RUBRICA. DICO LA MIA

Dove eravamo rimasti? All’economia differenziata

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di Francesco Diana
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Alcuni mesi orsono, prima dell’evento di questa terribile pandemia, originata dal Covid-19, le principali attenzioni degli italiani erano rivolte al problema dell’immigrazione, spaventoso tsunami umanitario proveniente dal nord dell’africa, in particolare, che in certi frangenti aveva assunto dimensioni di vero e proprio esodo biblico.

A tale proposito, è appena il caso di ricordare che il malcontento popolare di quei tempi era stato intelligentemente cavalcato da qualche partito politico che, per effetto di ciò, come evidenziato dai continui sondaggi, aveva condotto a livelli impensabili il proprio indice di gradimento fra gli elettori.

Si ricorderà anche che ciò fu all’origine di una crisi di governo che, nelle aspettative di qualche partito politico, avrebbe potuto portare a elezioni anticipate e, con ciò, allo stravolgimento dei preesistenti rapporti di forze all’interno del Parlamento italiano.

Così non andò per via degli accordi sottoscritti fra i partiti della precedente minoranza parlamentare, che portarono alla costituzione di un nuovo Governo, ancora in carica di questi tempi.

Ciò premesso, appare opportuno ricordare che uno dei principali obiettivi del precedente governo, riguardava il conseguimento della così detta “Economia Differenziata”, in piena attuazione dell’articolo 5 della Costituzione italiana, che riconosce le economie locali quali Enti esponenziali preesistenti alla costituzione della Repubblica.

Si ricorderà ancora che, in conseguenza di ciò, le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, forti dei risultati positivi conseguiti con i Referendum popolari del 3 ottobre 2017 in Emilia Romagna e del 22 ottobre 2017 in Lombardia e Veneto, il 28 febbraio 2018 sottoscrissero, con l’allora governo in carica guidato da Gentiloni, accordi preliminari riguardanti il successivo passo da compiere per l’ottenimento dell’autonomia su una miriade di competenze fra le quali, per importanza:

La tutela dell’ambiente e dell’eco-sistema;

– La tutela della salute;

– L’istruzione;

– La tutela del lavoro;

– I rapporti internazionali e con la Comunità Europea.

In totale, 16 per Emilia Romagna, 20 per la Lombardia e 23 per il Veneto.

In tempi successivi si accodarono alle precedenti anche altre regioni del Nord e dell’Italia centrale.

Stando alle notizie di stampa all’epoca trapelate, sembrava che l’obiettivo delle suddette regioni non fosse tanto quello dell’assegnazione delle competenze funzionali riguardanti i citati settori, quanto quello di addivenire a una diversa ridistribuzione delle risorse da parte dello Stato, sulla base delle entrate tributarie di ciascuna regione.

In merito a quanto descritto, mentre evitiamo opportunamente qualunque commento su quanto successo, proponiamo una serena riflessione, si fa per dire!, su ciò che sta accadendo nel mondo per colpa di un innocuo “Pipistrello”, additato quale agente primario dell’attuale pandemia. Un semplice chirottero che, a dispetto di tanta scienza, potenza o supponenza dell’uomo, sta seminando centinaia di migliaia di morti e condizionando seriamente la vita dell’intera popolazione mondiale.

La nostra attuale impotenza nei confronti del virus Covid-19, fra i lutti prodotti da chi ci ha lasciato e i gravi disagi di chi ancora spera di poter uscire indenne dalla citata emergenza, ha tuttavia consentito di rinverdire la tanto auspicata solidarietà fra tutti i popoli della terra, al di la dell’economia reale, del colore della pelle, delle ideologie politiche, del credo religioso e quant’altro, con la consapevolezza che solo attraverso la collaborazione di tutti è possibile arginare anche pestilenze di tali dimensioni. Ovviamente ci auguriamo che tale lezione serva da monito a quanti, nel mondo, dovessero ancora ricorrere a guerre per sancire la supremazia di un popolo rispetto a un’altro!

Per quanto concerne la nostra amata patria, non possiamo che trarre utili insegnamenti.

Sembrano trascorsi anni luce da quando si osannava all’eccellenza di quella o quell’altra sanità regionale, alla “Grandeur”di quella o quell’altra regione, frutto delle eccelse capacità imprenditoriali e organizzative della classe dirigente, peraltro unanimemente riconosciuta da tutti per via dei servizi resi ai cittadini di tutto il paese.

Tuttavia nessuno avrebbe mai immaginato che un microscopico aggregato di materiale biologico, battezzato dagli scienziati “Covid-19”, avrebbe potuto mettere in ginocchio soprattutto la sanità di quelle regioni che, da tale decantata e reale eccellenza, apprezzata da tutti noi, traevano lo spunto per “pretendere” ulteriori differenziazioni rispetto alle altre realtà del paese.

L’esperienza che stiamo vivendo ha permesso a ciascuno di noi di accertare le palesi contrapposizioni fra le strategie adottate dalle singole regioni rispetto a quelle suggerite dallo Stato centrale, contrapposizioni che certamente hanno avuto un ruolo decisivo nella triste evoluzione della pandemia.  Da ciò è scaturita la consapevolezza che, in situazioni del genere, non esiste alternativa all’accentramento delle funzioni allo Stato!

Avrebbe senso, oggi, parlare ancora di decentramento di funzioni quali la tutela della salute, quella dell’ambiente e dell’eco-sistema o addirittura dell’istruzione, quando il mondo intero sta faticosamente tentando di aggregare le potenzialità intellettuali di ciascun individuo che calpesta il pianeta terra, nel disperato tentativo di arginare il dilagare di una pandemia originata da un’entità invisibile che minaccia la nostra sopravvivenza?

Per quanto ci riguarda, siamo dell’opinione che, pur nella sua tremenda espressione, apportatrice di tanti lutti e di enormi difficoltà, nonché foriera di ulteriori sacrifici, che ci costringeranno a modificare radicalmente gli attuali sistemi di vita, la pandemia, che al momento perseguita tutti noi, ha fatto riemergere importanti valori da qualche tempo scomparsi, quali la solidarietà fra tutti i popoli della terra, condizione indispensabile per la sopravvivenza del genere umano.

Ciò, ne siamo certi, ci consentirà di uscire vincitori dalla lotta contro l’attuale invisibile nemico e ci darà la forza per affrontare le successive avversità che, inevitabilmente, verranno a intralciare in futuro il cammino dei popoli.

 

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