RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e cambiamento

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di  Alice Bandino*
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Alice Bandino

Da quando è iniziata la Fase 2 di ripresa dall’emergenza Covid-19, stiamo assistendo a una campagna “bipartisan” tanto politica quanto sociale. Se da una parte in tanti gridano al ritorno alla normalità (argomento affrontato sul numero precedente di questa rubrica), dall’altra parte veniamo invitati ad accettare la nuova realtà e i relativi cambiamenti responsabili di stili di vita e buone prassi, che concorreranno a creare un “nuovo Mondo”.

Ma quali son i costrutti che sottendono al cambio di paradigma e all’adattamento all’ambiente post pandemia? La corretta regolazione delle Emozioni è la condizione necessaria per riuscire ad affrontare un qualsiasi cambiamento e a far fronte ai life stress, ovvero quegli eventi della nostra vita che attivano il nostro organismo in presenza di intense emozioni e intenso stress. Una pandemia è un evento cataclismatico, ovvero non un fisiologico e normale evento di vita che può capitare a chiunque nel ciclo di vita (come un licenziamento, un divorzio, la vedovanza, una malattia), ma un evento meno comune e più “disastroso”; inoltre l’esperienza stressante in presenza di evento cataclismatico (disastri naturali, disastri tecnologici e disastri provocati dall’uomo), coinvolge più persone, non è limitata al livello individuale, quindi le misure da prendere per farvi fronte sono più massicce e impegnative anche a livello sociale.

Le conseguenze degli eventi cataclismatici attraversano una successione di “fasi” non sono ascrivibili in uno spazio-tempo ben preciso (non è finito con la scoperta del Paziente 1 per capirci), ma è un susseguirsi di stress che si protrae per settimane, mesi o anni; è uno stress che investe tutte le aree della nostra vita (relazioni, libertà di scelta, crisi economica, incertezza lavorativa, istruzione, socializzazione ecc). Quotidianamente sempre più categorie di professionisti denunciano impatti psicologici stressanti conseguenti alla pandemia: pediatri, avvocati, imprenditori, psicologi, psichiatri, nutrizionisti, docenti, economisti, ristoratori, operatori del turismo, artigiani, assistenti sanitari e tanti altri lavoratori, lanciano allarmi che sono il risultato dei monitoraggi di settore di questi ultimi mesi. Un esempio che secondo me è efficace, è quello della Didattica a Distanza: lo strumento messo in atto dal Ministero dell’Istruzione per supplire alla chiusura delle scuole, uno strumento necessario per garantire a quanti più studenti possibili il Diritto costituzionale allo Studio; dopo più di due mesi di video lezioni, audio, video, interrogazioni e svolgimento compiti, si sta dimostrando una grande fonte di stress per gli studenti più piccoli. Pediatri e psicologi denunciano essere stata favorita la didattica, ma non è stato tutelato il benessere degli studenti, diventati più vulnerabili per l’uso eccessivo e precoce dei dispositivi informatici e per i repentini cambiamenti di abitudini. In questo caso il cambiamento auspicato non è andato di pari passo per tutte le parti: non è stato concordato rispettando le competenze e le capacità, ambiente, lavoro o tempo libero di studenti, docenti e famiglie o gli altri diritti fondamentali come ad esempio il Diritto (di tutti) alla Salute.

Detto ciò, è chiaro che il cambiamento necessita di scelte consapevoli, che porteranno col tempo a raggiungere un equilibrio tra le richieste dell’ambiente e le nostre aspettative: cambiare è più semplice se si discosta poco dai nostri obiettivi ed è proprio l’emozione della paura che limita il cambiamento, la paura di perdere la libertà come durante il lock-down spinge molte persone a rispettare le regole e ad accertarsi che anche gli altri le seguano; la paura di perdere le nostre certezze, le nostre abitudini, le nostre varie stabilità; la paura di doversi re-inventare e di fare sacrifici e/o di dover cambiare, appunto, rende più insofferenti e meno propensi al cambiamento. In questa Fase 2 si è cercato di motivare le nuove disposizioni incanalandole verso un unico obiettivo comune, ovvero l’evitamento di una nuova quarantena; eppure si è assistito anche a incoscienti iniziative di “non rispetto” di queste nuove norme: assembramenti fotografati e riportati sui Social, dispositivi di sicurezza inesistenti e regole non monitorate dagli stessi titolari delle attività, combattuti tra il farle rispettare o perdere i clienti, tanto da provocare le reazioni dei Governatori regionali che minacciano di richiudere tutto se dovessero risalire i contagi. Questa è la conseguenza del non aver pensato in questi mesi a garantire un sostegno psicologico adeguato alle emozioni della popolazione; sappiamo che non esiste cambiamento consapevole se non vi è un relativo benessere psicologico e una pandemia non può passare indenne, senza creare danni psicologici. Ci si è concentrati sulla paura biologica del Virus e non sulle altre paure che, non contenute, hanno esasperato gli animi delle persone emotivamente vulnerabili, ovvero quelle più restìe al cambiamento. Suicidi e omicidi hanno riguardato personalità con problematiche emotive pregresse, dove paura, rabbia, tristezza e disgusto hanno avuto la meglio sulla gioia, speranza, sull’ottimismo, sulla motivazione, sulla resilienza. L’utilizzo di psicofarmaci senza affiancarlo a un percorso psicologico non è la soluzione al malessere, è solo un tamponare il problema che emergerà più forte in futuro. Il consiglio è quindi quello di indagare sul nostro malessere, sul perché si tema il cambiamento e sul perché non lo si voglia vedere come “crescita” e non come punizione, agendo sul miglioramento della regolazione emotiva.

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

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