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Complesso strumentale a fiati “Amilcare Ponchielli”: la musica come strumento di prevenzione alla violenza

I corsisti con l'attestato finale
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Il complesso strumentale a fiati “Amilcare Ponchielli” di Sanluri è stato protagonista di due importanti iniziative: un seminario formativo “Emozioni tra Musica, Arte e Movimento” e, al termine, di una Conferenza dal titolo “Con-tatto – L’ascolto e la connessione emotiva per la prevenzione delle violenze a scuola e in famiglia”. Argomento comune ai due eventi è stato il connubio musica ed emozioni. Il seminario, al quale hanno partecipato i docenti, educatori e altre figure che operano nel contesto socioeducativo e sanitario del territorio, è stato tenuto da Nicola Pangia, educatore, formatore, Responsabile del CDM centro didattico musicale di Roma. Il corso ha proposto ai partecipanti un approccio metodologico secondo i principi dell’Orff-Schulwerk, che favorisce un apprendimento globale, inter e multidisciplinare per bambini (3-11 anni) attraverso l’integrazione di musica-danza-parola. «Un approccio così strutturato –  spiega il formatore – focalizza l’attenzione all’espressione e alla persona, ne facilita lo sviluppo e crea un clima di fiducia. Il “fare musica” insieme diventa così incontro con l’altro, condivisione, strumento di promozione della qualità della relazione nel gruppo. Il movimento come fondamento dell’apprendimento musicale e la costante associazione tra corpo, voce e suono avvantaggiano la creatività, attraverso processi che vanno dal gioco alla libera esplorazione, all’improvvisazione strutturata e alla composizione. L’Orff-Schulwerk va inteso come educazione “elementale” (purché non s’intenda con elementare una metodologia semplice o banale), elaborata sugli elementi specifici della musica: ritmo, armonia, movimento, etc. Si può dunque educare l’allievo, stimolandolo a tirar fuori il meglio di se sviluppando l’Empatia».

Seminario di Nicola Pangia

Questi argomenti sono stati approfonditi al termine del corso, nella conferenza pubblica “Con-Tatto” in cui, tutti i relatori hanno approfondito il rapporto Musica-Relazione, come strumento di prevenzione e contrasto al bullismo e di sensibilizzazione alla violenza di vario genere.

Per un buon educatore insegnare” non dovrebbe significare “inculcare” nozioni, ma stimolare l’apprendimento e la capacità del singolo a imparare secondo i propri tempi e competenze, educando all’ascolto e all’interazione nel gruppo. Accanto alla competenza della propria specialità, entrano in gioco altre discipline: la psicologia, la metodologia didattica, l’apprendimento per imitazione, il cooperative learning, ma soprattutto la fantasia, l’immaginazione e la creatività.

Michela Floris, ricercatrice e docente alla facoltà di Economia dell’Università di Cagliari, ha sottolineato che occorrono diverse variabili per riuscire in un determinato progetto. Queste variabili sono conosciute come Soft Skills e rappresentano le competenze trasversali che si acquisiscono in ambiti e contesti diversi, e consentono di ottenere il giusto mix di competenze specifiche, reali e pratiche (sapere e saper fare). «Mentre le competenze specifiche (Hard Skills) si focalizzano sullo sviluppo dell’intelligenza cognitiva-razionale, le soft skills si concentrano sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva ovvero comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri, saper gestire la propria emotività in differenti contesti. Recenti studi hanno, dimostrato, che il successo di un progetto è determinato dal 75% all’ 85% dalle Soft Skills. Lo studio della musica può favorirne l’apprendimento e l’utilizzo in ogni aspetto della vita».

Ecco un elenco in ordine alfabetico delle principali soft skills citate da Michela Floris: Abilità di leadership, mentoring e coatching, Abilità nella gestione e selezione delle informazioni, Altruismo, Autocontrollo, Capacità comunicative, Capacità di lavorare in gruppo, Capacità organizzative e di pianificazione, Creatività, Fiducia in se stessi, Flessibilità Lavoro per obiettivi, Propensione all’apprendimento continuo, Problem solving, Resistenza allo stress. La musica può essere usata come mezzo di connessione, in quanto, facendo musica in gruppo, si può imparare a percepire se stessi, la propria corporeità e la capacità di ascolto. L’individuo più sereno e meno aggressivo, mantiene il giusto equilibrio tra il ruolo Dominante-Dominato e acquisisce una buona capacità di gestire i rapporti, evitando così situazioni di tensione che rischiano di sfociare in situazioni problematiche con conseguenze che possono manifestarsi nelle relazioni affettive, sociali e lavorative.

