RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e cittadinanza attiva

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di Alice Bandino*
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Son sempre più diffuse nelle nostre comunità territoriali, tutta una serie di attività educative e iniziative psicosociali che concorrono con le Istituzioni a garantire un’educazione alla legalità che migliori il tessuto sociale, finalizzato quindi al benessere globale dei cittadini, spesso sacrificando il bisogno del singolo per il bene comunitario. Rientrano tra queste attività tutte le iniziative atte a sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche comuni quali la salute psicofisica, la prevenzione, convegni, laboratori, attività varie organizzate dalla scuola, dalle associazioni, dalle società sportive, dalla Chiesa, dai comuni e dai servizi socio-educativi; esistono però anche problematiche che non rientrano sotto la responsabilità diretta di nessuno o, se anche si sapesse la paternità della competenza, non sempre vi sono fondi sufficienti per intervenire.

Possono essere tuttavia affrontate attraverso la mobilitazione dei cittadini semplici, senza cariche istituzionali, ma volenterosi e preparati per lavorare in gruppo, senza un guadagno economico, tutto su base volontaristica, un modo diverso di essere cittadini: la cittadinanza attiva.

Le regole, l’etica condivisa, lo spirito di gruppo e obiettivi a breve e medio- lungo termine diventano le trame di questi gruppi spontanei che si formano in quartieri, scuole, luoghi di lavoro, paesi, province e oltre, il cui compito è quello di organizzarsi a più livelli, autogestendosi e collaborando il più possibile con le altre realtà presenti sul territorio. Quali emozioni accomunano i partecipanti di questi gruppi? Innanzitutto, come tutto ciò che riguarda le dinamiche di gruppo, è necessario che i partecipanti sappiano lavorare e stare in gruppo: è pieno di  menti eccelse che individualmente raggiungono alti traguardi, ma non riescono ad inserirsi adeguatamente in gruppo perché a livello socio emotivo non hanno approfondito abbastanza le loro competenze. Poca pazienza, poca elasticità, eccessiva rigidità mentale e chiusura alla creatività, scarse capacità di accoglienza e integrazione poi, son dannose alla vita del gruppo, un gruppo che essendo spontaneo e non retribuito deve essere al contrario organizzato nei minimi particolari e regolarizzato, proprio per garantire un ambiente sereno per i più, col sacrificio di tutti e in cambio la cittadinanza attiva necessita di piena trasparenza di intenti e azioni. Tra le competenze interpersonali più predittive per il mantenimento di un buon clima nei gruppi di cittadini attivi, troviamo l’empatia, la responsabilità sociale che misura quanto siamo collaborativi, cooperativi e integrati in un gruppo sociale che ci sta a cuore: sia che ci si attivi per la tutela dell’ambiente o di specie animali o di problematiche psico sociali, è utile alla causa che chi si attiva lo faccia spontaneamente e con passione; la cittadinanza attiva non contempla obblighi ma regole condivise e chiare; non vi son comandanti ma leader e non leader qualunque, ma leader adatti a quello specifico tipo di gruppo. Così come un bravo allenatore può ottenere grandi risultati con un metodo valido per una squadra, lo stesso allenatore potrebbe non ottenerne in futuro se si ostina a ripetere lo stesso metodo in una squadra differente per storia, risorse e livelli: allo stesso modo per far parte di un gruppo eterogeneo e numeroso, che differisce spesso per cultura e stili di vita, è necessario trovare un metodo valido che coinvolga quante più persone possibili che condividano con entusiasmo uno stesso obiettivo, fosse anche l’unico in comune. Nella libera collaborazione, il singolo deve sentirsi a proprio agio, mette in comune il proprio tempo, le proprie forze, la propria cooperazione senza aspettarsi niente in cambio, ma la serenità è necessaria per svolgere con passione questo impegno.
L’ adattamento richiede il nostro essere flessibili, tolleranti, assertivi, pratici, obiettivi con le reali potenzialità; la resilienza e una continua apertura verso la Comunità è la caratteristica che insieme a un linguaggio chiaro e inclusivo permette alla cittadinanza attiva di raggiungere obiettivi, migliorare il proprio ambiente cui si è legati affettivamente e soprattutto la gratificazione dei risultati ottenuti in gruppo migliora l’autostima e il benessere percepito nel vivere quotidiano.

*Psicologa clinica e di comunità

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