Collinas FRAMMENTI DI STORIA PAESANA

Comune di forru: Sa Roadia, i Monti Frumentari, Sa Cumandata

Condividici...

Soffermandoci sugli atti del Consiglio comunale di Forru risalenti al 1835, osserviamo che si fa spesso uso del termine “Roadìa”, in altre parole istituzione finalizzata a risolvere, almeno in parte, le precarie condizioni economiche del comune. In alcuni atti, la suddetta strategia è indicata come panacea per tutti i mali; in altri, invece, nonostante se ne suggerisca l’adozione, è ritenuta palesemente inadeguata.
Nel verbale che riporta le determinazioni adottate dal consiglio comunale di Forru nella seduta del 22 febbraio 1835, infatti, si rileva che il Sindaco Antonio Maria Tuveri, coadiuvato dai consiglieri: Rocco Onnis, Pietro Antonio Manigas, Francesco Cadeddu, Ignazio Farris, Sisinnio Tuveri e Antonio Onnis, alla presenza dei probbi uomini: Antonio Onnis Melis, Antioco Scano Floris, Antonio Matta Manigas, Francesco Floris Pau, Michele Onnis Mazzeu, Antioco Pilloni Puzzolu, Salvatore Sanna Cadeddu, Antonio Serra, Antioco Garau Sechi, Antonio Pusceddu Murgia, Antonio Pusceddu Puzzolu, Sisinnio Arzedi, Pietro Antonio Scano e Salvatore Tuveri Casu, proponeva la costituzione di una “Roadia” o, alternativamente, la chiusura di una parte dei terreni destinati al pascolo del bestiame, per far si che le produzioni conseguite, sia in granaglie sia in denaro, fossero destinate al risanamento delle casse del comune perennemente gravate di oneri insostenibili, non ultimi quelli derivanti dall’allestimento del nuovo stabilimento delle “Regie Poste”. Tuttavia, non possedendo il comune terreni con caratteristiche tali da consentire l’attuazione dell’ipotesi formulata, per ovviare al problema si limitava a chiedere l’eliminazione del “Dazio” dalle Scuole Normali.
Era l’epoca in cui Forru era sotto il dominio del Marchesato Carroz di Quirra che, incurante delle misere condizioni della gente, mandò i militari in diversi comuni considerati renitenti, facendo pagare al popolo fino all’ultimo centesimo, al punto che in molti dovettero vendere anche i propri buoi o addirittura abbandonare il proprio paese.
Per quanto esposto, risalire all’etimologia del termine “Roadìa”, diventava per noi un’esigenza inderogabile, da spingerci ad approfondire le ricerche, per poi accertare che il termine in parola è antichissimo poiché, anche se con varie modulazioni, figura nei documenti ancora più remoti della “Carta de Logu”.
Il suo significato, però, non è molto chiaro: c’è chi lo definisce come «un antico ordinamento sardo che obbligava i cittadini a lavorare gratuitamente le terre in un giorno festivo a profitto dei monti frumentari» e chi, invece, ritiene volesse indicare «un obbligo a prestare gratuitamente giornate di lavoro a favore del Regno da parte dei servi»; altri ancora gli attribuiscono «una forma di contribuzione in favore dello Stato, da parte di coloro che, non avendo denaro erano tenuti, in alternativa, a prestazioni lavorative gratuite».
Trattandosi di un termine adottato con frequenza durante il periodo feudale, sono in molti ad attribuire al termine “Roadìa” «una forma di prestazione di lavoro gratuita in favore dei feudatari» .
Anche in Sardegna, in tempi più recenti, in sostituzione del relativo canone, il mezzadro era tenuto a lavorare gratuitamente una parte dei terreni del proprietario, in cambio del solo vitto.
Alla luce di quanto emerso, stando ai contenuti delle delibere consiliari del comune di Forru, risalenti al 1835, si ha motivo di ritenere che il significato logico del termine “Roadìa”, fosse quello che stava a indicare prestazioni d’opera gratuite da parte dei cittadini in favore del comune, allo scopo di far fronte alle molteplici necessità dell’ente, solo parzialmente coperte dagli introiti provenienti dai vari tributi. Tanto è vero che, in tempi più recenti, entrò in vigore anche l’istituto di “Sa Cumandata”, ossia una prestazione di lavoro gratuita da parte dei cittadini in età adulta in favore dei comuni, per l’esecuzione d’interventi di pubblica utilità”.
