RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e linguaggio di genere

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di Alice Bandino*

Alice Bandino

Sul finire degli anni ottanta, la presidenza del consiglio dei ministri e la neonata commissione nazionale per le pari opportunità commissionarono alla saggista, linguista e insegnante Alma Sabatini uno studio sul linguaggio: studio finalizzato a evidenziare e ad apportare correzioni alla lingua italiana, per poi arrivare a delle linee guida contro il sessismo nel linguaggio, studio che si sarebbe poi dovuto diffondere nelle scuole e nelle editorie scolastiche, con la speranza di risolvere il problema della disparità tra generi partendo dal linguaggio e dalla scuola.
Trent’anni dopo sappiamo che né intervenendo sulla generazione dei quarantenni di oggi, né su quelle successive è avvenuto quel cambiamento culturale e radicale ipotizzato, ma sappiamo che grazie a quello studio pilota della studiosa, deceduta improvvisamente nel 1988, si aprì almeno la strada per un dibattito serio, aperto e attuale ancora oggi. Col successo delle tv commerciali e l’avvento dell’audience il dibattito è stato relegato a un discorso di nicchia, senza esagerare, senza condividere troppo la questione, per non cozzare con lo stereotipo dell’uomo (alfa) italiano che tutto poteva essere definito tranne che emotivo o empatico, sempre un passo avanti alle donne, almeno ufficialmente, pubblicamente e nel linguaggio comune, verbale e non verbale. Ora con la diffusione delle tecnologie il fenomeno linguistico sessista si è amplificato pur di rendere virale un post, complice un’incapacità diffusa di gestire le emozioni e di conseguenza anche capire l’importanza del rispetto delle emozioni altrui, ecco che ai professionisti della prevenzione è richiesto uno sforzo necessario per amplificare gli interventi, la sensibilizzazione, richiedendo alleanze in primis alle agenzie di comunicazione on line e offline e alla scuola ed estendendo l’invito anche al mondo dello sport e dell’arte in tutte le sue forme per partire proprio dal linguaggio per riequilibrare questa diseguaglianza. Non tutti sanno ad esempio che l’Accademia della Crusca ha da tempo ribadito che da sempre nella lingua italiana quando ci si riferisce ad esseri animati non si usa il neutro; perché nei fatti ciò sia stato ignorato o giudicato “stonato” e per “praticità” la parola uomo o uomini abbia incarnato anche il significato di donna o donne, resta un mistero e misteriosamente è accaduto che le stesse parole cambiassero significato in base alla declinazione di genere. Pensiamo alla parola segretario o segretaria e immaginiamo le due figure professionali, oppure immaginiamo un cortigiano o una cortigiana; ancora, pensiamo all’uomo di strada e al corrispettivo femminile; la governante ci fa pensare alla gestione di una casa altrui? Il governante diventa invece un sinonimo socialmente accettato di governatore di spazi ben più ampi.

Pensiamo a quante volte sentiamo definire ironicamente “mammo” un padre che fa il padre dei figli andando ai colloqui o ai compleanni, o dal pediatra o al parco; pensiamo come merita un posto di rilievo il titolo di un giornale che parla di “Boom di papà babysitter”… sempre inteso dei propri figli, non di tutto il condominio. Per non parlare dei titoli post femminicidi sui media, dove più che del delitto e dei sogni infranti delle vittime, si cerca il sordido parlando delle innumerevoli motivazioni che potrebbero aver armato l’assassino di turno, rendendo reale l’assurda certezza che esista un motivo valido per essere uccisi e che evitando “certi comportamenti” le percentuali diminuirebbero; sei donne uccise in una settimana (in Italia) vanno ben oltre le percentuali e spogliarci di ogni ipocrisia servirebbe ad ammettere che in realtà è l’assassino che dovrebbe adottare tutte le misure giuste per gestire le proprie emozioni e per non diventare un pericolo per l’incolumità altrui. Qua si cerca di cambiare anche la giurisprudenza col linguaggio di genere degenere.

Le emozioni come sempre giocano un ruolo importante in questo cambiamento culturale: per combattere gli stereotipi e i pregiudizi di genere è necessaria una robusta intelligenza emotiva per essere consapevoli; è necessario gestire le emozioni e interagire con quelle altrui per sviluppare un linguaggio corretto e comunicare efficacemente; è necessario avere spirito critico per superare stereotipi e pregiudizi; è necessario utilizzare il linguaggio come strumento costruttivo, inclusivo e democratico e non come mera critica distruttiva. Le parole che porteranno alla parità, si auspica, saranno chiare e non metafore da interpretare in base al periodo storico-politico. “La premessa teorica alla base di questo lavoro è che la lingua non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l’immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale” sosteneva Alma Sabatini nel suo studio e noi non possiamo che condividere il suo pensiero, nel 2020.

*psicologa

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