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Dal rogo della Foresta Amazzonica agli incendi in Sardegna

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di Francesco Diana

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Uno degli argomenti che di questi tempi occupa ampi spazi nei media mondiali, riguarda il poderoso incendio che sta devastando la foresta Amazzonica. Anche i G7, nel corso del recente incontro, hanno deliberato di erogare al Brasile un aiuto finanziario di 20 milioni di dollari per l’adozione dei necessari interventi, aiuto in un primo momento respinto al mittente dal Presidente brasiliano Bolsonaro poiché ritenuto quasi offensivo: «come se fossimo una colonia o una terra di nessuno», dichiarando di essere in grado di provvedere autonomamente, ma poi accettato per via dell’enorme costo degli interventi da attuare con urgenza in difesa dell’ecosistema!

A tal proposito è bene chiarire che la foresta amazzonica non interessa solo il Brasile, ma si estende anche alla Columbia, al Perù, al Venezuela, all’Ecuador, alla Bolivia, alla Guyana, al Suriname e alla Guyana francese.  Non a torto è definita “il polmone della terra” giacché influenza in modo considerevole tutte le funzioni vitali del pianeta ed è considerata, non a torto, uno degli ecosistemi più ricchi al mondo. Infatti, conta diverse migliaia di specie arboree, ospita circa 500 comunità indigene e costituisce l’habitat ideale per migliaia di specie animali, irreperibili altrove.

Come detto, la sua funzione è indispensabile per il mantenimento delle funzioni vitali nel pianeta terra, non solo per il fatto che il vapore acqueo che rilascia nell’atmosfera influenza in modo decisivo il regime delle piogge, ma soprattutto per la quantità di anidride carbonica intercettata e trasformata in ossigeno.

Lungi dal voler fomentare allarmismi fuori luogo, già paventati dalle diverse iniziative giovanili, riteniamo opportuno soffermarci su alcuni aspetti che pensiamo possano garantire una chiara visione del problema.

Tutti sappiamo che la Foresta Amazzonica è uno dei più importanti polmoni vitali della terra, per effetto delle sue importanti funzioni, da noi in precedenza trattate nel servizio dal titolo <<Dalla fotosintesi clorofilliana, all’effetto serra e al buco dell’ozono>>, argomenti sui quali torneremo più in la, anche se in modo più succinto.

La Foresta Amazzonica, immenso bosco all’interno dello sconfinato territorio brasiliano lungo il “Rio delle Amazzoni”, stando a quanto riferito da fonti abbastanza accreditate, anche se in parte contestate, costituirebbe da sola circa il 50% della superficie forestale della terra.

La sua importanza per il mantenimento degli equilibri vitali nel pianeta, ci suggerisce di tornare su alcuni argomenti già trattati, quali quello riguardante la Fotosintesi Clorofilliana.

Come si ricorderà, sostenemmo che la Fotosintesi Clorofilliana costituisce un fenomeno chimico naturale d’importanza vitale, attraverso il quale le piante, per mezzo delle parti verdi e col supporto dell’energia solare, captano l’anidride carbonica (gas tossico) presente nell’atmosfera, emettendo poi l’ossigeno che costituisce l’indispensabile carburante per vita su questa terra.

Ovviamente anche le piante, al pari degli altri esseri viventi, compiono la funzione respiratoria che costituisce l’esatto contrario di quella in precedenza descritta: utilizzano cioè l’ossigeno presente nell’atmosfera ed emettono anidride carbonica. Per fortuna dell’umanità, il saldo attivo è sempre a favore dell’ossigeno. L’anidride carbonica emessa delle piante durante la respirazione, viene in parte dispersa nell’atmosfera, per essere dalle stesse intercettata e trasformata in ossigeno mediante il processo della fotosintesi clorofilliana. Una piccola parte trasmigra nelle parti morte della pianta (legno vecchio), dove rimane anche per secoli fino al disfacimento della stessa, momento in cui sarà liberata di nuovo nell’atmosfera.

Ciò succede anche in occasione degli incendi boschivi che hanno molteplici conseguenze negative; infatti, oltre alla scomparsa delle parti verdi delle piante che, si ricorda, sovrintendono al processo di fotosintesi, avviene anche la liberazione di enormi quantità di anidride carbonica per effetto della combustione, che si aggiungeranno a quelle latenti contenute nel legno vecchio.

In questi casi non potrà più registrarsi il saldo attivo fra anidride carbonica captata e l’ossigeno liberato, con le conseguenze facilmente immaginabili.

Quanto premesso ci consente di valutare meglio le conseguenze negative prodotte dal dilagante incendio che interessa la foresta amazzonica, ma anche di riflettere sulle cause e sugli effetti degli incendi boschivi che annualmente producono il costante depauperamento del patrimonio boschivo in Sardegna.

Restando nell’ambito dell’incendio che sta interessando la foresta amazzonica, che stando alle ultime segnalazioni avrebbe raggiunto un fronte di circa 100 chilometri, l’ISPRA, l’Istituto italiano Per la protezione e la Ricerca Ambientale, ritiene che l’incendio boschivo ha in genere una matrice umana. Nel caso specifico dell’area in questione, l’ipotesi formulata è supportata dal fatto che l’80% degli incendi finora avvenuti, trarrebbe origine dalla necessità di sottrarre terra al bosco per favorire l’allevamento del bestiame bovino, onde fronteggiare le crescenti richieste del mercato.

Per quanto concerne gli incendi in Sardegna, perenne piaga della società isolana, non si può che confermare quanto asserito in precedenza nei riguardi dell’ambiente in generale. Possiamo altresì confermare la normale matrice umana degli incendi, conseguenza d’irresponsabili interventi dolosi, o almeno colposi, che in un passato non abbastanza remoto, assumevano i connotati di una vera e propria operazione colturale, in uso nel trainante settore agro-pastorale.

L’incendio è sempre dannoso, non solo per gli stravolgimenti che producono nell’ambito degli equilibri vitali del pianeta, ma anche per una serie di effetti collaterali negativi quali, ad esempio, la distruzione dei microrganismi e dei batteri presenti negli strati superficiali del terreno, che svolgono un’importante funzione metabolica nei riguardi della sostanza organica, oppure la predisposizione dei terreni a fenomeni di erosione e quant’altro.

La finalità degli incendi boschivi in Sardegna non è quindi quella di sottrarre aree al bosco da destinare allo svolgimento di attività agricole, ormai ridotte al lumicino dalla persistente crisi economica, come dimostra il triste scenario dei terreni abbandonati che costituisce lo spettacolo desolante di tutti i giorni.

È vero che, in condizioni normali, il bosco distrutto dall’incendio si rigenera con relativa facilità, ovviamente se salvaguardato nei dovuti modi, ma non sarebbe male dare corso a programmi coordinati di forestazione, per far si che gli inquinamenti ambientali prodotti dall’attuale società dei consumi, verosimilmente incapace di invertire drasticamente rotta, trovino perennemente un argine insormontabile nell’insostituibile attività che la natura ha assegnato alle piante, a supporto di ogni forma di vita.

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