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Dall’imposta di famiglia alla certificazione I.s.e.e

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Come i meno giovani ricorderanno, esisteva un tempo la tanto odiata Imposta di Famiglia, originariamente identificata col nome di “Focatico”. Tale imposta, istituita con Legge 26 luglio 1868, n. 4513 (art.8), fu abrogata a decorrere dal 1974, con la riforma tributaria del 1973.

La base impositiva di tale imposta, era costituita dalla somma dai redditi di ciascun membro della famiglia o addirittura, nel caso specifico del “Fuocatico”, delle famiglie conviventi sotto lo stesso tetto, dedotte le spese di produzione e le annualità passive di qualsiasi specie.

L’Imposta di famiglia gravava, pertanto, su due tipologie di reddito familiare:

  1. a) quello conseguito dai genitori e dai figli (imposta di famiglia);
  2. b) quello conseguito anche da altre famiglie conviventi (fuocatico.)

L’ingrato compito di stabilire l’ammontare complessivo dei redditi per la predisposizione dei relativi ruoli d’imposta che, distinti per classi, avrebbe consentito l’applicazione dei parametri di legge per la determinazione dell’imposta, ricadeva in capo alle Commissioni comunali. E’ facile immaginare quale fosse, a quei tempi, la rincorsa delle persone a far parte di tale Commissione, peraltro destinataria d’improperi vari e, naturalmente, di una infinità di ricorsi!

Il compito delle Commissioni, come noto palesemente impopolare oltre che assai gravoso, in quanto finalizzato ad accertare “l’agiatezza apparente” di ciascuna famiglia, sulla base dei riscontri riguardanti, oltre ai redditi, il valore locativo degli immobili, il lusso della casa, la disponibilità di autovetture, il possesso di cani di lusso e da caccia, di pianoforti, biliardi ecc., anche riguardo ai membri del nucleo familiare.

Stabilito l’ammontare complessivo del reddito da attribuire a ciascun nucleo familiare mediante la valutazione dei suddetti parametri, la Commissione predisponeva la tabella con la suddivisione per classi su cui applicare gli indici definiti dalla legge in vigore.

A titolo informativo si riporta, di seguito, la tabella (I), applicata nei comuni con un numero di abitanti inferiore a cinquemila fra i quali, appunto, Collinas:

 

 

 

 

 

 

 

 

Ovviamente molte decisioni della Commissione, oltre che pesantemente contestate in piazza e in ogni angolo del paese, furono soggette a ricorsi sottoposti ai diversi gradi di giudizio.

Il tributo fu regolato in modo diverso da parte dei comuni, per via delle direttive provinciali all’uopo emanate; alcune, infatti, prevedevano la determinazione dell’imponibile sull’agiatezza apparente della famiglia, altre sull’imposta fondiaria, altre ancora sulla Ricchezza Mobile. In tutti i casi, comunque, erano escluse dal tributo le famiglie indigenti.

Le norme in vigore fino al 1945, sperequavano pesantemente i piccoli comuni, poiché penalizzati dal fatto che per questi, l’imponibile era calcolato sulla base dell’agiatezza apparente, mentre per quelli con popolazione superiore a trentamila abitanti, si considerava come base l’imponibile determinato ai fini dell’imposta complementare e quindi notevolmente più favorevole.

Per questi motivi, il D.Lgs.Lgt. dell’8.3.1945, n. 62 eliminò tali sperequazioni, pur riconfermando la validità dell’imposta stessa, nonostante le enormi difficoltà palesate dai comuni per la determinazione della fascia di reddito da attribuire a ciascuna famiglia.

Nel 1951 fu stabilito il divieto di aumentare l’imposta e fu fissata al 12% l’aliquota massima applicabile per i redditi non inferiori a dodici milioni di lire, ovviamente decurtati delle spese fondamentali di vita della famiglia stessa.

In seguito, con Legge n. 703 del 2.07.1952, si modificava sostanzialmente il concetto di famiglia e con la riforma tributaria del 1973, che introduceva il concetto della tassazione personale del reddito di ciascun membro la famiglia, la Legge istitutiva della tanto odiata Imposta di Famiglia fu definitivamente abrogata.

A conclusione di quanto esposto, viene spontaneo mettere a raffronto le procedure seguite dalle tanto deprecate Commissioni comunali all’epoca dell’Imposta di Famiglia, con quelle che portano all’attuale certificazione I.S.E.E.

A beneficio di quanti non fossero adeguatamente informati, si ricorda che la certificazione I.S.E.E., (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), spesso richiesta dai contribuenti a basso reddito per accedere a prestazioni sociali e servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate, è data dal rapporto fra la somma dei redditi più il 20% del patrimonio mobiliare e immobiliare dei membri il nucleo familiare e il numero dei membri dello stesso. Ciò, in via preliminare, è accertato secondo specifica autocertificazione.

In conseguenza di ciò, sulla base delle esperienze acquisite da ciascuno, viene spontaneo chiedersi: erano più attendibili le valutazioni effettuate dalle vecchie Commissioni comunali per la determinazione dei redditi sui quali applicare l’Imposta di famiglia o quelle che conducono alla certificazione I.S.E.E. dei giorni nostri? La risposta all’interrogativo non appare agevole!

Francesco Diana

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