Attualità

Montevecchio: C’era una volta Arresojas

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di Andrea Lanterna
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Sono passati dieci anni da quando si è tenuta la decima, e finora ultima, edizione di “Arresojas”, la biennale del coltello sardo. Fin dal 1994 la manifestazione organizzata dal comune di Guspini in collaborazione con la Pro Loco è stata una vetrina preziosa per i coltellinai dell’isola.

Descrivere la biennale come evento promozionale è però riduttivo. Nel contesto delle miniere di Montevecchio la biennale ha presentato collezioni private dal grande valore artistico, mostre sulla storia e sulla produzione dei coltelli. Una formula, quella dell’unione tra cultura e mercato, che ha goduto di grande fortuna presso il pubblico. Edizione dopo edizione “Arresojas” ha infatti riscosso consensi crescenti fino ad arrivare, nel 2011, a espandersi anche in centro a Guspini per meglio accogliere migliaia di visitatori paganti da tutta Europa.

Le ragioni di questo successo non sono da cercare nel pur importante aspetto turistico della manifestazione quanto nel ruolo che fin da subito ha svolto per il mestiere dei coltellinai. Il segreto di “Arresojas” è stato offrire agli artigiani uno spazio non solo di promozione del proprio lavoro, ma di confronto e crescita professionale. A Montevecchio è partito il rilancio di una nuova generazione di coltellinai pronta a raccogliere il testimone di un mestiere che pareva condannato all’estinzione.

Questa serie di punti di forza non è bastata a salvare “Arresojas” dalle conseguenze della crisi finanziaria del 2011. L’undicesima edizione, originariamente prevista per il 2013, è stata prima rimandata all’anno seguente e poi cancellata definitivamente a causa di tagli di bilancio. Una perdita per Guspini resa ancor più dolorosa dal fatto che la biennale è stata nel corso degli anni in grado di autofinanziarsi con la vendita dei biglietti e le sponsorizzazioni.

Questi dieci anni di interruzione possono sembrare una piccola parentesi nella storia del coltello sardo, partita dalle lame in ossidiana, e non sono stati certo in grado di scalfire il prestigio de “sa guspinesa”. Resta tuttavia l’amarezza pensando all’occasione persa per il futuro di quella è che riconosciuta come una delle espressioni più alte dell’artigianato sardo.

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