RUBRICA STORIA DI CASA NOSTRA

Collinas – Forru, trasporti pubblici dalla metà del secolo scorso ai giorni nostri

Corriera del tipo usata dall'autolinea Pas
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di Francesco Diana

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Fino all’immediato dopoguerra, gli spostamenti in direzione delle principali città della Sardegna potevano avvenire esclusivamente tramite ferrovia, con qualche difficoltà in più per Nuoro, per via dello scambio a Macomer.

La stazione ferroviaria di riferimento, come peraltro adesso, era quella di San Gavino Monreale, all’epoca raggiungibile solo con mezzi di fortuna: carri, calessi, biciclette o addirittura a piedi.

A cavallo fra gli anni ’40 e ’50, ai primi sintomi della ripresa economica cominciarono a comparire i mezzi pubblici di linea, anche al servizio dei piccoli paesi dell’interno.

Collinas-Forru fu collegata alla città di Cagliari con la corsa giornaliera Cagliari-Sardara-Ales e v/v, operata dalla SITA (Società Italiana Trasporti Automobilistici) e, in tempi successivi, da una seconda corsa dello stesso vettore che operava sulla linea Cagliari-Mogoro-Morgongiori e v/v.

Si viaggiava costipati all’inverosimile, al punto che il Fattorino destinato al rilascio dei biglietti trovava difficoltà a farsi largo in corsia. Molto spesso nei percorsi brevi, accadeva che prima di aprire le portiere per far defluire i viaggiatori a destinazione e far salire quelli in partenza, si doveva attendere il completamento del servizio di biglietteria. Le restanti città della Sardegna: Oristano, Sassari e Nuoro restavano raggiungibili solo per ferrovia, con partenza e arrivo a San Gavino Monreale.

Raggiungere la Stazione di San Gavino Monreale per coincidenze con le linee ferroviarie da e per le principali città della Sardegna, Cagliari e Oristano in particolare, costituiva sempre un grosso problema, la cui soluzione appariva ormai improcrastinabile.

Autolinee Pas

A risolverlo ci pensò un imprenditore dell’epoca, istituendo il collegamento bi-giornaliero Collinas-Sardara-San Gavino Monreale con vettore P.A.S. (Pierino Argiolas Sardara), in coincidenza con gli orari delle tratte ferroviarie da e per Cagliari, Oristano e Sassari, con terminal a Collinas in prossimità della Chiesa di San Sebastiano. Pur vincolata all’interesse primario di assicurare la normale coincidenza con gli orari ferroviari, la linea in parola adottava orari flessibili anche riguardo alle particolari esigenze dell’utenza.

La “PAS” utilizzava all’epoca un vetusto pullman a venti posti di colore rosso, con prorompente motore esterno e scaletta retrattile posteriore per la sistemazione dei bagagli in coperta.

Con un fragoroso e ripetuto preavviso acustico effettuato con le trombe bitonali in dotazione, partiva quotidianamente alle cinque del mattino, per assicurare le coincidenze con i treni a San Gavino Monreale, previe laboriose operazioni di preriscaldamento del motore a testa calda, specialmente durante l’inverno. Solo in tempi successivi, allo scopo di soddisfare le esigenze di un’utenza sempre più ampia per i collegamenti con la rete ferroviaria, la tratta fu allungata fino ad Ales, diventando cosi la linea bi-giornaliera San Gavino-Sardara-Ales, con terminal in quest’ultimo comune.

L’allungamento del percorso e l’incremento dell’utenza, impose al vettore la sostituzione del citato pullman obsoleto con altri di maggiori dimensioni e più accoglienti.

Oristano e Sassari, pertanto, erano raggiungibili solo attraverso ferrovia o mediante una corsa domenicale effettuata dalle autolinee PANI sulla tratta diretta Cagliari-Sassari e VV, con fermate intermedie solo a Sanluri, Sardara, Oristano, Macomer.

I tanti lavoratori locali (in prevalenza muratori) che operavano nei centri del nuorese, ripartivano la domenica pomeriggio da Sardara, utilizzando le autolinee Pani fino a Macomer, dove facevano lo scambio in direzione dei paesi di destinazione.

A Sardara operava un oneroso servizio di autonoleggio privato che faceva capo a un privato, disponibile a raggiungere qualsiasi località, utilizzando un’autovettura di vecchia concezione che presentava l’abitacolo con la classica divisione fra l’autista e gli spazi destinati ai viaggiatori. Il servizio prevalente, mancando in zona le autoambulanze perché presenti unicamente nelle principali città, era rappresentato dal trasporto d’infermi all’ospedale di Cagliari o a quello di primo intervento operante presso le Terme di Sardara e diretto dal Dott. Mossa.

Fiat 600 Multipla

Nel decennio successivo si verificò l’evento dei noleggi definiti “da rimessa”, anche se di fatto veri e propri mezzi di linea privati che provvedevano giornalmente a raccattare i viaggiatori destinati ai mezzi pubblici di linea, con la prospettiva di un viaggio più celere e con la possibilità di eventuali trasgressioni al normale percorso, specie in presenza di voluminosi bagagli. Tali agevolazioni sopperivano al disagio di dover spesso viaggiare stipati all’interno delle autovetture usate, spesso di dimensioni inadeguate in presenza di bagagli. In effetti, però, il “Noleggio da Rimessa con conducente”, secondo la normativa all’epoca in vigore, era inteso come una forma di “trasporto di persone a richiesta dell’utente, esercitato non in modo continuo né periodico, per itinerari e secondo orari stabiliti dall’utente stesso”. Di fatto, invece, ogni viaggiatore pagava il suo biglietto, impegnandosi a dichiarare di viaggiare gratis in caso di controlli stradali da parte delle forze dell’ordine che, con un sorrisetto sarcastico, annuivano.

A Cagliari il terminal di tutti i noleggiatori era la Piazza del Carmine. I pionieri del noleggio da rimessa provenivano dai paesi limitrofi, ben presto imitati da alcuni operatori locali. La gloriosa autovettura operata prevalentemente era la Fiat 600 multipla a sette posti più autista.

Con l’evento del Boom economico, che consentì alla stragrande maggioranza dei cittadini di dotarsi di autovettura propria, ebbe fine anche l’anomala attività di “Noleggio da rimessa con autista” a tutto vantaggio dei più confortevoli mezzi pubblici di linea, dalla SITA alla SATAS e, per finire, all’ARST di questi tempi.

Oggi, grazie al benessere che ha consentito a moltissime famiglie di dotarsi di un mezzo di trasporto proprio fa si che, escludendo le corse destinate agli studenti pendolari, i mezzi pubblici di linea continuino a viaggiare desolatamente vuoti e col solo autista, ma comunque utili per assicurare, all’occorrenza, un servizio nei confronti di quanti non possono beneficiare di mezzo proprio.

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