RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e comunità

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di Alice Bandino*

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Alice Bandino

Dinamiche di gruppo è un termine introdotto un secolo fa dallo psicologo tedesco Lewin, pioniere della psicologia sociale. Per Lewin “il gruppo è una realtà dinamica, in continua evoluzione e più completa rispetto alla realtà del soggetto singolo che da parte sua ne subisce l’influenza (in qualche misura), già solo per il fatto di esserne parte costituente”. La psicologia di comunità si propone di studiare le persone nel loro contesto di vita, passando da una prospettiva clinica/individualistica all’osservazione delle reti sociali, delle condizioni di vita, cercando di capire come l’ambiente influenzi la qualità della vita quotidiana delle persone. Usare un’ottica ecologica significa proprio osservare, interpretare i problemi sociali e individuali prestando particolare attenzione alle interazioni tra ambiente e persone, tra i diversi sistemi sociali nei quali le persone sono inserite (Massimo Santinello, Padova).

Se prendiamo come esempio ecologico la scuola, oltre all’analisi delle caratteristiche individuali dello studente (autostima, rendimento, abilità sociali, empatia, ecc), potremmo osservare ulteriori livelli di indagine come il rapporto col “gruppo classe” (i rapporti coi compagni di classe, con gli insegnanti, con eventuali presenze di compagni con disabilità, con il personale scolastico, ecc); osserveremo anche la scuola nel suo complesso (offerta didattica, relazioni tra docenti e dirigenza, i rapporti tra l’istituto e il territorio, il coinvolgimento dei genitori, ecc.). Analizzare tutti questi livelli all’interno della scuola è il primo passo per capire le determinanti del comportamento dei ragazzi e degli insegnanti inseriti in quella scuola, al fine di poter intervenire efficacemente non solo in presenza di problematiche, ma come prevenzione delle stesse, avendo la psicologia tutti gli strumenti in mano per gestire e per progettare specifici interventi professionali. Spesso, le logiche politico-economiche pervadono le autonomie scolastiche, dove già la parola “dirigente” rende l’idea della virata aziendale che hanno da tempo intrapreso le nostre scuole, in un’ottica migliorativa e al passo coi tempi, dove è però importante non trascurare l’aspetto umano dell’educazione e coltivare il rapporto con le famiglie che (come la scuola) fanno parte del macrosistema delle nostre comunità. Agire sugli ambienti (sociali) è un modo indiretto per agire sull’individuo che garantisce maggiori probabilità che il cambiamento individuale possa durare nel tempo, in quanto permette di creare le condizioni ambientali in grado di sostenerlo, tanto che tra i programmi di prevenzione e promozione del benessere realizzati per i minori sono più efficaci quelli che al loro interno prevedono strategie di intervento multiple, orientate sia al cambiamento individuale, sia al cambiamento degli ambienti di vita. Ma quali sono le emozioni che dovrebbe suscitare in noi l’essere parte di un gruppo? In primis la soddisfazione, il piacere, la gioia di sentirsi accolti e parte integrante di un “sistema” stimolante e gratificante, dove le parole interdipendenza, reciprocità e continuità nel tempo rappresentano quella serena sicurezza di avere sempre un punto di riferimento nel resto del gruppo. Occorre un mutuo-bilanciamento, ovvero la consapevolezza che con un ritmo sempre più dinamico della vita quotidiana, occorre talvolta rallentare, per permettere a tutto il gruppo di raggiungere lo stesso passo. Per chi ha conoscenze di scoutismo, la frase “Andiamo, non vai, se vuoi che un lavoro sia fatto”, rappresenta il corrispettivo gruppale del termine inglese tanto caro alla psicologia, detto coping (far fronte, tenere testa, farcela), riferito a quell’atteggiamento complessivo dell’affrontare i problemi e le circostanze della vita, che è meglio affrontare con grinta. Ecco l’atteggiamento che mi trovo spesso a promuovere negli interventi coi gruppi: accettare le sfide del momento e affrontarle con coraggio per continuare ad essere”gruppo”; difendere un obiettivo e portarlo avanti, confrontarsi con gli altri componenti, ricordarsi perché si è gruppo, il motivo del perché ci si è uniti; un gruppo che evita il confronto, che si chiude nelle sue posizioni, che rinuncia al dialogo per la crescita del gruppo stesso, perde. Gli obiettivi di una comunità si raggiungono restando e insistendo per il loro raggiungimento, smussando gli angoli per permettere a tutti di partecipare senza annullarsi, restando identità singola, pur abbracciando un’identità di gruppo. Esistono due strategie istituzionali di intervento per affrontare una problematica gruppale o di comunità: parliamo di need-assessment quando si tende ad istituire nuovi servizi sanitari o sociali e/o sviluppare specifici programmi finalizzati a ridurre i problemi o soddisfare i bisogni evidenziati; qua la conseguenza potrebbe però essere di indurre indirettamente nella comunità un atteggiamento passivo verso i servizi e una considerazione del benessere strettamente collegata alla qualità dei Servizi e alla risposta territoriale che sono in grado di fornire.

Quando invece si predilige la strategia di asset-assessment, ecco che vengono attivati quei processi partecipati nei quali la popolazione è coinvolta sia durante l’analisi della situazione che per la progettazione delle soluzioni (chiaro esempio è la cittadinanza attiva, dove vengono svolte azioni tali da supplire alle carenze istituzionali di un dato territorio), in un’ottica di autodeterminazione, in antitesi con il mero assistenzialismo, utile ma spesso limite della crescita dei territori. Dove si crea, si collabora e si agisce si cresce e si migliora, in ogni ambiente; occorre semplicemente una nuova “apertura mentale”, intesa come accoglienza e accettazione dell’altro, della sua identità e del suo personale e prezioso apporto al benessere globale della Comunità.

 *psicologa clinica e di comunità,

abandino79@hotmail.it

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