EMOTIVAMENTE

Emozioni e “Grandi Dimissioni”

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della dott.ssa Alice Bandino*
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Alice Bandino

La Pandemia con le sue conseguenze ha evidenziato criticità, lacune e problematiche che hanno portato al collasso diversi settori (economici, politici, scolastici, amministrativi, statali ecc..): in tutte le parti del mondo le crisi portano a cambiamenti necessari per farvi fronte e andare oltre, ripartire e costruirsi una nuova quotidianità che ci permetta di riequilibrare le nostre emozioni, la nostra vita, le nostre relazioni, il nostro lavoro.

“Grandi dimissioni” è la traduzione del fenomeno esploso in America nel 2021 detto Great Resignation: così è chiamato il fenomeno di dimissioni di massa a cui si assiste da Aprile negli Stati Uniti e non solo.

Il termine è stato coniato da Anthony Klotz, psicologo e professore associato di Management alla May Business School della Texas A&M University, e si riferisce al clamoroso fenomeno riportato dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti4,3 milioni di americani hanno lasciato il lavoro nell’agosto 2021, tendenza che era già iniziata con picchi record ad aprile 2021.

Come spesso abbiamo detto negli scorsi mesi, in questa rubrica, le crisi non nascono dal nulla e sono il risultato di criticità preesistenti; così come il virus diventa letale per un fisico già immunodepresso, allo stesso modo la decisione di licenziarsi nasce dalla consapevolezza delle persone di essere cambiati in seguito alla pandemia, con nuovi bisogni che guidino la nuova quotidianità di cui parlavamo a inizio rubrica e che secondo lo psicologo Klotz hanno alle spalle una già presente crisi esistenziale dei lavoratori. A riprova della sua tesi vi è un lavoro dell’Agosto 2020 dell’economista Daniel Zhao che lavora per GlassDoor, ovvero una piattaforma dove datori di lavoro, dipendenti e disoccupati possono condividere e recensire in forma anonima foto, commenti e video della propria attività lavorativa. In Italia non è ancora diffuso ma negli Stati Uniti è una piattaforma utile e molto utilizzata per il reclutamento del personale e viceversa; nell’Agosto 2020 Zaho dichiarò l’esistenza di 3,7 milioni di dimissioni in attesa di conferma, bloccate proprio dall’arrivo della pandemia nel Marzo 2020, una condizione già critica esacerbata dalle chiusure e dai ritardi dovuti alla pandemia. I tassi americani ci dicono che i dimissionari hanno tra i 30 e i 45 anni e specie nei settori tecnologici e sanitari: in generale si sono notati tassi di dimissioni più alti tra i dipendenti che lavoravano in settori in cui l’aumento della domanda è cresciuto esponenzialmente a causa della pandemia, portando probabilmente a un aumento dei carichi di lavoro e al burnout. Come abbiamo detto, la pandemia ha accentuato i malesseri già presenti in alcune aziende e in alcuni settori.

Improvvisamente, chiuse nelle loro case, le persone hanno riscoperto il valore della propria vita e della propria famiglia e si sono ritrovati a chiedersi se la propria azienda (dal supermercato alla scuola, dall’ufficio pubblico al negozio, tutti i settori si son dovuti rimettere in discussione). Chi già non si sentiva supportato dai propri dirigenti o datori di lavoro in posti di lavoro senza una buona cultura socio-emotiva aziendale, ha avuto il tempo di valutare se tra le priorità della propria azienda vi fosse la tutela del lavoratore, dei suoi diritti e del proprio benessere globale, che ormai sappiamo essere un benessere bio psico sociale. Il Burnout dovuto al carico di lavoro durante il lockdown può avere aumentato il livello di stress a tal punto da volersi allontanare drasticamente dalla fonte stressogena dando le dimissioni. Stare a casa, riscoprire le piccole cose, condividere tanto tempo con gli affetti ha cementato rapporti che si stavano sfaldando e la consapevolezza di dare priorità agli affetti e alla famigli oltre che a se stessi, ha permesso di dare più valore al tempo.

In Italia con l’arrivo della nuova stagione estiva si cerca personale e si fatica a trovarne, come denunciano imprese e Strutture ricettive; si è provato a dare la colpa al reddito di cittadinanza, giusto per confondere le acque, perché in realtà l’attenzione dovrebbe essere riposta nelle lamentele dei lavoratori, nelle verifiche delle condizioni dei lavoratori, nella verifica di orari e stipendi adeguati al costo della vita, nella verifica del rispetto delle norme di sicurezza per i lavoratori. Vita che non può essere limitata al lavoro e alla casa, vita che necessita di un buon livello di benessere sociale percepito dal singolo e dalla comunità. Il lavoro è importante ma lo è anche il vivere evitando condizioni di stress che portino come conseguenza una diminuzione delle aspettative di vita. Lo stress è “il cancro” del nostro millennio, è la concausa di innumerevoli patologie che strappano affetti e mesi, anni di vita spesi a convivere con conseguenze invalidanti temporanee o permanenti. Lavorare sotto stress può essere motivazione per il raggiungimento di obiettivi a breve termine e scadenze, ma alla lunga le conseguenze possono essere devastanti. E questa è una buona motivazione per allontanarsi dalle fonti di stress: la propria sopravvivenza e il poter vivere più a lungo la vita con chi vogliamo.

Tra aprile e giugno 2021, in Italia si son registrate quasi 500mila dimissioni su 2,5 milioni di contratti cessati in totale, con un incremento dell’85% rispetto allo stesso trimestre nel 2020; si può riassumere in tre punti principali la nostra situazione nazionale: 1)le donne stanno riprendendo più lentamente i posti di lavoro rispetto agli uomini; 2)anche se i disoccupati sono in maggior numero rispetto al periodo pre-pandemico, le aziende faticano a trovare manodopera; 3) non si sono mai visti numeri così alti di dimissioni.

Pretendere rispetto e tutele, cercare di creare un clima di benessere negli ambienti di lavoro e infine abbandonare quando non ci sono margini di miglioramento non è sintomo di vizio o di capriccio, spesso neanche di saccenza né di ignoranza o pigrizia, scegliere è un nostro diritto; la Pandemia ci ha cambiati e con noi le nostre priorità, ogni lavoro ha la propria dignità e merita rispetto dalla clientela, dalla dirigenza e tra colleghi; è necessario aggiornare le aziende e portarle ad un livello di competizione ma anche di valorizzazione: valorizzare il lavoratore dando ciò che merita in base alle sue competenze, è dare un valore aggiunto all’intera Azienda.

*psicologa
tel 347 1814992
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