Appare altrettanto attendibile anche le finalità di prestare gratuitamente il proprio lavoro nei giorni festivi in favore dei Monti frumentari”, anche se in certi casi con esiti inadeguati, come si rileva dal verbale del consiglio comunale di Forru del 14 maggio del 1835, nel quale si riporta che  il Sindaco Antonio Maria Tuveri, dichiarava testualmente: «fin da quando è stata introdotta la Roadìa in favore di questo Monte granatico, non è stato mai possibile ricavare frutti bastevoli a poter ricompensare alle spese che l’accompagnano, sarebbe più migliore, che li terreni destinati per una tale Roadìa si dessero in società a qualche particolare, e indi si sperimentasse il gran profitto che ne ridonderebbe a favore del predetto Monte; quindi se ne domanda la sua risoluzione dai Signori congregati i quali, udita la suddetta proposta, unanimi accettano con dire, che non cade dubbio alcuno che dando in società i beni destinati a fare la Roadìa in favore di questo Monte sarebbe sempreché migliore che si facesse nella forma proposta, ed in questo modo si sperimenterebbe un profitto più grande, che sarebbe per soddisfare a qualunque Governante; se ne ricorra dunque all’Ill.mo Monsignor Vescovo per ottenere l’opportuno permesso».
È opportuno precisare che i Monti frumentari, poi denominati “Monti granatici”, sorsero in Sardegna intorno al 1767 con un Decreto del Viceré, e avevano lo scopo di conservare le sementi per distribuirle ai contadini poveri, onde prevenire ogni forma di usura e evitare le carestie. In ogni comune fu istituito un monte granatico sotto la vigilanza di un Censore, ma i primi risultati furono negativi. Tanto è vero che fu poi la Chiesa cattolica a proporre iniziative analoghe, che ebbero maggiore successo. Fra queste, una delle più importanti, fu quella intrapresa dalla Diocesi di Ales per iniziativa del Vescovo Michele Beltran, poi deceduto abbastanza precocemente. I suoi successori continuarono comunque la sua opera, a cominciare dal vescovo Francesco Masones y Niu (1693/1704), che diventando poi Arcivescovo di Oristano intraprese anche in tale diocesi  l’iniziativa, per finire col Monsignor Giuseppe Maria Pilo (1760/1786), famoso per aver costituito i “Monti della pietà”, oltre che per la sua eccezionale magnanimità che lo portò a vendere i beni della Chiesa e quelli personali, allo scopo di compensare le inadempienze di molti Sacerdoti, avari e incuranti della miseria dei poveri. Era l’epoca in cui i beni della Chiesa e quelli appartenuti ai Signori Cavalieri, che in un primo momento erano esenti da imposte e dai relativi oneri alternativi, furono in seguito assoggettati anch’essi a tassazione, in base alla Sentenza del Reale Consiglio della Sardegna pronunciata a Torino il 16 giugno 1835, ovviamente non senza resistenze. Tanto è vero che con Deliberazione del 7 settembre 1835, il comune di Forru, sempre Antonio Maria Tuveri Sindaco, fu costretto a rivolgere istanza al Supremo Magistrato della Reale Udienza perché costringesse «i Cavalieri del villaggio: Don Luigi Diana Urru, Don Luigi Diana Orrù, Don Raimondo Diana Diana, Don Antioco Diana Achenza, la vedova Donna Maria Anna Diana, la vedova Donna Chiara Diana, e i Signori Sacerdoti Rev. Giovanni Onnis Melis, Dottore Rev. Don Battista Diana Orrù, il Rev. Giuseppe Luigi Tuveri, tutti residenti a Forru, e ancora, poiché possessori beni nel villaggio di Forru: Don Giovannico Diana Diana di Sardara, Rev. Dott. Antonio Tuveri rettore di San Gavino, Canonico e Avv, Don Efisio Diana Diana di Ales, la Chiesa Parrocchiale di Forru e la Cappella del Santo Rosario, a versare al comune i diritti feudali».
Per finire, nel 1780 nacquero in Sardegna i “Monti Numari”, aventi lo scopo di elargire, oltre alle sementi, anche derrate di denaro e strumenti agricoli da impiegare anche per le coltivazioni delle “Roadìe”. Se ne costituirono circa 500, ma ebbero breve durata poiché costretti dal Governo a pagare i debiti accesi dallo Stato. Continuarono comunque a operare fino al 1845, anche se con alterna fortuna per effetto di una Legge del 1851 che, attuandone il riordino, ne limitò profondamente l’efficacia.
Francesco Diana

Condividici...

CLICCA sotto PER LEGGERE GLI ANNUNCI

CLICCA sotto PER LEGGERE

Argomenti

Bonus Docenti

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy