RUBRICA Sicurezza alimentare e nutrizione

Celiachia

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di Andrea Vacca*

È una patologia sistemica, cronica, autoimmune scatenata dalla ingestione di farine contenenti glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il complesso genetico coinvolto nella celiachia è l’ HLA-II che codifica per le molecole DQ2 e DQ8, ciò significa che solo gli individui HLA DQ2 e DQ8 positivi possono svilupparla.   Essere predisposti alla celiachia è una condizione necessaria ma non sufficiente, si pensi che il 40% della popolazione sana presenta questi geni. Per lo sviluppo della malattia, infatti, sono necessari altri fattori che possono alterare la risposta immunitaria causando la perdita della tolleranza al glutine, ad esempio l’aumento del consumo di prodotti contenenti glutine e fattori ambientali.
Il glutine è un complesso proteico che si forma dall’unione di due proteine, la gliadina e la glutenina in presenza di acqua ed è presente in cereali come frumento, orzo, segale, farro, kamut (grano Khorasan), spelta, triticale, seitan e avena.
La prevalenza della malattia è di circa l’1%, ne risulta quindi affetta 1 persona su 100 e in Italia le persone celiache sono circa 198.000 su 600.000 attese, ovvero 400.000 persone ad oggi non sanno di essere celiache! La mancata diagnosi può causare diversi problemi: fratture ricorrenti, aborti spontanei, carenza di ferro, fino a complicanze di una certa rilevanza come il linfoma intestinale.
La celiachia colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini con un rapporto di 2:1, il motivo non è ancora ben chiaro. Vent’anni fa la celiachia era una malattia tipicamente pediatrica oggi invece colpisce soprattutto gli adulti tra i 26 e i 45 anni (60%) ed oltre i 50 anni (20%).

La celiachia può essere in forma classica, caratterizzata in genere da un esordio precoce, ritardo dell’accrescimento, diarrea, malassorbimento, anemia, calo ponderale. Può essere in forma atipica caratterizzata da un esordio tardivo, dolori addominali, stipsi, vomito ricorrente, ipoplasia dello smalto dei denti, anemia, afte ricorrenti. Si parla anche di celiachia silente, ovvero asintomatica ma con anticorpi positivi e mucosa danneggiata, e di celiachia potenziale dove la mucosa intestinale non è ancora danneggiata ma gli anticorpi invece sono positivi.
Per la diagnosi, si dosano gli anticorpi specifici per la celiachia e, se positivi, si esegue la biopsia intestinale. È necessario non eliminare il glutine durante gli accertamenti.
L’unica terapia è la dieta priva di glutine che va eseguita rigorosamente per tutta la vita. I cibi permessi sono: mais, riso, patate, miglio, amaranto, grano saraceno, quinoa, teff, sorgo, prodotti sostitutivi aglutinati, carne, pesce, uova, prosciutto crudo, latte e derivati, verdure, funghi, legumi, frutta, castagne, vino, caffè, tè, miele, zucchero, burro, oli vegetali.
La dieta deve rispettare i canoni della Dieta Mediterranea, deve essere personalizzata, varia ed equilibrata alternando i prodotti naturalmente senza glutine con quelli aglutinati.

*biologo nutrizionista
Mail: info@studioagiemme.it

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