RUBRICA. PSICOLOGA

Dispersione scolastica e motivazione allo studio

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di Alice Bandino*

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Alice Bandino

L’Unione Europea definisce i “dispersi” i ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non arrivano a conseguire il diploma di scuola superiore lasciando prematuramente ogni percorso formativo. I dati Eurostat rilevano che in Italia nel 2017 il 14% dei giovani dai 18 ai 24 anni d’età ha abbandonato prematuramente gli studi. Come noto, le cause della dispersione scolastica sono molteplici. Su alcune di esse, come lo svantaggio socioeconomico delle famiglie, non si ha la possibilità di incidere direttamente. Su altre, che pure sono estremamente rilevanti come nel caso della motivazione allo studio o sul sistema di valutazione degli alunni, la scuola e gli insegnanti possono fare la differenza (La Scuola e gli Psicologi_Un Libro Bianco, Consiglio Nazionale Ordini degli Psicologi).

Prevenire la dispersione scolastica e sensibilizzare contro l’abbandono scolastico è efficace se ad una politica di miglioramento della didattica, delle tecnologie e della scuola in generale, viene affiancata una corretta modulazione delle emozioni, tale da rafforzare le competenze emotive di discenti e docenti, del personale scolastico e indirettamente delle famiglie, regolare le emozioni per interiorizzare l’importanza dello studio e della cultura, i vantaggi della sana socializzazione tra pari, la crescita personale attraverso il confronto con l’adulto, con l’autorità, la partecipazione attiva ai progetti offerti dalla scuola. Tutte queste azioni rendono consapevole lo studente (e di riflesso le famiglie, quindi la comunità tutta) che la scuola ha una sua valenza che va oltre il semplice titolo di fine percorso: è il percorso che arricchisce gli studenti, lo stare insieme e l’apprendere sempre nuove scoperte. Ecco dunque che nel momento in cui i nostri studenti abbandonano la scuola, il fallimento non è solo del singolo, ma di tutte le istituzioni che non hanno saputo collaborare con quelle educative per combattere efficacemente questa piaga sociale che in Sardegna porta il 37% degli alunni della scuola primaria a dichiarare di essere per niente o poco motivato allo studio e anche il 36% degli studenti della scuola secondaria si dicono per niente o poco motivati allo studio e il 50% degli alunni totali della secondaria, non si sentono capiti dai propri insegnanti.

Gli interventi professionali di tipo psicologico e sociale, vengono richiesti quando ormai si è in codice rosso, quando questi dati spaventano e fotografano una perdita di risorse umane, di potenziali lavoratori specializzati che si son persi e hanno ripiegato in percorsi formativi differenti o come nel caso dei Neet, non studiano, non si formano, non frequentano nessun corso di aggiornamento e non cercano un impiego. Oltre al fallimento culturale generale, ricordiamo che si può vivere anche senza nessun titolo di studio, ma per chi ambisce a realizzare i propri obiettivi professionali e di vita, probabilmente avrà alle sue spalle una robusta formazione frutto di determinazione e sacrifici in base alla propria storia personale, ecco perché oggi più che mai è importante che la scuola sia moderna, inclusiva e aperta alla collaborazione per renderla attraente nei confronti di studenti e famiglie senza la collaborazione dei quali nessuna scuola può svilupparsi e durare nel tempo in maniera equilibrata e proattiva. Tra gli obiettivi da raggiungere che ci si aspetta da una collaborazione tra scuola e psicologi, vi è l’inclusione, da raggiungere attraverso il rispetto delle peculiarità e della storia personale di ogni alunno e delle sue emozioni, senza discriminazioni e senza abusi di metodi correttivi squalificanti e umilianti, tali da demotivare i soggetti più vulnerabili che saranno i primi a rinunciare allo studio, come i disabili o altri soggetti definiti temporaneamente “deboli” e da proteggere e incoraggiare, progettando al contrario spazi e attività che integrino e rispettino le differenze vedendole come alternative e non come limiti. L’empatia, l’assertività, la resilienza, sono i costrutti che regolano in positivo le nostre emozioni e le nostre azioni, non lasciarsi abbattere da un periodo di scarsi risultati scolastici aiuta a non cedere alla frustrazione e convincersi che anche una bocciatura è un’opportunità per ripartire e reagire, e non per non raggiungere più l’obiettivo. Limitare gli scontri intergenerazionali e promuovere i confronti con la società, con le realtà extrascolastiche, li responsabilizza nei confronti delle proprie scelte civili e del territorio dove si vive, ci si sente parte attiva di quei cambiamenti necessari per migliorare il benessere percepito da tutti. Attivare laboratori e visite d’istruzione interessanti, che stimolino la creatività degli studenti li aiuta a sperimentarsi e a capire quale canale emotivo/comunicativo li gratifica adeguatamente per crescere serenamente e per creare relazioni soddisfacenti e significative durante gli anni di studio.

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

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