RUBRICA. RIFLESSIONI SANGAVINESI

C’è un allenatore da esonerare?

San Gavino Monreale. Municipio (foto Fernanda Pinna)
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di Lorenzo Argiolas
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È nuovamente in subbuglio il palazzo comunale sangavinese.
Non si tratta di scaramucce tra le componenti in consiglio comunale e neanche di screzi in maggioranza, almeno per ora.
Stavolta ad alzare la voce sono i dipendenti comunali.
L’argomento ha tenuto banco in queste settimane, e non solo sui giornali.
Tutti sappiamo ormai che l’8 marzo scorso 33 dipendenti della pianta organica dell’ente si sono riuniti, in modalità remota, per discutere sul piano triennale del fabbisogno del personale.
Il piano in oggetto era già stato deliberato dalla Giunta Comunale il 27 novembre scorso e prevedeva 10 assunzioni in diversi settori, utili innanzitutto a sopperire al pensionamento di numerosi dipendenti.
Assunzioni, queste, che avvengono sia attraverso bandi di mobilità (cioè di personale già in forza alla pubblica amministrazione) che attraverso graduatorie concorsuali vigenti presso altri enti.
Tra queste nuove figure diversi istruttori amministrativi, ma anche 2 operai generici di categoria, a tempo pieno e indeterminato.
Tra le assunzioni anche quella del tanto discusso istruttore amministrativo, esperto in comunicazione, con la funzione di ufficio staff del sindaco e la categoria D.
Ma l’intenzione dell’amministrazione, ed è quanto hanno denunciato le Rappresentanze Sindacali Unite, era quella di modificare il Piano e individuare una nuova figura, da promuovere a categoria D (per intenderci, una delle figure più alte nel pubblico impiego che riguarda i funzionari) tramite un concorso interno.
Questa decisione ha fatto andare su tutte le furie le RSU che hanno deciso di convocare un’assemblea in cui è stato proclamato lo stato di agitazione.
L’inquadramento di un’ulteriore categoria D, infatti, metterebbe a rischio altre assunzioni considerato l’impegno massimo di spesa annua consentito.
Questo malumore, e i toni abbastanza accesi del verbale dell’assemblea, hanno convinto la Giunta a tornare sui propri passi. Infatti appena due giorni dopo, il dieci marzo, la Giunta ha deliberato (con votazione non proprio unanime) quella che, in sostanza, è la conferma del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale già approvato a novembre senza alcun concorso interno.

Ma se i dipendenti non avessero proclamato lo stato di agitazione, andando fondamentalmente a minacciare uno sciopero, cosa sarebbe successo?
E se le RSU non avessero diffuso il verbale dell’assemblea, poi amplificato dagli organi di stampa locale, sarebbe passato tutto sottotraccia?
A quanto pare sì, ma non c’è da stupirsi, questo e altro accade in una San Gavino in cui l’opinione pubblica viene costantemente narcotizzata da polemiche spicciole e da una dialettica priva di contenuti ma piena di retorica da social.

È l’ulteriore conferma di come manchi una vera e propria visione organica a lungo termine, del paese in sé, così come della macchina amministrativa.
In questo caso potremmo fare un paragone calcistico.
Spesso quando una squadra non ottiene risultati (abbiamo anche un esempio recente) la cosa migliore da fare è esonerare l’allenatore, che magari non è più in grado di far rendere al meglio i giocatori, e ingaggiarne uno nuovo, con le idee chiare e più motivato.

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