DIARI DI VIAGGIO

Cooperativa di Comunità: un modello di innovazione sociale in continua evoluzione

Biccari, lago Pescara
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 Presentiamo qui l’esperienza di Biccari (Foggia), dove cittadini dai 18 ai 90 anni con ruoli e competenze diversi (liberi professionisti, operai, studenti, commercianti, pensionati, ecc.) collaborano concretamente per lo sviluppo del loro territorio
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di Graziella Falaguasta
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Premessa

In alcuni recenti articoli ho fatto più volte accenno alle Cooperative di Comunità come modelli di innovazione sociale in territori particolarmente a rischio di abbandono.

Gianfranco Mignogna, sindaco di Biccari

Si tratta di strutture che vedono i cittadini in prima persona nel ruolo di produttori e fruitori di beni e servizi e, come ricorda Legacoop sul suo sito, rappresentano “(…) un modello che crea sinergia e coesione in una comunità, mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità (…)”

In particolare, negli articoli usciti su La gazzetta del 1° maggio e del 1° giugno era stato fatto riferimento alla Cooperativa di Comunità di Biccari (comune in provincia di Foggia, in Puglia), grazie alle testimonianze di Mariella Amisani, presidente del GAL Linas Campidano e dei fondatori dell’Associacione Pro-muovere di Gonnosfanadiga. Da quei primi approcci è nata in me la curiosità di approfondire e di conoscere meglio questa realtà, e così ho raggiunto il sindaco, Gianfilippo Mignogna, per una chiacchierata di confronto. Con una laurea in giurisprudenza, avvocato, appassionato di diritto ambientale ed amministrativo, Gianfilippo Mignogna è al suo terzo mandato, essendo sindaco di Biccari dal 2009. È anche vice-presidente nazionale di Borghi Autentici d’Italia e referente dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) per la Puglia.

Cooperative di Comunità: uno stimolo ad evolvere e a mantenere vive e valorizzare le risorse e le vocazioni presenti sul territorio

Ricordo che a oggi non esiste una legge nazionale in grado di normare le Cooperative di Comunità e, quindi, non esiste un modello univoco e neppure un riconoscimento giuridico (e questo è sicuramente un limite), ma solo la volontà delle regioni e delle comunità locali di lavorare in questa direzione. La Puglia, con la sua Legge Regionale n. 23 del 20/5/2014, è stata la prima ad avere legiferato in tal senso, ma anche la Sardegna non è da meno, con la sua Legge n. 35 del 2/8/2018.

Chi mi segue sulle pagine di questo giornale sa che da circa due anni e mezzo – insieme a un gruppo di persone di età ed estrazioni diverse – rifletto sull’importanza di creare a livello locale, soprattutto nei centri cosiddetti minori del nostro paese, una rete di persone (operatori dell’accoglienza e non, semplici cittadini e cittadini cosiddetti “attivi”, ecc.), desiderose di mettersi in gioco, al servizio della comunità e del suo sviluppo e approdare alla realtà della Cooperativa di Biccari ha materializzato i miei pensieri e, perché no, i miei sogni.

La prima domanda al sindaco è stata proprio quella di capire come siano riusciti ad arrivare alla situazione di oggi

Le sue risposte sono state, in un crescendo di entusiasmo, quelle di una persona che non si è mai data per vinta.
«Le prime ipotesi di lavoro sono nate come reazione alla difficile situazione in cui versava il paese alla fine degli anni 2000», racconta Gianfilippo Mignogna, «Come tante realtà di queste dimensioni, situate in zone un po’ appartate e fuori dai circuiti più frequentati, da Biccari si partiva, per andare a studiare, lavorare e a vivere altrove e questo ha sempre indotto negli abitanti un senso di sconfitta e di rassegnazione, controproducente e non costruttivo per l’insieme della comunità. Per reagire a quella sensazione di sconfitta, a livello di dibattito pubblico, si è cominciato a ragionare anziché solo su ciò che mancava, sul potenziale esistente, sulla possibilità di valorizzare quello che c’era, stimolando la voglia di restare».

Biccari, piazza Umberto

Biccari è un comune di 2.700 abitanti, il cui centro abitato sorge su un poggio del subappennino della Daunia, a 450 metri di altitudine, con un territorio comunale che si estende, a sud-ovest fino al monte Cornacchia (1151 mt., la vetta più alta della Puglia) e a nord-est fino alla piana del Tavoliere. Altre particolarità, dal punto di vista geografico, riguardano la presenza, nel settore montano, delle sorgenti del torrente Vulgano e del lago Pescara, mentre più in basso, fra i 200 e i 400 metri di altitudine, si trova una pianura ondulata che è parte integrante del Tavoliere della Puglia. Una zona comunque ricca di acqua, perché l’intero territorio comunale è lambito dai torrenti Salsola e Lorenzo (affluente del Celone) ed è attraversato dal torrente Vulgano, affluente della Salsola.

