Sono passati otto mesi da quando la piccola Gioia Leuci, di appena quattro anni, ha perso la sua battaglia contro una terribile malattia. Per la bambina, originaria di Lunamatrona, circa due anni fa è stata creata un’associazione denominata “Tutti per Gioia” attraverso cui, in tutta Italia, è partita una campagna di raccolta fondi per permetterle di affrontare cure sperimentali che, pur con probabilità molto basse, avrebbero potuto aprire nuove possibilità di guarigione. Lo scorso 12 giugno, però, la flebile luce della speranza si è spenta per sempre e con essa si è materializzato lo sconforto di chi ha pregato affinché venisse scritto un finale diverso. Descrivere il dolore dei familiari che hanno subito un tale dramma è obiettivamente difficile; tuttavia, come è vero che nella vita di tutti a volte può improvvisamente spegnersi la luce, allo stesso modo è altrettanto vero che dal buio qualcosa può cambiare; e, talvolta, in positivo. Questo perché il dolore, in fondo, per quanto a volte faccia terribilmente male, nasconde anche un’altra faccia meno crudele e carica di valori quali “la generosità”, “l’altruismo” e “l’amore verso il prossimo”; qualità di cui, nella quotidianità, le persone ne perdono troppe volte la percezione.
E in tal senso i genitori di Gioia, Giancarlo e Pamela, poche settimane fa hanno dimostrato come questa “faccia nascosta” possa affiorare e lo hanno fatto donando, attraverso l’associazione “Tutti per Gioia”, ben 50mila euro all’ospedale Gaslini di Genova, il centro ospedaliero che da tempo si occupa di cure e assistenza per i bambini gravemente malati. In questo modo l’associazione, nata per curare la piccola Gioia da quel maledetto glioblastoma, aiuterà ora altri piccoli sfortunati afflitti dallo stesso male. Un letto di ospedale occupato da un malato ha fra i suoi risvolti meno negativi anche quello di azzerare tutte differenze di classe, razza e religione permettendo di far germogliare il nobile valore della solidarietà alle persone che vivono direttamente il dolore e a quelle che più sono vicine a chi soffre. Forse solo quando si comprenderà più a fondo che la propria salvezza, spirituale o terrena che sia, è forse l’elemento imprescindibile che più di tutti eguaglia gli esseri umani, chissà non si possa sperare in una società più solidare, votata all’unione e, di conseguenza, migliore in tutti i sensi.
Simone Muscas
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