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Cagliari, studenti in piazza per lo sciopero generale: contro classi pollaio, scuola-azienda e pnrr

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Oggi, 11 ottobre, a Cagliari, come in decine di altre città in tutta Italia, gli studenti si sono mobilitati per lo sciopero generale indetto dalle principali sigle sindacali di base. Al centro della protesta studentesca c’è la richiesta di un rientro in sicurezza e l’opposizione ai piani di riforma scolastica presenti nel PNRR. Gli studenti infatti attaccano il governo Draghi per il sovraffollamento in aule, treni e pullman, per il costo di libri e trasporti, contro la crescente aziendalizzazione della scuola pubblica e lo sfruttamento in alternanza scuola-lavoro.

«Per garantire un rientro a scuola in sicurezza è stato fatto poco o nulla», dichiara Mattia del Fronte della Gioventù Comunista, tra le organizzazioni che hanno promosso la protesta, «l’anno scorso sono stati circa 216.000 gli studenti contagiati e più di 1,4 milioni quelli sottoposti a quarantena. Il ministro Bianchi nega l’esistenza di classi pollaio, ma dimostra di non conosce la realtà che viviamo a scuola, che è ben diversa. Non basta qualche briciola per cancellare miliardi di tagli alla scuola».

«Oggi scioperiamo con i lavoratori, perché non vogliamo un futuro di precarietà e sfruttamento», continua Mattia, «Le aziende che licenziano e impongono contratti con salari da fame e condizioni inaccettabili sono le stesse per cui milioni di studenti come noi lavorano gratis, in alternanza scuola-lavoro. Il governo Draghi vuole rafforzare questo modello di scuola-azienda, dove ci insegnano ad essere futuri schiavi: il PNRR infatti prevede la creazione di stretti legami tra scuole e aziende, una riforma peggiorativa in istituti tecnici e professionali che va a solo vantaggio dei padroni e non di noi studenti. Noi semplicemente non ci stiamo!»

Gli studenti in sciopero chiedono «classi da 15 persone per garantire salute e qualità della didattica, assunzioni e stabilizzazioni dei docenti, un piano di trasporto pubblico efficiente, gratuito e continuativo per contrastare il pericolo di contagio nelle scuole e nel percorso casa-scuola». «Oggi è soltanto l’inizio», conclude Mattia, «questo governo non rappresenta gli interessi di studenti e lavoratori: non saremo noi a pagare il costo della crisi»

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