Il “luogo” da cui si è partiti per ridare vita al territorio è stato il bosco, vastissimo, tantissimi ettari di territorio comunale considerato in maniera statica e meta quasi unicamente di picnic domenicali dalle città (il che costituiva solo un aspetto di disagio per gli abitanti), che, invece, si è rivelato una grandissima risorsa. Al lavoro di forestazione, pulizia e rivalutazione si è affiancata la realizzazione di progetti rivolti allo sviluppo di forme di turismo sostenibile, rispettoso dell’ambiente, destinato a famiglie, bambini e nicchie di viaggiatori particolarmente attenti agli ambienti circostanti. Sono nati così il bosco didattico, il Parco Avventura, il cesto picnic per valorizzare le produzioni locali, le case sugli alberi, le “bubble room” (una sorta di tende, a sfera, di materiale plastico, in parte trasparente, in parte grigio, posizionata su una palafitta in legno per garantire un soggiorno gradevole nel bosco) e varie tipologie di attività outdoor, che rappresentano oggi l’insieme dell’offerta di questo territorio e che creano un legame “magico” tra il centro abitato e il bosco. E con molto orgoglio il sindaco ci ricorda anche di essere stati i primi, in Puglia, a ideare l’uso terapeutico del bosco, con il progetto “Forest care”, dedicato a terapie nel bosco e inserimento lavorativo di ragazzi con disturbi psico-sensoriali. Approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Biccari, questo progetto risponde alle crescenti e diffuse domande di attenzione e di cura nei confronti di persone fragili e qualifica ulteriormente il territorio grazie proprio a esperienze pilota, generando nuove opportunità occupazionali, sociali, relazionali. «Non solo, questo lavoro di recupero delle aree boschive ha fatto da sicuro collante tra generazioni, rendendo onore al lavoro di boscaiolo svolto per anni da tanti abitanti di Biccari (anche mio nonno lo era) ed è diventato un nuovo possibile sbocco lavorativo per molti ragazzi», ci ricorda sempre il sindaco.

L’obiettivo era dunque quello di creare le condizioni per un rilancio del territorio, delle sue forze lavoro e produttive, per una tenuta dell’economia e del clima sociale territoriale che preservasse Biccari dall’impoverimento progressivo e, soprattutto, dall’abbandono dei giovani grazie allo sviluppo della filiera dell’ospitalità, aspetto assolutamente inedito mai affrontato in maniera così sistemica fino ad allora.

 

Progettazione partecipata, conoscenze e competenze condivise

Poiché la progettazione e la gestione partecipata necessitano, anche, di un background adeguato e uniforme, è stato importante e necessario realizzare, oltre a ricerche di mercato sulla “clientela” di riferimento potenziale, anche alcune analisi delle competenze presenti sul territorio, per poter fornire ai visitatori un’offerta personalizzata che tenesse conto delle esigenze specifiche. In questo senso sono state istituite con successo le figure di “tutor”, una quarantina di persone specializzate in diverse discipline, che prendono in carico le persone, le accompagnano nelle visite e creano con loro relazioni umane significative.

Mariella Amisani, nel corso dell’intervista pubblicata lo scorso 1° maggio, aveva affermato «(…) ciò che mi colpisce nella testimonianza dei promotori della Cooperativa di Comunità di Biccari, di cui fanno parte persone dai 18 ai 90 anni, è la forte motivazione, il forte senso di appartenenza alla comunità e la voglia di creare qualcosa di innovativo che contribuisca al reale benessere, non solo economico, ma anche sociale in termini di serenità e di felicità». Ecco, e questo è uno dei punti di forza di tutto il grande lavoro svolto e i risultati, dal 2015 a oggi si sono avuti, eccome: si è passati da 2 a 11 bed and breakfast perfettamente funzionanti, ci sono oggi 5-6 ristoranti che lavorano tutti, i produttori locali di zafferano, tartufi, olio, pasta sono ormai riconosciuti e il campo di lavanda situato a 1000 mt di altezza (gestito da un giovane che ha riscoperto il piacere del ritorno alle attività agricole) è diventato una meta abituale di escursioni, con decine e decine di visite al giorno.

Prosegue Gianfilippo Mignogna: «Nel percorso di crescita della consapevolezza di essere in prima persona gli ‘ambasciatori’ del proprio territorio da parte dei cittadini biccaresi si è arrivati passo dopo passo alla costituzione della Cooperativa di Comunità, quello che abbiamo definito lo ‘speciale’ modello di aggregazione sociale in grado di costruire risposte condivise dai cittadini a bisogni collettivi, mettendo a disposizione la propria creatività, le proprie capacità, il proprio saper fare. Questi percorsi, anche quando inizialmente stimolati dall’amministrazione comunale, sono diventati poi patrimonio di tutti, coscienti della forte innovazione sociale alla quale stavano contribuendo, basata soprattutto sulla condivisione e sulla capacità di identificare – tutti insieme – i bisogni, elaborando idee e costruendo risposte coerenti con le risorse disponibili sul territorio».

