RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e crudeltà

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Il circuito cerebrale dell’empatia del quale abbiamo parlato diverse volte, risulta ipoattivo (bassi livelli di empatia) in persone affette da disturbo borderline, antisociale o narcisistico di personalità. Attraverso un intreccio complesso, ma chiaro ed esaustivo, lo psicologo britannico Dott. Baron- Cohen individua, nei soggetti affetti da questi disturbi, un punteggio zero negativo dell’empatia. Questo li rende incapaci di capire la propria mente in termini di emozioni e sentimenti e di sintonizzarsi su quella dell’altro, che è trattato freddamente e cinicamente come un oggetto concreto e perciò può subire efferate violenze per banali motivi. In una società sempre più cinica e indifferente al dolore, ci chiediamo spesso dov’è finito il rispetto per la libertà altrui.  La libertà religiosa, la “non imposizione” ai bambini della frequenza in Chiesa, il libero arbitrìo non è stato però controbilanciato, a livello sociale, da offerte istituzionali di alternative aggregative tali da supplire a quell’infarinatura civica e pro sociale impartita dall’assimilazione dei Comandamenti da più di duemila anni; stiamo perdendo di vista la parte  etica della vita. Sarebbe compito dell’educazione sin dalla nascita, ma spesso i genitori non danno abbastanza peso alle emozioni dei bambini, eppure è risaputo che i neuroni specchio dei nostri figli imprimono in memoria (su diversi livelli) tutto quello che facciamo dalla nascita in poi. Siamo la prima scuola di formazione per i nostri figli; la scuola nella vita offline ci rimanda sempre più frequenti e intensi atti di prevaricazione verso i pari o verso gli adulti; si pensa alla scuola come a campi di battaglia, con rare eccezioni a livello nazionale e regionale. I progetti di prevenzione nelle scuole hanno successo proprio perché viene insegnato agli studenti a conoscere le proprie emozioni, a riconoscerle poi anche negli altri, consapevoli che se si impara a gestire le proprie  si saprà gestire anche l’emotività altrui. Pensiamo però ora che la Sardegna è una delle Regioni italiane con maggior abbandono scolastico: tutta una fascia di adolescenti, tardo adolescenti e giovani adulti viene esclusa dalla scolarizzazione e dai laboratori svolti per promuovere un miglioramento del tessuto sociale in cui si vive, con l’educazione emotiva. Questa fascia va a formare la categoria di lavoratori senza o con basse qualifiche, inoccupati o disoccupati che attualmente socializzano quindi non nelle scuole ma sui Social. La crudeltà (ad oggi) non è sempre reale e perpetrata quanto ci aspetteremo aprendo ad esempio “Facebook”; fortunatamente i deliri online di morte, malattia e altri auguri a qualsiasi categoria “fuori dalla norma”: politici avversi, sportivi, stranieri, artisti, donne, insegnanti, medici, genitori, minori, forze dell’ordine, tutti, siamo tutti possibili calamite per haters e frustrati. Odiatori è la traduzione letterale anglosassone, e se pensiamo che la “scuola di vita” risulta essere questa per tutti coloro che dovrebbero essere ancora a scuola, è comprensibile come si auspichi da parte di noi psicologi, un incremento della prevenzione anche fuori dalle scuole, attraverso la promozione di corsi e seminari aperti alla popolazione  accessibili a tutti e a tutte le fasce di età, dove l’intelligenza emotiva possa essere applicata di pari passo alla gestione delle proprie emozioni anche online, anche dietro uno schermo protettivo. La crudeltà infatti si nutre sia dell’omertà che del poter essere espressa senza presa diretta tra gli interlocutori, tra vittima e carnefici, questo permette di essere crudeli nell’augurare malattie e morte a chicchèsia senza cogliere il dolore inflitto “non ti vedo, non ti conosco, non penso stia soffrendo…ma se anche stessi soffrendo, meglio così”. Il buon senso e l’etica di cui sopra va recuperato: si leggono commenti crudeli  scritti da persone reputate “normali”offline; educatori, operatori della salute, cariche istituzionali, genitori, minori, spesso si esprimono come se pochi potessero leggerli, mentre sono alla mercè di chiunque abbia un account; ecco, bisognerebbe promuovere un uso consapevole della tecnologia che se ben usata permette di stare al passo coi tempi e a rimanere appunto in contatto con gli altri e a prevenire la crudeltà, sempre grazie all’empatia applicata alla vita quotidiana.

Dott.ssa Alice Bandino

psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

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