad altre strade più importanti ma con carreggiata maggiore. Qui con due corsie alla volta, le prime 6–8 vetture sono un pubblico ben pesato.

Hai un aneddoto da raccontare?

In questa attività gli episodi curiosi sono la quotidianità, mi piace però ribadire il concetto che si tratta soprattutto di una passione più che un lavoro; strappare un sorriso a chi mi guarda è la principale soddisfazione. Grazie all’arte posso esprimere il mio stato d’animo. Non è un eufemismo quando dico che da un po’ di tempo a questa parte mi girano le palle in una maniera che non ti spiego, sto quindi cercando di esprimere anche all’esterno questo mio stato d’animo; potrebbe sembrare un gioco di parole ma averlo costruito mi aiuta a stare meglio. Tutte le volte che vengo apprezzato o incoraggiato sono iniezioni di fiducia. È sufficiente pensare quante volte scatta il semaforo rosso in un’ora per capire l’importanza di avere una buona gestione delle energie per la sincronizzazione dei movimenti. Devi sempre trovare il modo di ricaricarti sia mentalmente che fisicamente e ricevere anche solo un bravo mi aiuta.

Saluto Giacomo e mi sposto di circa un chilometro; arrivo in viale Guglielmo Marconi, la principale arteria di comunicazione di Cagliari con il suo hinterland. All’intersezione con una delle tante vie che si immettono su quella che è sicuramente una delle strade più trafficate dell’isola incontro Belen e Sebastian. Si scambiano 4-5 clave a vicenda, tutto al ritmo delle hit dell’Estate che il loro smartphone spara con volume a palla da una piccola cassa. Sono argentini e dopo avere girato per il continente americano risalendolo sino al Messico sono arrivati in Italia, con prima tappa la Sardegna e Cagliari.

Domanda obbligata, come vi trovate in citta?

La gente è fantastica, calorosa e accogliente; qui non abbiamo avuto alcuna difficoltà di inserimento e anche le forze dell’ordine permettono che ci esercitiamo in tutta libertà. Non era così per esempio in Messico, dove l’intervento della polizia ci impediva di lavorare. Qui è diverso, come è diverso anche rispetto al Nord Italia; siamo stati a Bologna e Rimini ma non abbiamo avuto lo stesso calore: molto freddi e indifferenti.

Come avete scelto questo semaforo?

Giriamo vari punti della città in relazione alla durata del rosso, al traffico delle macchine e al modo con il quale rispondono le persone. Ormai quasi ci conoscono, ci salutano, chiedono come sta andando la giornata.

Siete stati anche in altre località della Sardegna?

Per lavorare stiamo solo qui in città, ma abbiamo avuto la possibilità di spostarci alcuni giorni e conoscere le spiagge di Villasimius e di Santa Maria Navarrese, ma anche visitare Laconi un paese molto piccolo che ci è piaciuto moltissimo.

Saluto Belen e Sebastian che ricambiano parlandosi sopra e correggendosi ancora a vicenda il loro italiano quasi perfetto.

La posizione giuridica degli artisti da strada non è di facile comprensione dal momento che solo un numero minoritario di Comuni hanno adottato i regolamenti che disciplinano questa attività; le principali limitazioni riguardano soprattutto l’orario in cui potersi esibire, il luogo prescelto e soprattutto quanto versare alla SIAE nel caso si presenti un repertorio non originale.

In linea di massima non è necessario possedere alcun requisito specifico per poterla svolgere, mentre a noi spettatori casuali spetta la cortezza di dedicare alcuni minuti del nostro tempo e spezzare così in maniera insolita la routine di tutti i giorni.

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