Biccari di notte

Tutto questo, ovviamente, è stato realizzato in perfetta coerenza con la visione dell’amministrazione comunale (politica, etica, di visione futura), che si è posta il compito di fornire adeguate indicazioni e sostegno nella direzione della sostenibilità nel tempo delle diverse iniziative, senza vincoli alla durata dei propri mandati, «ma ‘liberando’ energie che forse riducono il potere (usato qui come verbo), sviluppando la declinazione dello stesso in ‘possiamo», ci ricorda coraggiosamente il sindaco. In questo contesto si inseriscono alcune iniziative di medio-lungo termine, come il progetto “Argentini per il mondo”, in corso in questo periodo, che ha portato in paese almeno 40 argentini e il progetto di vendita a prezzi “politici” delle case del centro storico, che sta dando buoni risultati, tanto che a oggi sono 22 le abitazioni vendute a cifre che vanno dai 5.000 ai 40.000 euro a tedeschi, americani, portoghesi, cubani, messicani. Interessante capire che anche l’atto di compra-vendita può diventare un momento significativo per entrare in relazione più stretta con la realtà di Biccari.

Gli elementi qualificanti e le grandi sfide: il lavoro, l’organizzazione, le competenze, l’attenzione alle persone

Oltre al recupero e la gestione di beni pubblici inutilizzati o poco valorizzati, la Cooperativa è diventato un vero e proprio laboratorio e motore, realizzando alcune attività significative come la gestione della scuola della civiltà contadina, la rivitalizzazione di terreni agricoli abbandonati grazie all’agricoltura sociale, l’organizzazione di adeguati servizi di vicinato (in questo caso in collaborazione con la Croce Rossa), sempre con l’obiettivo di continuare a costruire alleanze sul territorio e di recuperare il “patrimonio dormiente” (anche dell’associazionismo e del Terzo Settore), sforzandosi di mettere tutto a sistema, rendendo produttivo ciò che può realisticamente diventarlo e che può permettere anche di guadagnare. La Cooperativa, con i suoi collaboratori costituiti da soci-lavoratori, lavoratori temporanei e giovani in servizio civile, è dunque un’entità indipendente, con una sua struttura organizzativa e operativa in grado di rispondere adeguatamente alla domanda di servizi. Significativa la composizione del suo Consiglio d’amministrazione, formato anche da alcuni “ritornanti” (giovani che hanno deciso di rientrare a Biccari per partecipare al suo rilancio), professionisti come la presidente archeologa, ma anche altri come un web master, un agronomo, un architetto, un ingegnere, un tecnico alimentare, cosa che rende questo organismo l’elemento propulsore in grado di dare visioni di ampio respiro nel tempo alla cooperativa.

Biccari, la bubble room

Sostiene Gianfilippo Mignogna «In questa fase, quindi, la grande scommessa è sulla rinascita e sulla tenuta del tessuto economico e sociale e sulla ‘riappacificazione’ tra generazioni (che, in ogni caso, in realtà come Biccari hanno ancora la piazza come luogo di compresenza fisica), che era già stata stimolata in precedenza con la costituzione del Circolo degli Anziani e del Circolo dei giovani, ai quali  durante la costituzione della cooperativa è stato chiesto di stringere un patto, con una campagna ‘porta un nonno (per poter avere anche più soci sostenitori e sovventori), ma anche ‘porta un nipote».

Tra gli obiettivi a breve c’è necessariamente l’allargamento della base della Cooperativa e su questo Gianfilippo Mignogna lancia un messaggio estremamente interessante e positivo «Come in tutte le comunità e in tutte le realtà collettive e sociali non mancano naturalmente quei cittadini che non ‘si sentono invitati’ (come ai matrimoni!) e che quindi in qualche modo tendono a portare note negative sulle diverse iniziative (coloro che il poeta, scrittore e regista Franco Arminio definisce ‘scoraggiatori militanti’), ma nonostante questo noi cittadini coinvolti attivamente siamo convinti di essere sulla strada giusta e faremo di tutto per proseguire un percorso che è solo all’inizio, invitando chi non c’è a venire a vedere, perché c’è ancora tanto spazio e tanto a fare, anche ora».

E noi non possiamo che essere d’accordo con quest’ultima affermazione, augurando tutto il meglio a Biccari, ai suoi abitanti, a Gianfranco Mignogna, che possono essere per noi tutti una grande fonte d’ispirazione.

 

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