Economia & Lavoro

Confcooperative, Roberto Savarino confermato presidente Sud Sardegna

Roberto Savarino
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Rafforzare l’insieme di reti, relazioni e aggregazioni che formano l’universo dell’associazionismo e della cooperazione e definire obiettivi specifici sui quali puntare per proporsi sui nuovi mercati di riferimento e non restare indietro nella sfida alla competitività. Il messaggio che arriva dall’assemblea elettiva di Confcooperative Cagliari, che ha riunito al THotel la propria base associativa che opera nella Città metropolitana di Cagliari e nel Sud Sardegna, è forte e chiaro come il tema proposto ai soci, ai partner istituzionali ed al mondo accademico, per cercare una strada condivisa e dare risposte concrete sulla ripresa economica: “Costruttori di bene comune – quando l’innovazione sostiene il futuro”. Un’occasione per rimarcare che le cooperative rappresentano, sin dalla loro nascita, un modello innovativo e sostenibile, in quanto, sia nelle loro forme originarie e sia nelle nuove, continuano ad intercettare e rispondere efficacemente ai bisogni della comunità.

I prossimi quattro anni, per il nuovo direttivo, saranno fondamentali per dare maggiore impulso a un sistema che lo scorso anno ha celebrato i 70 anni di presenza nell’isola e ad oggi conta nel sud della Sardegna 246 cooperative che operano nei settori del consumo e utenza, sanità, lavoro e servizi, pesca, edilizia, cultura, turismo, sport, sociale, Federcasse, segretariato e mutue, coinvolgono 7.724 soci, danno lavoro a 3.867 persone e fatturano 164.686.128 milioni.

“Il modello di sviluppo basato sulla crescita e sull’aumento di virgole di PIL ad ogni costo – sottolinea Roberto Savarino, presidente di Confcooperative provinciale Cagliari – probabilmente ha concluso il suo ciclo e la crisi ormai decennale, assieme ad una rivoluzione tecnologica e alla globalizzazione senza regole, ci consegna un presente in cui si sono allargate notevolmente le fratture tra ricchezza e povertà, tra generazioni presenti e future, tra sud e nord, tra centro e periferie. Un ampliamento delle diseguaglianze che frena un possibile sviluppo inclusivo e sostenibile sul piano sociale, economico e ambientale. Le imprese non possono stare a guardare e men che meno lo possono fare le imprese cooperative, che ben rappresentano la “buona impresa” quale soggetto economico che, in termini culturali e sociali, può contri­buire a correggere le deformazioni dell’economia attuale e far imboccare la strada maestra di uno sviluppo sostenibile. Non è più sufficiente la proverbiale resilienza delle cooperative, è necessario continuare ad essere costruttori di bene comune dotandosi di strumenti giusti: ricerca, innovazione e sostenibilità”.

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