RIFLESSIONI SANGAVINESI

Cambiamenti climatici e vecchi disagi

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di Lorenzo Argiolas
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Non esistono più le mezze stagioni. No, non è un classico dialogo tra vecchi amici al bar o in piazza, ma la constatazione che ormai il clima è cambiato. A dispetto dei summit tra i grandi del mondo che discutono di riduzione delle emissioni, deforestazione, accordi sul carbone etc. Le mezze stagioni non esistono più e gli eventi atmosferici di un certo rilievo si ripercuotono anche e soprattutto su aree del pianeta che non erano mai state interessate prima. E tutto ciò è sotto gli occhi di tutti. Anche in Sardegna, negli ultimi quindici anni siamo stati travolti da una quantità esagerata di cataclismi che probabilmente non si verificavano da centinaia d’anni. Per questo motivo le infrastrutture esistenti nei nostri paesi si dimostrano inadeguate per far fronte a questo genere di fenomeni. Tutto ciò sommato poi alla costante espansione urbana che, pur a fronte di una progressiva perdita di abitanti, si riversa in zone paludose o depresse creando ostacoli al naturale deflusso dell’acqua.

A San Gavino abbiamo ancora negli occhi le immagini della devastazione con cui il ciclone Cleopatra colpì il paese 8 anni fa. Da allora la situazione non è cambiata, sono stati pochi gli interventi con cui si può dire che sia stato messo in sicurezza l’abitato. Serve innanzitutto uno studio di dimensionamento di raccolta delle acque meteoriche che consenta di capire come e dove intervenire. Sul Rio Pardu si è già detto abbastanza e non si hanno ulteriori elementi per analizzare la situazione.
I dossi in corrispondenza dei vecchi passaggi a livello ci sono ancora, nonostante l’acquisizione in comodato d’uso gratuito da parte del comune della ferrovia.
I ponti di Via Po e Via Villacidro sono sempre lì, nonostante venga inserito il loro rifacimento in ogni Piano triennale delle Opere Pubbliche, e rappresentano un pericolo, non solo quando capita un alluvione. Non bastano più la pulizia dei canali, dei pozzetti e delle caditoie, servono interventi di manutenzione straordinaria che non facciano allarmare cittadini ed esercenti ogni volta che scendono due gocce d’acqua in più. Di recente poi l’assessore regionale Lampis ha sollecitato i comuni sull’aggiornamento dei piani di protezione civile. Era agosto 2018 e, in seguito a un nubifragio estivo, chiesi al consiglio comunale come si intendeva divulgare alla popolazione un documento tecnico di 98 pagine nascosto tra le sezioni del sito internet del comune. Un documento che dovrebbe fornire a tutti i cittadini delle nozioni sui comportamenti da seguire in caso di emergenza. La risposta fu elusiva e vedo che oggi, a distanza di oltre tre anni, non sono stati fatti passi avanti.

C’è tanto da fare e l’impressione del cittadino è quella di essere costantemente in pericolo, abbandonato dagli amministratori, forse attanagliati da una burocrazia opprimente o chissà.

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