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Covid-2019, atto secondo, OMS, Continuiamo col “sapere di non sapere”

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di Francesco Diana

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Francesco Diana

Ancora una volta sospinti dall’umana aspirazione di conoscere ciò che succede intorno a noi in vigenza della pandemia originata dal Covid-19, ci troviamo a percorrere nuovamente le tortuose vie del sapere, nel tentativo di dare una risposta ai tanti interrogativi che la nostra condizione culturale ci propone.

Mentre lo facciamo, c’imbattiamo in una sigla che, in passato, e abbastanza distrattamente, abbiamo avuto modo di rilevare nelle cronache riguardanti paesi del terzo mondo, particolarmente colpiti dalla fame e dalle pestilenze!

Tuttavia, poiché questa compare molto frequentemente nelle cronache di questi giorni, capire il perché, è diventata per noi un’esigenza improcrastinabile!

Apprendiamo perciò, come chiarito dal Ministero della Salute, che la sigla OMS indica “l’Organizzazione Mondiale della Sanità”, istituita nel 1948 con sede a Ginevra, ed è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie. Vi aderiscono 194 Stati Membri di tutto il mondo divisi in 6 regioni (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico).

L’Italia ha aderito ufficialmente all’OMS in data 11 aprile 1947. Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Per raggiungere questo fondamentale obiettivo, l’OMS si avvale dei suoi Organi di Governo (“Governing Bodies”): il Segretariato, l’Assemblea Mondiale e il Consiglio Esecutivo, nonché dei sei uffici regionali in cui è articolata, dei propri uffici dislocati negli Stati Membri e dei centri collaboratori che supportano le sue attività.

L’OMS è l’organismo d’indirizzo e coordinamento in materia di salute all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Tra le altre funzioni, è impegnata a fornire una guida sulle questioni sanitarie globali, indirizzare la ricerca sanitaria, stabilire norme e standard e formulare scelte di politica sanitaria basate sull’evidenza scientifica; inoltre, garantisce assistenza tecnica agli Stati Membri, monitora e valuta le tendenze in ambito sanitario, finanzia la ricerca medica e fornisce aiuti di emergenza in caso di calamità. Attraverso i propri programmi, l’OMS lavora anche per migliorare in tutto il mondo la nutrizione, le condizioni abitative, l’igiene e le condizioni di lavoro.
L’OMS si trova oggi a operare in un contesto sempre più complesso e in rapido cambiamento, in cui i confini d’azione della sanità pubblica sono diventati più fluidi, estendendosi ad altri settori, che hanno un impatto sulle prospettive e sui risultati in ambito sanitario. La risposta dell’OMS a queste sfide si articola in un’agenda di sei punti:

  1. a) due obiettivi di salute: promuovere lo sviluppo e incrementare la sicurezza sanitaria;
  2. b) due necessità strategiche: potenziare i sistemi sanitari e mettere a frutto la ricerca, le informazioni e le evidenze scientifiche;
  3. c) due approcci operativi: intensificare i partenariati e migliorare la performance.>>

Dal Dataroom di Milena Gabanelli, apprendiamo che è finanziata dai 194 Paesi membri con contributi fissi in base al Pil, sostanzialmente congelati dal 1987, e da contributi volontari. Questi ultimi, che rappresentano la parte più consistente, provengono anche da una moltitudine di soggetti privati: parliamo di 4,6 (82%) miliardi di dollari su un budget complessivo di 5,6. Il primo contribuente sono gli Stati Uniti, che versano in totale 893 milioni di dollari. Al secondo posto troviamo Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni, al terzo il Regno Unito con quasi 400, al quarto Gavi Alliance (di Bill Gates) con 370, poi il Rotary Club, il National Philantropic Trust e la Cina è al 14esimo posto con 85,8 milioni.

Il Segretariato dell’OMS è costituito dallo staff dell’Organizzazione con a capo il Direttore Generale che dura in carica cinque anni.

In base allo Statuto, il Direttore Generale: “non deve domandare né ricevere istruzioni da nessun governo o autorità straniera”.

Tedros Adhanom Ghebreyesus

L’attuale Direttore Generale è il Dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, ex ministro della sanità e degli esteri dell’Etiopia, eletto nel 2017.

