RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e regolazione

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di Alice Bandino*

Nel mese della festa universale dedicata alla donna  hanno fatto scalpore alcune sentenze rimbalzate dalle aule dei tribunali al tam-tam virale sui social. Nello specifico sono due  condanne per omicidio con pene dimezzate per due motivazioni “emotive”: nella prima, in uno dei passaggi chiave del provvedimento della Corte di assise di appello di Bologna si dice che una “tempesta emotiva determinata dalla gelosia può attenuare la responsabilità di chi uccide”; nella seconda, di Genova, nella motivazione della sentenza si legge che l’uomo ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento”. Entrambe le vittime erano le compagne dei carnefici ed entrambe son state “punite” per aver osato non amarli più.
Sempre nei commenti Social è agghiacciante notare come non sia assolutamente scontata la condanna universale a queste sentenze; al contrario si possono leggere idee distorte sulle vittime, “sul non dover istigare o provocare emotivamente” il carnefice di turno, per non essere sparate o bruciate vive o picchiate a calci e pugni fino alla morte, come se il delitto d’onore fosse ancora valido in Italia e non abrogato definitivamente  dal 1981. Ebbene, esiste in psicologia delle emozioni la regolazione emozionale, ovvero l’insieme delle strategie che l’individuo utilizza per far corrispondere l’esperienza emozionale e la sua manifestazione esterna alle situazioni sociali e alle specifiche norme culturali del contesto nel quale è inserito.
Questo processo regolativo determinato da fattori interni, interpersonali e socioculturali implica possibili cambiamenti nella dinamica del processo emozionale stesso (Ricci Bitti e Zani_1983).
La componente cognitiva ci permette di valutare un qualsiasi stimolo emotigeno e di controllare gli effetti che questo ha sulle nostre emozioni; l’attivazione fisiologica che ne consegue serve per non mandare in “tilt” il nostro organismo; la componente espressivo- comportamentale permette all’individuo di comunicare il suo stato interno e le sue intenzioni; la componente motivazionale all’azione permette di trovare le strategie giuste per gestire lo stimolo e infine la componente del vissuto soggettivo permette il grado di automonitoraggio e di autoregolazione dello stato interno degli individui.
Da queste concettualizzazioni sulle emozioni, dopo più di cinquant’anni di studi e ricerche psicologiche è ormai assodato esattamente il contrario riportato nelle sentenze,  le emozioni non sono una sorta di agente perturbante incontrollabile della nostra vita: le emozioni si possono regolare, adattare all’ambientecondividerle e gestirle senza farsi travolgere da esse, rispettando le emozioni altrui.
I rapporti sociali che quotidianamente intercorrono tra noi e gli altri dipendono infatti dalla modalità di regolazione di norme specifiche culturali che ci son state impartite con l’educazione  o che abbiamo appreso nel corso delle esperienze della nostra vita; siamo noi che decidiamo quali emozioni son appropriate per le diverse situazioni, noi decidiamo come comunicarle verbalmente e come manifestarle nella modalità espressiva non verbale; ciascuno può regolarle e differenziare le risposte adattandole all’ambiente, nessuno ha il diritto invece di “punire” le emozioni altrui con la violenza o la coercizione fisica o psicologica per migliorare la propria emotività. Le nostre menti (e in generale tutti gli organismi) sono predisposti in chiave evoluzionistica alla sopravvivenza, tutte le emozioni esistono per una finalità positiva individuale, anche le emozioni negative hanno un significato atto a preservare la vita, non a sopprimerla: è necessario imparare a gestirle per preservare la nostra salute e il nostro benessere in toto.
Gli studi psicofisiologici  ci insegnano che le emozioni represse e/o non regolate in modo proattivo, possono influire negativamente sul nostro sistema immunitario, endocrino, sul sistema cardio-vascolare e sui rapporti interpersonali; gestirle e modularle nel pieno rispetto personale e interpersonale ci permette di prevenire  patologie mediche stress collegate (ictus, cardiopatie, diabete, alcuni tipi di tumori ecc) e condotte sociali disfunzionali alla libertà individuali come gli omicidi di cui sopra, le discriminazioni, i soprusi, il bullismo e la violenza in generale.   
 *psicologa
www.psygoalicebandino.it


 

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