RUBRICA Sicurezza alimentare e nutrizione

Diabete mellito di tipo 2 e alimentazione

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di Andrea Vacca*
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Andrea Vacca

Un tempo denominato “diabete senile” colpiva soprattutto in età avanzata, dai 65 anni in su, mentre oggi compare più spesso dopo i 35 anni anche se, purtroppo, stanno aumentando i casi tra i più giovani a causa dell’aumento dell’obesità e dei cattivi stili di vita.

Questo tipo di diabete è una patologia cronica multifattoriale, non insulino dipendente, caratterizzata da un deficit di produzione di insulina o di una ridotta risposta dell’organismo all’insulina stessa.

In Italia interessa circa 4 milioni di persone e, sfortunatamente, questo dato tenderà ad aumentare a causa della sempre più frequente sedentarietà legata anche ad un’alimentazione sbilanciata.

Esiste, infatti, nonostante i diversi fattori di rischio quali etnia, età, predisposizione genetica, dislipidemia, uno stretto legame tra obesità e sviluppo del diabete mellito di tipo 2 (DM2). Ne consegue l’importanza di una dieta corretta, preventiva, che permetta di ridurne il rischio e di gestire al meglio le glicemie nei diabetici.

La maggior parte delle persone ritiene che la principale causa del DM2 sia legata al solo consumo eccessivo di zuccheri semplici come dolci, bibite zuccherate, caramelle, gelati, cioccolata, ma, in realtà è opportuno prestare molta attenzione  anche ai grassi saturi che, se in eccesso, possono provocare un cattivo funzionamento o la morte delle cellule Alfa e Beta del pancreas, cellule che producono rispettivamente il glucagone e l’insulina, ormoni che mantengono costante i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). Il consumo eccessivo di questo tipo di nutriente può, inoltre, causare insulino-resistenza a livello dei tessuti periferici.

Gli acidi grassi saturi sono sia di origine animale che vegetale, li troviamo in alimenti come carni grasse e conservate (pancetta, salsicce, salumi, wurstel), panna, burro, lardo, margarina, strutto, formaggi grassi (pecorino, emmenthal, groviera, fontina, mascarpone, provolone), prodotti da forno industriali contenenti spesso anche olio di palma o di cocco (grassi saturi vegetali) e le fritture.

Il consumo eccessivo di questo tipo di grasso può mettere a rischio anche la salute del cuore danneggiando le cellule muscolari cardiache, dei vasi sanguigni e del fegato dove possono accumularsi provocando steatosi epatica non alcolica (fegato grasso).
Per prevenire e contrastare questa patologia è fondamentale, dunque, seguire uno stile di vita sano evitando la sedentarietà e mangiando in modo corretto con l’apporto di tutti i nutrienti, limitando gli zuccheri semplici, i grassi saturi ed i grassi trans (idrogenati) che troviamo in alcuni prodotti industriali come biscotti, merendine, crackers, gelati, hamburger, margarine preferendo i grassi buoni, gli insaturi, come l’olio extravergine di oliva, noci, mandorle, semi oleosi, il pesce, le uova, il cioccolato fondente, i carboidrati complessi come pane, pasta nelle forme integrali, i cereali in chicco come riso integrale, farro, orzo, verdure sia cotte che crude, i legumi, le carni bianche e, senza esagerare, la frutta.

L’alimentazione deve essere sempre personalizzata in base alle caratteristiche della persona come età, sesso, altezza, al tipo di diabete, al sovrappeso se presente, al fabbisogno energetico quotidiano, deve essere bilanciata ed equilibrata e deve rispettare i gusti della persona. Concludendo, di recente si è visto in uno studio britannico che perdere il 10% del peso può aiutare la remissione del diabete tipo 2.

*biologo nutrizionista

Mail: biologo.nutrizionista@virgilio.it

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