Il Personaggio Sardara

Don Alviero Curreli fu il primo sacerdote in Sardegna a celebrare la messa in sardo

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di Mauro Serra

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Nella Basilica di Bonaria a Cagliari, il vescovo Piseddu, patriarca emerito di Ogliastra, per anni delegato della Conferenza Episcopale Sarda ai temi della inculturazione della fede, ha concelebrato la messa in sardo con il rettore della Basilica padre Giovanni Tolu, e don Antonio Pinna, docente della Facoltà Teologica della Sardegna, che ha guidato il movimento culturale e spirituale del cammino dell’ammissione della lingua sarda nella liturgia. «Stiamo vivendo un momento di Paradiso – ha detto monsignor Piseddu aprendo la celebrazione –  assistiamo al convergere di genti e lingue diverse che qui trovano unità nella comunione ecclesiale». Un lunghissimo applauso gli è stato tributato al termine del rito che segna di fatto l’autorizzazione pontificia all’utilizzo del sardo nella liturgia.

Chi era presente non ha potuto non ricordare don Alviero Curreli, parroco a Sardara, prematuramente scomparso, buon predicatore, dotato di singolare audacia, con l’aiuto del linguista Matteo Porru, tradusse la celebrazione eucaristica dal latino al sardo. Il 17 luglio del 1977, nella duecentesca chiesetta campestre di Santa Marina a Villanovaforru, celebrò per la prima volta in Sardegna la messa completamente in sardo. All’evento parteciparono Sebastiano Dessanay, Antonello Satta, Eliseo Spiga, Donato Manca e numerosi altri uomini di cultura.

Il rito eucaristico, accompagnato da canti religiosi sardi del medioevo, e con panegirico in sardo di padre Alfonso del convento dei Cappuccini di Sanluri, fu molto apprezzato. Don Alviero Curreli, oltre ai complimenti, ricevete tanti ringraziamenti dalla gente.

Non gioì di quella festa di fede, il vescovo di allora, mons. Antonio Tedde. Infatti, appresa la notizia dell’audacia mostrata ancora una volta dal parroco di Sardara, gli inviò una lettera di fuoco e gli annunciò che sarebbe stato a Villanovaforru la domenica successiva per riconsacrare la chiesetta campestre o casetta di Dio, profanata dall’uso della lingua di povera gente nella celebrazione della messa: «Il tuo inspiegabile comportamento, che devo in coscienza pubblicamente condannare, richiede immediata riparazione».

Il 31 maggio del 1979, la messa di S. Marina di Villanovaforru fu ripetuta nell’anfiteatro romano di Cagliari, per iniziativa del gesuita padre Egidio Guidubaldi, con approvazione dell’arcivescovo monsignor Bonfiglioli.

Il 17 aprile 1982, nella parrocchiale di Sanluri, la messa in sardo fu cantata dal coro polifonico diretto da Achino Congia.

Nel 1994 il vescovo di Tempio vietò a don Francesco Tamponi di celebrare la messa in lingua sarda; e don Tamponi si dimise da prete.

Dopo un lungo silenzio, il 15 dicembre 2007, l’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Mani, vietò di celebrare la Messa in sardo, nella chiesa del Santo Sepolcro in Cagliari, a don Mario Cugusi, sacerdote e docente di raro prestigio.

Il 14 gennaio 2016, l’attuale arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, affermò che “la Messa in sardo è un percorso che si può compiere”. E recentemente, a Cagliari, il cardinale Angelino Becciu  ha celebrato una parte della messa in sardo. Non la messa al completo, come fecero a suo tempo, il compianto don Alviero Curreli e don Antonio Desogus, recentemente scomparso, che, da sacerdote degli emigrati sardi nell’Europa centrale, senza mai chiedere l’autorizzazione ad alcuna autorità religiosa – celebrò numerose messe in sardo, tutte le volte che gli capitò di incontrare dei sardi e di pregare con loro in città e in paesi lontani.

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