È stato un eccellente Ministro della sanità in Etiopia, e le sue riforme hanno diminuito la mortalità infantile. Tuttavia sul suo mandato grava l’accusa, sempre respinta, di aver insabbiato tre epidemie di colera (2006, 2009, 2011), declassandole a diarrea. Dal 2012 al 2016, mentre è Ministro degli affari esteri, gli investimenti della Cina in Etiopia accelerano. A fine mandato si candida alla guida dell’Oms, e l’attività di lobby cinese in suo sostegno dura due anni. Il suo discorso prima del voto è stato chiaro: «Nella battaglia sanitaria voglio stare al fronte». Uno dei primi atti di Tedros da Direttore Generale è stato quello di nominare ambasciatore di buona volontà Mugabe, novantatre anni, ex dittatore dello Zimbawe, alleato storico della Cina, nomina ben presto rientrata per effetto della levata di scudi interna.

La Cina è il più grande partner commerciale dell’Etiopia: finanzia infrastrutture ferroviarie, di telecomunicazioni, autostrade, centrali idroelettriche. La precondizione è l’affido esclusivo di appalti ad aziende cinesi. Nel 2016 inaugura il gigantesco parco industriale di Hawassa, dove disloca la sua manifattura (costa meno che in Bangladesh). Sempre nel 2016 sono stati registrati dalla commissione etiope per gli investimenti più di 1.000 progetti cinesi: industria, costruzioni, immobiliare. A oggi gli investimenti ammontano a 24,5 miliardi dollari (fonte Aei). La Cina è anche il primo fornitore di armi all’esercito etiope. E l’Etiopia è il suo hub per la strategia di lungo periodo nell’approvvigionamento delle materie prime che stanno nel resto del continente africano, perché è nella capitale Addis Abeba che si incontrano i governi.

Per quanto sopra, sono in molti a credere che la particolare predilezione dell’attuale presidente dell’OMS nei confronti della Cina, oltre che doverosa riconoscenza in relazione alla nomina ricevuta, sia da attribuirsi in particolare agli accennati rapporti di sudditanza economica, militare e commerciale-.

Ciò avrebbe indotto il Direttore a coprire colpevolmente i ritardi compiuti dalla Cina nel comunicare la partenza dell’infestazione che ha condotto alla pandemia.

Questa la reale sequenza dei fatti, secondo quanto riportato nel Dataroom di Milena Gabanelli.

Il primo ricovero all’ospedale di Wuhan di un malato di Covid-19 è dell’8 dicembre 2019, ma i funzionari cinesi riferiscono agli uffici Oms di Pechino dell’esistenza di casi atipici di polmonite il 31 dicembre (già con Sars la Cina aveva occultato i dati). L’Oms, da Ginevra, informa il mondo con un tweet il 4 gennaio, e solo il 30 gennaio, quando i contagi ufficiali sono già 7.836 e 18 i paesi coinvolti, il direttore generale dichiara Pheic, «un’emergenza sanitaria internazionale». Nella stessa conferenza stampa si sente in dovere di elogiare la Cina: «La velocità con cui ha rilevato l’epidemia, isolato il virus, sequenziato il genoma e condiviso con l’Oms e il mondo è molto impressionante e oltre le parole. La Cina sta definendo un nuovo standard per la risposta alle epidemie. Non è un’esagerazione». In realtà il ritardo nella comunicazione della Cina stava andando di pari passo con la sottostima dei contagi e il ridimensionamento della portata dell’allarme. Secondo Lancet, al 20 febbraio sarebbero stati 232 mila i contagiati in Cina, contro i 55.508 segnalati. E solo il primo aprile la Cina riconosce il ruolo degli asintomatici. Ancora il 26 febbraio l’Oms è prudente: «L’incremento dei casi fuori la Cina ha portato alcuni media e politici e spingere per la dichiarazione di uno stato di pandemia. Noi non dovremmo essere troppo impazienti, senza un’attenta analisi dei fatti». E sconsiglia restrizioni al traffico aereo verso la Cina. Solo l’11 Marzo, quando il numero dei contagi si era allargato a 114 Paesi, l’Europa in ginocchio, e 4.291 persone che hanno perso la vita, arriva l’annuncio: «Abbiamo valutato che Covid-19 può essere definito come pandemia».

Quanto appreso ci lascia profondamente sconcertati e ci spinge a porci delle domande:

  1. a) i nobili fini che l’OMS persegue in supporto di tutti i popoli della terra, possono essere condizionati dalle nazioni in funzione della loro contribuzione rispetto al Pil?;
  2. b) come mai un’organizzazione creata per volere di 194 Stati è finanziata per circa l’82% da privati?;
  3. c) è ragionevole pensare che le scelte adottate rappresentino il volere dei finanziatori in ragione dell’entità dell’aiuto erogato?
  4. d) è veramente così stretto il legame fra la Cina e l’Etiopia, da condizionare le scelte di un’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie a tutela dei popoli?

Dai successivi percorsi che cercheremo di intraprendere all’interno del tunnel del sapere, ci auguriamo di trovare risposta a tali interrogativi.

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