RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e scuola

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di Alice Bandino*

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Alice Bandino

Voler entrare in contatto con i principi della psicologia socio emotiva presuppone come prima conseguenza il “mettersi in discussione”: infatti la regolazione delle emozioni, oltre a equilibrare i livelli del sistema nervoso simpatico e parasimpatico del nostro organismo, ci permette di regolare i rapporti a livello sociale tra noi e gli altri, tra la nostra educazione e quella altrui, sull’accettazione dei ruoli, sullo scambio di informazioni nell’ambiente dove agiamo, ponendo quindi le emozioni come la base del comportamento individuale e sociale. La stessa parola Emozione diviene dal latino emotus,participio passato di emoveo (= smuovere, scuotere, espellere, turbare…), ed è indubbio che le emozioni turbino, sconquassino talvolta, ma soprattutto smuovono le nostre azioni, i nostri pensieri, motivandoci ad andare sempre oltre per raggiungere obiettivi.  

Ora che le vacanze estive son terminate e le scuole riprenderanno la loro attività, per circa 200 mila studenti sardi, le loro famiglie, i loro docenti e il resto del personale scolastico inizieranno nove mesi di lezioni, esperienze, scoperte e dinamiche varie dove a farla da padrone saranno proprio le emozioni e la loro corretta gestione a livello intra e inter personale. Qual è dunque il corretto approccio da utilizzare per iniziare al meglio questo nuovo anno scolastico, limitando ansie e preoccupazioni a favore di un clima stimolante, sereno e collaborativo per tutte le parti in causa?

Secondo uno studio del 2018 di Save the Children sulla povertà educativa, la Sardegna è dopo la Sicilia la seconda regione italiana per abbandono scolastico e con nessuna alternativa lavorativa che giustifichi questo dato: secondo i dati del succitato studio metà degli adolescenti e dei bambini sardi non legge, non fa sport, 1 su 3 non ha internet, pochissimi tra loro vanno a teatro (29%), al cinema, mostre o musei (55%) e uno su cinque non arriva al diploma superiore. Anche se i fruitori adulti dei Social hanno portato alla ribalta l’orgoglio della cosiddetta Università della Strada, sminuendo l’azione culturale scolastica, la storia e l’economia ci insegnano che in realtà chi ha meno opportunità educative verrà condannato in età adulta  a una qualche forma di esclusione sociale: l’istruzione deve riprendere la sua importanza formativa ed educativa con docenti preparati e empatici e le famiglie dovrebbero collaborare per la riuscita di questo traguardo, per il bene globale e per un auspicato miglioramento politico e sociale.

A livello emotivo possiamo partecipare a questa rivoluzione attuando l’atteggiamento di cui ho parlato all’inizio, cioè mettendo in discussione le nostre credenze sul significato della cultura per collaborare con la Scuola.

Scuola e famiglia non sono in antitesi, i docenti non dovrebbero essere visti come nemici di studenti e genitori e viceversa; il calo demografico unito all’abbandono scolastico a lungo andare causerà un crescendo di chiusure di plessi scolastici e una diminuzione di servizi su tutto ciò che ruota intorno all’istruzione (trasporti, materiale didattico e abbigliamento, mense, gite, bar, negozi, ulteriore disoccupazione ecc) e queste catastrofiche conseguenze dovrebbero bastare a ridare consapevolezza ad ognuno di noi sugli effetti che produrrebbero nel nostro territorio e sull’importanza sociale della scuola. Le emozioni positive gioia e sorpresa ci vengono in soccorso: trasmettere positività ai figli sull’importanza dell’apprendimento e non solo del voto, ha certamente un effetto diverso dal sentenziare “tanto anche se studi non lavori…”; aiutare i bambini a rispettare le regole e limitare le assenze se non strettamente necessarie li responsabilizza, interiorizzando il significato dei saperi apprendendolo dall’insegnante nel gruppo classe, senza vederlo come uno sforzo a casa da fare “perché era assente”; sforzarsi di valorizzare il ruolo dell’insegnante senza criticarlo davanti ai minori favorisce infine un atteggiamento rispettoso degli stessi. Di riflesso anche i docenti dovrebbero affidarsi alla psicologia delle emozioni: stimolare gli studenti distogliendoli dalla negatività della società attuale, trasmettere concetti come rispetto, mondialità, accoglienza, cooperazione e fiducia nel futuro allontanandoli dalle idee dall’abbandono scolastico è una scelta possibile; utilizzare una comunicazione emotiva efficace rispettando le peculiarità individuali ottiene più risultati della mera trasmissione di concetti. Per Goleman, gli “insegnamenti emozionali” appresi nell’infanzia e nell’adolescenza possono plasmare le nostre risposte emozionali da adulti: è dunque necessario intervenire sin dai primi anni di scuola nel modo in cui prepariamo i bambini alla vita, promuovendo e applicando l’educazione emozionale nell’insegnamento.     

*Psicologa

www.psygoalicebandino.it

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