Conferenza di Alessandra Piras

Alessandra Piras, psichiatra, psicoterapeuta, dirigente medico di psichiatria DSM Cagliari – CSM Quartu Sant’Elena, partendo da un caso clinico, ha spiegato, attraverso concetti derivanti dall’Analisi Strutturale del Comportamento Interpersonale e dall’Analisi Transazionale Socio-Cognitiva, come un individuo possa arrivare ad agire comportamenti aggressivi, appresi all’interno di esperienze relazionali con figure significative della propria infanzia, attivando uno o più dei tre processi di copia: 1) Identificazione: Essere come lui o lei;  2) RIcapitolazione: Comportarsi come se lui o lei fossero ancora presenti e in controllo; 3) Introiezione: Trattarsi come lui o lei hanno fatto. «Nel caso preso in esame, il paziente, musicista per passione, vive, a causa di problematiche lavorative, un periodo di forte stress, in risposta al quale scopre con angoscia, di essere capace di reazioni aggressive nei confronti del figlio, le stesse reazioni che aveva, a sua volta, da bambino, subìto dal padre, pertanto prendendo consapevolezza del problema intraprende una psicoterapia. La musica, sino a quel momento, mezzo di evasione e rifugio da realtà frustranti, si rivela risorsa importante nel percorso terapeutico: permettendo al paziente di “percepirsi” e rispondere ai suoi bisogni autentici e di “sentirsi in armonia con gli altri” (attraverso la raggiunta empatia), arriva a favorire lo sviluppo del processo di crescita intrapsichica e relazionale dell’individuo e viene a costituire importante fonte di nutrimento e gratificazione. Attraverso il caso in esame è stata, infine, evidenziata l’importanza di un bilanciato esercizio di potere e affettività nell’interazione con gli altri ed è stato proposto a genitori ed insegnanti un modello di “equilibrio relazionale” da tramandare alle generazioni future».

Esercitazione durante il seminario

Il modello comportamentale Dominato-Dominante è stato poi approfondito dalla Dott.ssa Anna Mallocci, Psicologa e Psicoterapeuta, consulente nei Centri Antiviolenza e nei Servizi Educativi Territoriali che ha presentato un approccio non clinico ma particolarmente utile nei contesti educativi. Si tratta della teoria elaborata dall’antropologa Pat Patfoort che riconduce le varie forme di violenza al modello M-m (Maggiore-minore) imperante nella società che può essere però sostituito dal modello alternativo E (Equivalenza).  «Quando due persone divergono in caratteristiche, opinioni e punti di vista: l’una tende a valorizzare la propria e porsi in posizione M facendo inevitabilmente scivolare l’altra nella posizione m; che cercherà di reagire nell’unico modo che conosce ovvero porre l’altro in posizione m. Tale dinamica che può condurre in estrema sintesi: al disagio rivolto a se stessi (all’interno) e quindi somatizzazioni e patologie autoimmuni; all’escalation della violenza: lo scambio diventa sempre più visibile passando alla manifestazione fisica; a diffondere la catena della violenza: chi si trova nella posizione m trasferisce in un altro contesto la tendenza ad occupare la posizione M mettendo un’altra persona in posizione m che a sua volta lo esporterà in altra relazione. Il modello E prevede l’analisi delle posizioni con le persone in conflitto tentando di armonizzare con un lavoro importante che investa l’autocoscienza, la consapevolezza delle modalità comunicative e della violenza che in esse si esprime, utile in quanto i disagi che non si palesano in famiglia poi vengono evidenziati a scuola. Ecco che anche dal punto di vista della prevenzione, il docente ha delle grosse responsabilità e deve saper riconoscere i primi segnali di pericolo che possono far sospettare una possibile situazione conflittuale».

A questo proposito, Davide Costa, docente di Informatica, ideatore e programmatore di SARDU, e SARDUx Linux Educational, durante il suo intervento ha portato la sua testimonianza “di vita”: «Ho iniziato per “caso” a occuparmi di informatica, inizialmente per superare i disagi provocati dai pregiudizi, dalla mancanza di ascolto vissuta nel periodo scolastico, sfociata in episodi di bullismo da parte di compagni e insegnanti. Da semplice passione ora è diventato lavoro. Il mio SARDUx, può rappresentare un valido aiuto per l’utilizzo della tecnologia informatica nelle scuole, che può, essere utilizzata come strumento di “conoscenza” ma anche per sviluppare la creatività, attraverso degli appositi approcci che dalla fase di scoperta si possano preparare all’uso inter e multidisciplinare che può scaturire. L’informatica può essere utilizzata per la musica, e viceversa, la musica può essere un ottimo tramite per tutte le altre discipline e contribuire sia alla formazione sia alla prevenzione»

Tra un intervento e l’altro, Alberto Basciu, esperto in riflessologia plantare e kinesiologia applicata, ha dato ai presenti diverse spiegazioni sugli effetti che le ferite emotive possono avere sulla salute e ha suggerito qualche elemento che può essere utile agli insegnanti e ai genitori.

Da cosa nasce l’idea di queste importanti iniziative del Complesso “A. Ponchielli, e quali sono i progetti per il futuro lo spiega il Presidente, Marcello Caneglias: “Il nostro importante ruolo educativo e socio-culturale ci ha spinto negli ultimi due anni a favorire la formazione di docenti ed educatori. Questo è il terzo seminario, al quale abbiamo aggiunto anche la conferenza pubblica. Abbiamo in mente di proseguire con questi progetti ma ora ci concentriamo con uno dei più importanti eventi che : il nostro tradizionale Concerto di Santa Cecilia del prossimo 25 novembre a Sanluri. Quest’anno avremo l’onore di ospitare il Maestro e compositore spagnolo José Alberto Pina. “The Ghost Ship” è una delle sue ultime composizioni e sotto la sua direzione la nostra associazione la eseguirà per la prima volta in Italia. Per noi componenti, e per chi verrà ad assistere al Concerto, sarà un’importantissima esperienza che ci arricchirà tutti musicalmente e umanamente”.

Simona Caneglias

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